martedì 11 luglio 2017

Meditazione e ipnosi



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Ce ne parla Enrico Facco, professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l'Università di Padova; specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale, sulla valutazione e terapia delle cefalee, del dolore cronico e dell'ansia preoperatoria. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

"Dal positivismo e dal fisicalismo in avanti si pensa che la coscienza sia solo un epifenomeno passivo dei circuiti cerebrali e questo non è vero: abbiamo evidenze, nell’ambito sia della meditazione che dell’ipnosi, di come noi possiamo intenzionalmente, facendo un lavoro introspettivo, andare a modificare in maniera importante, profonda e intenzionalmente per scopi precisi la regolazione e l’attività di aree cerebrali inconsce.

Questo vuol dire che possiamo cominciare a pensare, con molta serenità, al fatto che il rapporto mente-cervello non è solo un processo bottom up, come vuole il riduzionismo, dai circuiti cerebrali alla coscienza o alla psiche, che ne è un epifenomeno, ma semmai la gerarchia è bi-direzionale perché il cervello sicuramente se cambia modifica la coscienza e l’attività mentale, ma, d’altro canto, la coscienza e l’attività mentale possono modificare la regolazione del cervello, in termini non solo funzionali e momentanei ma addirittura strutturali.

Ormai è noto che il training, l’esperienza, è in grado di creare connessioni e nuove sinapsi e modifica plasticamente il cervello. Quindi noi siamo il prodotto del nostro cervello, ma siamo anche i custodi del nostro cervello e lo possiamo modificare, nella nostra evoluzione e nella nostra consapevolezza.
L’aspetto riduzionistico funziona benissimo come metodo di studio per spiegare i meccanismi cerebrali, è potentissimo e non lo critico da questo punto di vista: l’errore è farlo diventare una forma di teologia, di paradigma per cui tutto deve esservi uniformato, il che risulta fortemente dogmatico".

Continua la lettura dell'intervista a Enrico Facco
su Scienza e Conoscenza 59

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lunedì 10 luglio 2017

Quali alimenti per nutrire il cervello?




Quali alimenti per nutrire il cervello?

Scritto da: Sabina Bietolini

Medicina Non Convenzionale



Quali alimenti per nutrire il cervello?

La scelta alimentare quotidiana, volta a proteggere le cellule nervose, ricadrà su alimenti di stagione, privi di fitofarmaci (per quanto possibile) e dovrà orientarsi verso i cibi naturalmente ricchi di quei componenti, definiti bioattivi, in grado di fornire un’adeguata protezione nei confronti di radicali liberi, intossicazione, infiammazione, invecchiamento, stress ossidativo; in altre parole, verso quei fattori che rappresentano una reale e costante minaccia per il nostro cervello.

Si parla di alimenti ricchi di minerali, quali selenio, magnesio, fosforo, poi vitamine: A, complesso B, C ed E, nonché colina, betaina e fitochimici.

Un ruolo d’eccellenza nella protezione del cervello è, a ragion veduta, attribuito agli omega 3 e in particolare al DHA, acido docosaesaenoico, uno dei componenti fondamentali delle membrane neuronali. Numerosi studi epidemiologici dimostrano che un’assunzione adeguata di acidi grassi omega-3 ed antiossidanti può contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e di insorgenza di Alzheimer.

Ci sono poi sostanze come la curcumina, fitochimico nella curcuma, oppure l’acido a-lipoico, contenuto in diversi cibi, tra cui, spinaci, broccolo, cereali integrali, lievito, avocado, che forniscono una protezione insostituibile alle cellule nervose. In particolare, la curcumina è risultata efficacissima come antinfiammatorio, antiossidante, depurativo epatico e addirittura capace di contrastare la deposizione delle placche b-amiloidi della malattia di Alzheimer, nonché disgregarle a deposizione avvenuta. Quest’ultima azione, preventiva e disgregante sulle placche di b-amiloide è condivisa con il resveratrolo, fitochimico scoperto nell’uva, e con la catechina del thè verde, EPCG.
La curcumina è però poco biodisponibile, quindi è consigliabile associarla sempre ad una fonte di grassi per favorirne l’assorbimento.

L’acido a-lipoico è una molecola eclettica tra le cui funzioni si annoverano: azione antiossidante, blocco dei radicali liberi, rigenerazione di antiossidanti endogeni ed esogeni, quali le vitamine C ed E, rigenerazione (sprouting) dei nervi. In sostanza, una molecola indispensabile.

Infine, occorre menzionare le catechine, già citate per il thè verde e prime attrici nel cacao, insieme alle proantocianidine. A tali sostanze è attribuita un’elevatissima azione antiossidante e neuroprotettiva nei confronti di diverse sostanze tossiche endogene ed esogene. E questa informazione rende finalmente scevro dai sensi di colpa l’indulgere su deliziosi quadratini di cioccolato, rigorosamente raw e senza zucchero, per riceverne il massimo dei benefici.

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