giovedì 28 dicembre 2017

Glutatione: molecola miracolosa della longevità




Il glutatione: la molecola miracolosa della longevita'

Scritto da: Sherill Sellman

Medicina Non Convenzionale

28/12/2017



Il glutatione: la molecola miracolosa della longevità

Questo articolo è tratto dal libro La Verità sugli Ormoni.

Secondo le statistiche, ci sono buone notizie per tutti quanti noi. I centenari sono il gruppo di età con il tasso di crescita più alto in America. Qual è il segreto per avere una vita lunga e sana? E cosa puoi fare, adesso, per essere sicuro un giorno di prendere posto nella schiera degli arzilli centenari?

La risposta si può trovare facilmente in una piccola ma potente molecola prodotta da ogni cellula del tuo organismo: il glutatione. Benché non goda della stessa fama di cui godono invece altri nutrienti con un profilo più alto, come le vitamine C ed E, il glutatione è di certo una molecola miracolosa.

I livelli di glutatione di 41 centenari di età compresa tra 100 e 105 anni sono stati confrontati con quelli di persone tra 60 e 79 anni. Si è così scoperto che l’attività media del glutatione è notevolmente più alta nei centenari rispetto al gruppo di soggetti anziani più giovani, e che i centenari con la migliore capacità funzionale tendono ad avere un’attività del glutatione superiore a quella di chiunque altro.

Lo studio ha pertanto concluso che alti livelli di questa molecola sono associati a un aumento della sopravvivenza.

In uno studio successivo, sono stati analizzati i livelli di glutatione di 87 donne di età compresa tra 60 e 103 anni che godevano di ottima salute fisica e mentale. Gli scienziati hanno così scoperto che tutte le donne presentavano livelli elevati di glutatione nel sangue e, dopo averle monitorate per 5 anni, hanno concluso che «le alte concentrazioni di glutatione nel sangue [...] sono un tratto distintivo delle donne più longeve».

Il signore degli antiossidanti che allunga la vita

Il glutatione (GSH) è una molecola tripeptide composta da 3 aminoacidi: acido glutammico, cisteina, glicina. Si tratta di uno dei principali antiossidanti non proteici che si trovano all’interno di ogni cellula ed è stato definito il “signore degli antiossidanti” dell’organismo. Regola le cellule e abbonda nel citoplasma, nei nuclei, nei mitocondri.

Nonostante sia stato scoperto nel 1888, la prima ricerca sul deficit di glutatione fu condotta negli anni Venti e Trenta e si concentrò sull’occhio, in particolare sul cristallino. È noto che la degenerazione maculare è legata a bassi livelli di glutatione. Negli anni Ottanta, i ricercatori si accorsero che il glutatione giocava un ruolo importante in tutti gli aspetti relativi al benessere e alla prevenzione delle malattie.

In assenza di adeguati livelli di questa molecola, qualunque cellula si disintegrerebbe a causa di un ingente danno provocato dai radicali liberi, il corpo presenterebbe scarsa resistenza ai prodotti di scarto del metabolismo e il fegato risulterebbe gravemente compromesso dall’eventuale accumulo di tossine. Le cellule resterebbero anche indifese contro i tanti batteri, virus e agenti cancerogeni che mettono a repentaglio la loro salute.

Negli ultimi decenni, i ricercatori hanno indagato sul ruolo degli antiossidanti nel mantenimento di una buona salute, nonché nella prevenzione e nel trattamento di malattie da stress ossidativo.

Gli antiossidanti più conosciuti, come vitamina A, vitamina E e selenio, devono essere assunti con l’alimentazione. Tuttavia, il glutatione è considerato il signore di queste sostanze perché il corretto funzionamento di tutti gli altri antiossidanti dipende dalla sua presenza. Per esempio, è indispensabile per rigenerare le forme ossidate delle vitamine C ed E, ripristinando la loro funzione antiossidante. Di norma, dopo che queste vitamine antiossidanti hanno eliminato i radicali liberi, possono ossidarsi a loro volta e attaccare le cellule sane. Questo processo è noto come pro-ossidazione. Il glutatione riporta senza difficoltà le vitamine alla loro forma ridotta, in modo che possano riprendere l’attività di eliminazione dei radicali liberi.

Quando i meccanismi del glutatione funzionano in modo adeguato, l’uso di antiossidanti ne massimizza l’efficacia nel trattamento e nella prevenzione di malattie degenerative associate allo stress ossidativo. Tra queste troviamo l’artrite, il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e la degenerazione maculare.

La Verità sugli Ormoni - Libro
Tutto quello che le donne dovrebbero sapere dalla prima mestruazione alla menopausa
Sherrill Sellman


giovedì 21 dicembre 2017

Respirare bene per vivere meglio




Respirare bene per vivere meglio

intervista al campione di apnea e insegnante yoga Federico Mana

da: Redazione Scienza e Conoscenza

Terapie e trattamenti olistici


Respirare bene per vivere meglio: intervista al campione di apnea e insegnante yoga Federico Mana

La profonda correlazione tra respiro, sistema nervoso e rilassamento è nota non solo a chi fa yoga, ma anche nell’ambito di altre discipline incentrate sulla respirazione e della ricerca medica.

Federico Mana è un esperto di respiro: è apneista di profondità, primatista italiano e istruttore di apnea, ma pratica da anni e insegna anche lo yoga, disciplina che propone insieme all’apnea in programmi formativi orientati al benessere. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come è nata la sua passione per il mare e l’apnea, come è riuscito a coniugare una disciplina estrema con i principi e le tecniche dello yoga e come tutti noi possiamo trarre beneficio dalla respirazione diaframmatica, consapevole e controllata.

Per iniziare, parlaci di “Federico Mana l’atleta”: come è avvenuto il tuo incontro con l’apnea, come sei diventato professionista, campione italiano e recordman?

Federico Mana - Ho iniziato come tutti ad amare l’acqua attraverso i corsi di nuoto. A dodici anni mio babbo mi regalò il mio primo fucile subacqueo è da allora non vi è più stato modo di tenermi fuori dall’acqua. La pesca subacquea mi regalava sensazioni di leggerezza e in acqua mi sentivo come pioniere in un mondo misterioso e affascinante.
Trasferitomi a Milano per gli studi universitari scoprii che esistevano corsi di apnea e decisi prendervi parte. La passione per l’acqua si risvegliò più forte che mai, al punto che decisi di approfondire questa disciplina diventando istruttore di apnea per diverse didattiche.
Dopo ben otto anni di vita a Milano l’amore per il mare mi chiamò in una maniera così forte che decisi di lasciare il lavoro e la carriera per tentare di vivere di mare e di apnea in Egitto.
La dedizione alla pratica fu tale da permettermi di stabilire, tra il 2007 ed il 2011, 8 record italiani in apnea e nell’agosto 2009 fui il primo italiano a raggiungere la quota di 100 metri in assetto costante diventando uno degli apneisti più profondi nel mondo.
Oggi l’apnea è per me una filosofia di vita e fortunatamente è anche il mio lavoro. È un lavoro fisicamente sfiancante, ma è anche una lunghissima vacanza che ogni giorno ti dona emozioni fortissime.

Nella percezione comune, la respirazione è vista come un automatismo – tanto che usiamo modi di dire come “naturale come respirare”. Il respiro in quanto funzione fisiologica è una funzione vegetativa autonoma, che avviene senza il controllo della volontà, ma che può essere modificata coscientemente, con un controllo volontario. Cosa significa “gestire con coscienza il respiro”?

Federico Mana - La frase “gestire con coscienza il respiro” ha ben due parole chiave che trovano riscontro nel metodo didattico che ho ideato per i miei seminari. La prima è gestire ovvero amministrare, governare, guidare. Gestire si traduce in un “saper fare” e rispecchia molto la cultura occidentale del fare, dove l’obiettivo principale è il risultato finale. La seconda è coscienza ovvero la capacità di “saper sentire”, in questa fase si ritorna al principio di ascolto, del qui e ora, alla filosofia yogica.
Chi inizia un percorso respiratorio spesso ricerca l’esercizio che lo farà migliorare, ambisce alla ricetta del successo respiratorio, in realtà prima di saper fare, o di fare meglio, è fondamentale sentire ciò che si fa in modo istintivo.
Ecco perché nei seminari che propongo, prima di parlare di “gestione cosciente del respiro”, affronto tutta la parte di “presa di coscienza del respiro istintivo”.
Ogni insegnamento non dovrebbe essere standardizzato per tutti ma dovrebbe partire dalle caratteristiche personali di ogni individuo potenziandone le abilità innate e migliorandone le criticità.

Perché respirare in modo lento e profondo? Quali effetti biofisici ha sull’organismo?

Federico Mana - Tutti hanno sperimentato almeno una volta nella propria vita un momento di agitazione, di ansia, di stress o di panico. Queste particolari condizioni emotive si ripercuotono sul corpo e sulla respirazione con una dinamica ben precisa, ovvero con l’aumento della frequenza respiratoria e la riduzione del volume aereo respirato.
Se una condizione emotiva è in grado di indurre una variazione fisica e funzionale, che in questo caso si traduce in una respirazione frequente e superficiale, è molto probabile che questa relazione funzionale valga anche al contrario.
A questo punto entra in gioco, e a nostro favore, la natura volontaria della respirazione: potendo noi influenzare volontariamente la respirazione possiamo decidere di respirare in modo lento e profondo (ovvero il contrario di frequente e superficiale) confidando che gli effetti si ripercuotano a livello emotivo generando calma, pacatezza, rilassamento e distensione.

Il diaframma è il principale muscolo respiratorio. Cosa puoi dirci sul ruolo della respirazione diaframmatica?

Federico Mana - Negli ultimi anni la “respirazione diaframmatica” è una moda e germoglia nell’immaginario collettivo senza delle concrete fondamenta, un po’ come quelli che “rinnegano l’olio di palma” senza sapere realmente il perché.
Infatti, ci si dimentica di dire che ogni respirazione è diaframmatica, anche quella più inconsapevole. Può essere una respirazione che coinvolge più o meno bene il diaframma ma comunque lo coinvolge sempre. È come parlare dell’importanza dei muscoli addominali e lombari nel sorreggere la parte alta del corpo: chi li ha poco potenti, elastici e mobili con maggiori probabilità potrà incappare in dolori della schiena più o meno importanti, chi invece li allena in modo adeguato potrà godere di una maggiore salute e di una migliore postura.
Allo stesso modo migliorare e allenare la diaframmatica ci permette di ottimizzare le capacità ventilatorie, di recuperare meglio la fatica e di ottimizzare la salute vascolare.



lunedì 18 dicembre 2017

I pionieri della ricerca energetica



Chi sono stati i pionieri della ricerca energetica?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica | 18/12/2017



Chi sono stati i pionieri della ricerca energetica?

Vari sono stati i ricercatori che si sono addentrati nella ricerca delle leggi energetiche che presiedono l’esistenza e che hanno creduto che la totalità fosse governata da meccanismi invisibili, ma che allo stesso tempo abbandonarono l’impresa in quanto sprovvisti di strumenti di misurazione in grado di captare le energie sottili ed il loro reciproco mettersi in contatto e in relazione.

Nikola Tesla
Tra questi ricordiamo Nikola Tesla (1856-1943), grande inventore e ingegnere elettrico serbo, di cui portano la firma le più importanti conquiste tecnologiche del XX e del XXI secolo, nonostante sia stato ingiustamente ignorato.

"Mi chiamarono pazzo nel 1896 quando annunciai la scoperta di raggi cosmici. Ripetutamente si presero gioco di me e poi, anni dopo, hanno visto che avevo ragione. Ora presumo che la storia si ripeterà quando affermo che ho scoperto una fonte di energia finora sconosciuta, un' energia senza limiti, che può essere incanalata." Nikola Tesla

Nel maggio del 1899, Tesla si recò a Colorado Springs dove istallò un laboratorio per effettuare una serie di esperimenti tra cui la possibilità di trasmettere energia attraverso i media naturali come la terra, l’acqua e l’atmosfera. Egli aveva scoperto che la crosta terrestre a determinati voltaggi e frequenze si comporta come un ottimo conduttore in grado di trasmettere energia tra località lontane senza ricorrere all’utilizzo di fili. Tesla sosteneva l'esistenza in natura di campi energetici, di “energia gratuita” a cui diede il nome di etere, ovvero una fonte inesauribile e potentissima di energia che permea tutte le cose compreso lo spazio vuoto sostenendo di avere scoperto come incanalarla per metterla a disposizione dell’umanità. Per tali affermazioni venne definito folle dal resto del mondo accademico, ma in epoca moderna tale forma di energia è stata riscoperta sotto il nome di energia del vuoto quantistico e misurata sperimentalmente con l’effetto Casimir. A Tesla sono attribuite numerose e ingegnose scoperte come il motore a corrente alternata, la trasmissione delle onde radio (nel 1943 la Corte Suprema degli Stati Uniti gli riconobbe la paternità della radio, da sempre attribuita erroneamente a Marconi), la scoperta dei Raggi Cosmici, il trasporto di energia attraverso le onde elettromagnetiche. La vita e la straordinaria intelligenza di Tesla sono avvolte tutt’ora da un velo di mistero, morì portando con sé alcune sensazionali teorie e scoperte sul campo energetico (Pizzuti, 2012).

Da Viktor Schauberger a Pier Luigi Ighina

Accanto a Nikola Tesla troviamo i nomi di altri illustri ricercatori - come Viktor Schauberger (1885-1958 ) e i suoi studi sulla levitazione, Edward Leedskalnin (1887-1951) che basò le sue ricerche sulla natura e sulle proprietà dell’ elettro-magnetismo ritenendo di aver scoperto i principi di manifestazione dell'energia cosmica presente in ogni cosa dell'universo, John Hutchison (1817-1859) che nel corso dei suoi esperimenti raggiunse risultati strabilianti come la levitazione di oggetti pesanti, l'autocombustione, la scomparsa/ricomparsa dei metalli e la fusione di materiali di diversa composizione fisica come allumino e legno, Pier Luigi Ighina (1908-2004), che dedicò la sua vita a realizzare invenzioni incredibili, non accettate dalla comunità scientifica poiché giudicate troppo stravaganti come “l’atomo magnetico”, che lui stesso definisce “la colla della materia” o la realizzazione della macchina in grado di controllare le condizioni atmosferiche - anch’essi condannati alla dimenticanza a causa della portata delle loro scoperte rivoluzionarie sull’esistenza delle energie sottili che permeano il reale e il loro reciproco rapporto.

La realtà è molto più complessa di quello che ci appare, il mondo delle energie sottili è la vera essenza. Al contrario noi reputiamo reale soltanto ciò che vediamo e tocchiamo, ma questa è una mera illusione. Dobbiamo calarci oltre il visibile, sollevare quel velo di Maya e comprendere che il mondo delle energie è ciò che anima e permette l’esistenza. Siamo in continua sintonizzazione.

Approfondisci su Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio scientifico nella pura essenza.

Rubrica di psicologia quantistica: scrivi alla dottoressa Di Muro
Da oggi Carmen Di Muro, psicologa e psicoterapeuta, risponde alle domande dei lettori relative ai temi sopra illustrati.

Per inviare la tua domanda a Carmen Di Muro scrivi via mail a



venerdì 15 dicembre 2017

Variazioni campo magnetico terrestre e percezione




Variazioni del campo magnetico terrestre: riusciamo a percerpirle?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Variazioni del campo magnetico terrestre: riusciamo a percerpirle?

Gentile dott.ssa Di Muro,

non di rado mi capita di avere repentini cambi di umore e malessere fisico diffuso. All’inizio non riuscivo a dare spiegazione a questi fenomeni, poi con il passare del tempo mi sono accorta che questi sbalzi psico-fisici mi accadono soprattutto in concomitanza ad eventi climatici, calamità o a fatti che interessano la comunità globale. Esiste una spiegazione energetica in merito a quanto mi succede? Sono ormai anni, e la prima avvisaglia consapevole la ebbi in concomitanza con il terremoto dell’Aquila dove giramenti, forti mal di testa, palpitazioni e fiacchezza fisica mi accompagnarono per tutto il periodo prima che si verificasse. Da lì questo malessere prima che si verifichi un evento grave mi accompagna per poi passare subito dopo. La ringrazio.

P.A.


Gentilissima P.,

tutta la natura è un continuum. L’architettura della vita è disposta in schemi che ripetono perpetuamente se stessi, e il mondo dell’energia è molto più complesso nelle sue dinamiche rispetto a quello materiale. Ciò che vediamo, tocchiamo e sentiamo trova concretizzazione dapprima nell’invisibile, laddove lo sguardo non vede, né la nostra mente comprende, ma soltanto l’anima afferra interamente.

Disfarsi delle lenti materiali che scorgono la concretezza non è cosa semplice, in quanto ci pone nella situazione di rimodellare le nostre convinzioni più radicate e a confrontarci con la più illuminante prospettiva scientifica emersa nel XX secolo, ossia quella che prova che l’universo è interamente interconnesso con un campo di informazione energetica globale che collega tutti i sistemi viventi. Ogni cellula del nostro corpo è immersa in un ambiente, esterno ed interno, di fluttuanti forze magnetiche invisibili che possono influire virtualmente sui circuiti del sistema biologico. Di conseguenza, non dovrebbe sorprendere se numerosi ritmi fisiologici negli esseri umani e nei modi di fare collettivi e globali non solo sono sincronizzati con l’attività solare e geomagnetica, ma interruzioni o disequilibri energetici in questi campi possono creare effetti negativi sulla salute umana e sul comportamento.

Campo magnetico terrestre e malessere individuale

Per esempio la variazione naturale del campo geomagnetico intorno alla Terra si è visto essere in relazione a variabili cardiovascolari umane come la pressione sanguigna, la frequenza e la variabilità cardiaca. E questo è alla base della spiegazione di tutte quelle sensazioni di malessere avvertite prima e dopo cambiamenti globali rilevanti. Molti di noi le percepiscono a livello fisico pur non essendone consapevoli, sotto forma di cambiamenti nel tono dell’umore, fiacchezza, emicrania, dolori articolari e muscolari, disturbi cardiocircolatori fino ad alterazioni maggiormente dannose per la salute.

Infatti diversi sono gli studi che hanno trovato significative associazioni tra tempeste magnetiche e diminuzione della variabilità di frequenza cardiaca (HRV), indicando un possibile meccanismo che collega l'attività geomagnetica con una maggiore incidenza di malattie coronariche e infarto al miocardico. Ciò suggerisce che le interferenze nei campi magnetici ambientali possono agire come "stressor" capaci di innescare cambiamenti nell'attività elettrica del cervello, allo stesso modo dei molteplici agenti stressanti ormai noti (lavoro, relazioni, cambiamenti di vita, eventi importanti, inquinamento ecc). Pertanto è ormai evidente come una vibrazione imposta esternamente, per quanto con uno spettro di frequenza ultrabassa, possa avere un’influenza sulla nostra fisiologia e sul nostro sistema psiche-soma.

Rubrica di psicologia quantistica: scrivi alla dottoressa Di Muro
Da oggi Carmen Di Muro, psicologa e psicoterapeuta, risponde alle domande dei lettori relative ai temi sopra illustrati.

Per inviare la tua domanda a Carmen Di Muro scrivi via mail a


giovedì 14 dicembre 2017

Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali




Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali

Scritto da: Domenico Battaglia

Medicina Non Convenzionale



Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali

“Ho paura della febbre!” Quanti hanno sentito aleggiare su di sé questo spauracchio? E in particolare quanti sono stati sottoposti a pratiche per ridurre la febbre ogni volta che si fosse presentata?

La medicina convenzionale ha instillato questa paura nella psiche collettiva e la gran parte della popolazione percepisce la febbre come una malattia pericolosa, da sopprimere prima possibile. Purtroppo si è tralasciato di informare le persone sul fatto che la febbre non sia una malattia, men che meno da sopprimere, ma uno strumento di difesa del nostro organismo che, attraverso il meccanismo di innalzamento della temperatura, rende l'ambiente corporeo inospitale agli agenti infettivi che hanno colonizzato l'organismo.

Le alternative delle Medicine Non Convenzionali per le sindromi febbrili…
Pratiche igieniste: nell'ambito delle pratiche igieniste, per esempio, per abbassare la temperatura si possono fare spugnature fredde sulla fronte e nella regione occipitale del cranio, impacchi addominali a base di argilla utili a promuovere lo scambio termico corporeo in modo naturale, o impacchi nella sede del dolore/trauma o zona da trattare.

Fitoterapia: dal punto di vista fitoterapico l'echinacea purpurea può venirci in aiuto promuovendo un'azione più efficace del nostro sistema immunitario. Lo zenzero a sua volta si è dimostrato molto utile nelle situazioni infiammatorie e febbrili, cosi come il sambuco nero risulta efficace contro i processi infiammatori.

Anche l'aglio ha dimostrato ottime capacità antivirali per cui è utile consumarlo in presenza di tali infezioni. L'assunzione di vitamina C a dosaggio pieno può concorrere a una migliore performance del nostro sistema immunitario.

Omeopatia: in ambito omeopatico, ad esempio, un rimedio combinato o singolo con Belladonna, Aconitum, Ferrum phosphoricum, Bryonia, Pulsatilla Pyrogenium, Sulfur, può essere utile ed efficace nel trattamento degli stati febbrili.

Oli essenziali: ci vengono in aiuto anche gli oli essenziali in preparazione farmacologica, un rimedio naturale che si estrae dalle piante dopo un accurato processo di distillazione o spremitura e che richiede l'uso di materie prime di primissima qualità, provenienti da coltivazioni biologiche molto controllate, per poter avere un prodotto finale davvero efficace e senza effetti collaterali se usato da personale esperto nell'argomento.

Per esempio in caso di stati febbrili si possono usare preparati a base di Eucalipto radiata, Malaleuca alternifolia (Tea Tree) e Cinnamomum camphora.

Restando nell'ambito degli olii essenziali (o.e.) per le sindromi influenzali sono utili ed efficaci gli o.e. di Timo, Cannella, Alloro, Eucalipto ed Origano.

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62!

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari

lunedì 11 dicembre 2017

Il suono del cosmo




Il suono del cosmo

di Dario Giardi


Siamo stati erroneamente portati a pensare che nello spazio cosmico non ci siano suoni. Una convinzione che ci fa sorridere davanti alle esplosioni fragorose presenti nei film di fantascienza. Pensiamo che i suoni delle battaglie interstellari o i rumori dei motori a curvatura di Star Trek non siano altro che errori scientifici perdonabili solo perché inseriti in film di genere. La fantascienza d’altronde non sarebbe tale se non guardasse “oltre” la scienza.

Ci hanno inculcato che il suono è il prodotto esclusivo dell’onda acustica, un’onda generata dall’oscillazione meccanica di atomi e molecole in un mezzo, come ad esempio l’aria. E siccome nello spazio la scienza ha trovato sempre e solo il vuoto, è stato impossibile ipotizzare che potessero svilupparsi e trasmettersi dei suoni.

In realtà, oggi, grazie alle recenti scoperte della fisica quantistica, sappiamo che accanto a quella acustica esiste un’onda elettromagnetica, dovuta alla contemporanea propagazione di un campo elettrico e magnetico, capace anch’essa di generare una vibrazione e quindi un suono. Un’onda, peraltro, capace di muoversi nel cosmo dato che questo non è per nulla vuoto. Dalle recenti scoperte della fisica quantistica, oggi sappiamo che la materia che vediamo non è che una piccola parte di quella esistente, e perciò il vuoto in realtà non esiste. È solo “pieno” di una sostanza diversa che conosciamo pochissimo, chiamata “materia oscura”.

Che cosa significa tutto questo? Che la differenza tra l’onda acustica e quella elettromagnetica è solo un problema di percezione! Infatti, entrambe possono trasportare energia, informazioni e suoni muovendosi in un mezzo più o meno oscuro e rarefatto.

Il Cosmo è quindi un luogo in cui trovare suoni certamente a noi poco famigliari e sintonizzati su frequenze molto diverse della nostra capacità uditiva, ma ciò non di meno, questi suoni ci sono. Il non udire determinate frequenze, per noi, è normale anche sulla Terra. Basti pensare agli ultrasuoni che sono impercettibili all’uomo ma non per alcuni animali. La gamma di frequenze su cui è tarato il nostro orecchio è limitata e al di fuori di questo range, anche l’ambiente terrestre ci appare silenzioso (ma non significa che lo sia realmente).

Pitagora e la musica delle sfere

Che lo spazio abbia una voce, lo scoprì già Pitagora. Il suo orecchio fine gli permise di ascoltare il suono dei pianeti che vibrano nell’Universo tanto che parlò della musica delle sfere. Credeva che un corpo emettesse una nota tanto più alta quanto maggiore fosse la sua velocità, quindi, nel caso di un pianeta, quanto più esso era distante dalla Terra. Anche Keplero s’interessò al suono del cosmo. Nel libro Harmonices Mundi, datato 1619, l’astronomo asseriva che i pianeti intonavano un motivo polifonico e che la loro estensione vocale cresceva all’aumentare della distanza dal Sole: Mercurio rappresentava il soprano, la Terra e Venere il contralto, Marte il tenore, Giove e Saturno il basso. In poche parole, il Sistema Solare era per Keplero una vera e propria orchestra cosmica.

Appurato che lo spazio è più rumoroso di quello che possiamo percepire, c’è un’altra cosa che possiamo scoprire. Oggi possiamo ascoltare i suoni che l’Universo ci regala. Nello spettro elettromagnetico, infatti, è presente una radiazione particolare: le onde radio. Abbiamo con il tempo imparato ad addomesticare queste onde, arrivando a decifrarle e commutarle in suoni udibili.

Attraverso questo meccanismo di ascolto, è stato possibile sentire come risuonano gli impulsi elettromagnetici che ci giungono dai pianeti, da galassie lontane, etc. Le recenti sonde Voyager lanciate dalla Nasa hanno registrato proprio questi suoni profondi.

Il suono era ed è matematica. Rapporti e proporzioni che hanno da sempre regolato il linguaggio musicale come la vita sulla Terra e nel cosmo. Pitagora teorizzò la prima scala musicale avendo compreso che c’era una relazione diretta tra suoni e numeri. Secondo quanto ci racconta Boezio nel suo De Institutione Musica, un giorno Pitagora passeggiava immerso nei suoi pensieri riguardo alle armonie e alle proporzioni del cosmo. A un tratto sentì dei suoni che provenivano da un’officina. Dei fabbri stavano battendo del ferro con quattro mazze su altrettante incudini. Nel battere contro l’incudine, i diversi martelli producevano una cacofonia disordinata e assordante. E tuttavia, di tanto in tanto, il fragore metallico sembrava ammorbidirsi e fondersi in un unico suono gradevole. Pitagora decise di scoprire la ragione del fenomeno, ed entrò nella bottega. I martelli erano di peso differente, e risultò che ciascuno di essi dava origine a una nota distinta. Un momento ne fuoriusciva un rombo indistinto, l’attimo dopo una risonanza armoniosa. C’era qualcosa di concreto in quelle fuggevoli concordanze, quasi ombre di forme appartenenti a un mondo invisibile. Tornato a casa, per studiare meglio il fenomeno, trovando probabilmente scomodo per la sua schiena di studioso il pestare con il maglio, preferì costruirsi uno strumento ad hoc: il Kanon o monocordo. Era formato da una piccola cassetta rettangolare sormontata da una corda. Una volta messa in vibrazione tale corda, Pitagora, probabilmente con l’aiuto di una cassa armonica, ascoltò il suono generato. Provò poi a dimezzare la lunghezza della corda (come quando pigiamo il polpastrello sulla tastiera di una chitarra), ascoltando il suono ottenuto. Scoprì che questo suono era in stretta relazione con il primo, risuonando con una frequenza doppia in un rapporto di 2 a 1. Se, poi, la corda veniva divisa in 3 parti uguali, la corda vibrava in un rapporto di 3 a 1. Proporzioni matematiche che potevano ritrovarsi nel moto dei pianeti, nelle maree, nella spirale delle galassie o nella struttura della conchiglia del mollusco Nautilus.

Coincidenza? No, perfezione, armonia, quell’insieme di apparenti casualità agli occhi degli uomini che in realtà è l’Ordine del Divino. Proprio per questa sorprendente corrispondenza, Pitagora paragonò il mondo stesso a un grande Monocorde, dove l'estremità superiore della corda era legata allo spirito assoluto (Cielo), mentre quella inferiore alla materia assoluta (Terra). La metafora di Pitagora è profonda e importante perché aveva compreso l’esistenza di un’armonia perfetta fra ogni cosa in natura e che la Vibrazione ne era origine e principio. Non a caso Pitagora disse: “Studiate il monocorde e scoprirete i segreti dell'universo”.

approfondimento:

mercoledì 6 dicembre 2017

Kinesiologia: rimuovere le inversioni psicologiche




Kinesiologia: ecco come puo' rimuovere le inversioni psicologiche

Scritto da: Alberto Cardillo

Medicina Non Convenzionale



Kinesiologia: ecco come può rimuovere le inversioni psicologiche

Le tipologie di Inversioni psicologiche possono essere moltissime. Nell’elenco che segue ne riporto solamente alcune:

“Paura di aver paura”: è fra le prime e dev’essere trasformata in “coraggio di aver coraggio” (paura di fallire, di non riuscire, di non essere abbastanza capaci ecc.).

Fortuna: il soggetto pensa di essere fortunato ma alla fine si ritrova sempre con il dover fare i conti con l’opposto.

Lavoro: lavorare dalla mattina alla sera senza sosta ma con risultati che non sono adeguati agli sforzi fatti, nonostante la produzione di lavoro venga apprezzata e il mercato recepisca attivamente.

Amore: dare amore e alla fine non ricevere nulla in cambio perché il soggetto inconsciamente non si sente degno di riceverne.

Inversione psicologica sull’uomo o sulla donna “giusti”: si va sempre alla ricerca dell’uomo o della donna “giusti” che condividano il percorso della vita. Apparentemente si crede di averli trovati per poi rivelarsi esattamente l’opposto di quanto volevamo. Il soggetto attira ciò che è l’opposto per lui. In Sicilia siamo soliti dire “mi li cercu ca cannineddra” (me li cerco con la candela).

Guarigione: si va dal medico o dal terapeuta per essere curati ma… si vuole guarire? Questa Inversione psicologica o altri stadi di commutazione sono spesso presenti e riguardano tutti quei soggetti che pur ricevendo le cure più idonee alla guarigione alla fine non guariscono mai.

Soldi: la gestione del denaro è sempre moto conflittuale e pur guadagnando abbastanza non si riesce lo stesso a perseguire la serenità economica e, a un certo punto, tutto sembra annichilirsi e il denaro che entra nelle tasche è sempre meno.

Attrazione: quella sull’attrazione interessa moltissimi ambiti. Alcuni soggetti si ritrovano ad attrarre situazioni, persone, cose ecc. che contrastano con il proprio status e risultano incompatibili e disarmonici.

Chi è il kinesiologo

Il kinesiologo è l’operatore olistico che usa un metodo diagnostico nato in America negli anni Sessanta e sperimentato da George Gudart che lo introdusse addirittura come metodo per migliorare le performance sportive alle Olimpiadi invernali del 1980. Tale metodologia risulta sempre più credibile nell’essere considerata un metodo diagnostico veloce che consente al terapeuta o al medico di individuare se un problema è primario o secondario. Per primario si intende che il meridiano individuato nel test è esattamente quello e non è invece subordinato ad altro meridiano energetico. Potrebbe capitare che il primo meridiano interessato e individuato di fatto si sia scompensato a causa di un altro meridiano a lui collegato (caso secondario). Il test kinesiologico lo si sviluppa, come già detto su tre livelli. Il primo, quello strutturale, per valutare lo stato di benessere muscolo-scheletrico, con manovre specifiche per questo livello di indagine. Il secondo e il terzo (biochimico e psicoemozionale) utilizzando come indicatori dello stato di benessere i muscoli che sono deputati a consegnare al terapeuta tale risposta. Si tenga conto che ci sono 14 muscoli indicatori per i vari settori e i vari organi, visceri ecc. Questo lo si fa attraverso la forza muscolare e il sistema nervoso che risponde senza mentire.

Sulla struttura nervosa vengono registrati tutti i vari scompensi.  Ma non solo, perché nel nostro cervello ci sono aree che si attivano e ci fanno decidere se una cosa è giusta per noi o sbagliata, sulla base delle esperienze personali che abbiamo vissuto, a volte anche indirettamente. Questi modelli possono condizionare in un verso o nell’altro il percorso della nostra vita in tutti i settori con i quali interagiamo e il nostro benessere psicofisico, creando disarmonie energetiche capaci di disturbare o interrompere il libero fluire e l’avvicendarsi armonico dell’energia del corpo.

Il Kinesiologo, attraverso la Kinesiologia Applicata, aiuta a migliorare lo stato fisico e psico-emozionale al fine di accedere alle proprie potenzialità, evitando auto-sabotaggi come quelle che avvengono con le Inversioni psicologiche.

Kinesiologia dell'Apprendimento
Touch for learnig
Maurizio Piva

Kinesiologia Armonica
Lettura del corpo e soluzione dei conflitti emozionali
Jean-Pierre Bourguet

lunedì 4 dicembre 2017

Inversioni psicologiche e blocchi energetici




Inversioni psicologiche e blocchi energetici

Scritto da: Alberto Cardillo

Medicina Non Convenzionale



Inversioni psicologiche e blocchi energetici

«Fino a quando non avrai reso conscio l’inconscio, quest’ultimo dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino»
(Carl Gustav Jung)

A quanti sarà capitato di avere la certezza di poter attuare le proprie potenzialità nei vari aspetti della vita e di non riuscirvi fino in fondo o, addirittura, a renderle elementi che si trasformano in negativo?

A quanti sarà capitato di voler rendere attive le proprie capacità e partecipare a corsi motivazionali e/o di attivazione delle risorse nascoste che in ognuno di noi ci sono e, dopo essere stati motivati, caricati e resi consapevoli delle proprie capacità, alla fine dopo qualche giorno il tutto sembra rientrare nelle solite abitudini autolimitanti se non di auto-sabotaggio?

Accade che nella nostra struttura energetica si siano radicati stati Swithching, Hidden Swithching e di Inversioni psicologiche che possono essere eliminati solo attraverso un percorso “one to one”, per intervenire alla base del problema e potenziare quello che è stato il lavoro svolto nelle giornate motivazionali, in corsi di formazione o anche semplicemente quando ci si accorge che nonostante tutti gli sforzi e la buona volontà, le cose non raggiungono l’obiettivo desiderato o si trasformano in modo meno positivo di come in realtà dovrebbero essere o di come noi vorremmo che fossero.

Ecco che dopo anni di osservazione di questi fenomeni e di verifiche su molti clienti, è nata l’esigenza di mettere in atto un protocollo specifico per rimuovere questi problemi che abbiamo chiamato, appunto, inversioni psicologiche, sbarramenti, convinzioni autolimitanti ecc.

Ho avuto modo di verificare in moltissimi casi, e all’inizio l’ho sperimentato su me stesso, che in ognuno di noi sono presenti le Inversioni psicologiche. Provate a immaginare solamente questo: il sottoscritto andava dal medico per farsi curare ma la terapia funzionava solo per qualche settimana e dopo il malessere si ripresentava come prima e, spesso, più di prima. In me era in atto una Inversione psicologica sulla guarigione e sulla terapia. Andavo dal medico per essere curato ma inconsciamente non volevo guarire. Inconsciamente non volevo che la terapia funzionasse, e questo fino a quando il mio professore di Kinesiologia Applicata alla Medicina, Ruggero Dujany, non rimosse l’Inversione psicologica. Lo stesso vale per ogni altro livello di mancato raggiungimento di obiettivi nei vari ambiti della vita.

Le inversioni psicologiche

Quanto segue è uno stralcio tratto dal libro Teoria e impiego pratico della Kinesiologia Applicata, opera che vede come autore il sopracitato Ruggero Dujany:

«L’Inversione psicologica è una condizione psicologica per cui si opera in senso opposto alle intenzioni dichiarate. Nella pratica medica è uno stato del fisico e della mente che blocca, nel corso della terapia, il processo di guarigione e si oppone a ogni intervento risanatore. Per qualche ragione la motivazione terapeutica viene invertita. Come si riconoscono i portatori da Inversione psicologica?

Sono coloro che ripetono gli stessi errori: di calcolo, di amori, di parole, di affari.

La sfortuna è un’Inversione psicologica. Coloro che vengono incoraggiati e consolati e reagiscono con rabbia, sono promossi e si deprimono, sono lodati per la bellezza e ti mostrano una imperfezione che sfuggirebbe a Catone il censore. Quelle donne che provocano il desiderio e poi fuggono.

Chi afferma con perspicacia la propria inferiorità e ignoranza nonostante l’evidenza del contrario. Chi si sacrifica troppo e poi si lamenta.

Il negativismo, l’ostilità, l’ipercriticità, il vedere il lato negativo delle cose con costanza. I fumatori, gli obesi, i giocatori ecc.

La radice di questi comportamenti coatti, di cui il paziente è all’oscuro, ha origine in un profondo rigetto di sé.

Nella convinzione di non meritare, non valere, non essere degni di né successo né di amore e che si manifesta con il sabotaggio, il negativismo, la denigrazione su qualsiasi cosa si manifesti come positiva per la propria persona».

Rimozione blocchi energetici e traumi dalla struttura energetica

Ogni stress emotivo, ogni situazione traumatica che non riusciamo a gestire al meglio, si memorizza tanto a livello psichico quanto a livello fisico, e si trasferisce anche ai meridiani di agopuntura e ai chakra. Influenzerà inconsciamente anche il nostro futuro, perché il cervello alla presenza di situazioni simili farà scattare meccanismi che provocano l’allontanamento da ipotesi di altro stress. Questo provoca a sua volta un sistema che rallenta o si blocca, con tutte le conseguenze che da una stasi o da un indietreggiare possono derivare.

Che cosa sono i blocchi energetici? Sono spesso elementi che condizionano la nostra vita. Quando non riusciamo a gestire un’emozione, soprattutto in negativo, questa ci trafigge a livello emotivo e il nostro cervello innesca un meccanismo di difesa che ci permette da un lato di non avere immediate conseguenze, ma che dall’altro però ci blocca o ci fa produrre ormoni che, se non in equilibrio, possono scatenare un insieme di somatizzazioni.

Tutto questo viene registrato sia nella nostra memoria sia sul sistema muscolo-scheletrico e in tutto il corpo. E se è vero, come si dice, che la mente “mente”, il corpo, di mentire, davvero non ne vuole sapere: basta “interrogarlo” per conoscere la sua verità.

Il blocco emotivo spesso diventa uno sbarramento che impedisce di procedere, spediti, verso la strada che conduce ai nostri obiettivi. Diventa inconsciamente una convinzione limitante che si manifesta attraverso varie forme di auto-sabotaggio. L’esempio più comune è quello per cui, quando qualcuno ha subìto un abbandono, non riuscendo ad accettarlo, impedisce a se stesso di trovare nuove relazioni e di ricostruire. Il nostro inconscio, tutte le volte che si trova davanti a un dover andare oltre, in questo caso per ricostruire, ripesca il file di quello che è già successo e procede a una comparazione che, generalmente, si risolve nell’atto di scegliere la zona di confort, al fine di evitare l’eventuale presenza di altri successivi momenti no: questo processo, ovviamente, alla fine innesca e fomenta la paura di affrontare il futuro.

Eliminare i blocchi energetici significa eliminare le barriere che ci autolimitano, sia emotivamente che cognitivamente.  Significa scaricare il peso che questo comporta. Un peso concettualizzabile come un grande fardello che viene portato sulle spalle lungo una ripida salita: l’andatura non potrà che essere lenta e faticosa.

Come si possono cancellare i blocchi energetici, le Inversioni psicologiche e tutte quelle vibrazioni energetiche che si traducono in inconscio auto-sabotaggio?

Attraverso un percorso individuale di cinque incontri che prevedono i seguenti trattamenti bioenergetici:

individuazione attraverso il test kinesiologico e la lettura energetica attraverso il corpo dei blocchi energetici, delle Inversioni psicologiche, dei traumi, degli stati swithching e hidden swithching. Lo swithching è una commutazione semplice che dal test emerge quasi subito; hidden swithching invece è una commutazione nascosta e la sua individuazione è sempre molto più complicata, appunto perché trattasi di uno stato di commutazione latente. Quando quest’ultimo non si scopre, il risultato è che sovente il disturbo che inizialmente anche al test kinesiologico risulta eliminato, a distanza di tempo si rimanifesta. In questo ultimo caso il compito del kinesiologo è quello di andare sempre più in profondità e comprendere se esiste lo stato hidden swithching.

Una volta individuati il tempo in cui si sono manifestati, dove si sono annidati e quali meridiani energetici e chakra hanno interessato, si inizia il lavoro di rimozione con tecniche create direttamente dal sottoscritto che sono frutto di un percorso di esperienza di oltre 15 anni di lavoro ininterrotto nel settore. Ho messo a punto un metodo unico, studiando e prendendo spunto dalla Medicina tradizionale cinese, Ayurvedica e da tutte quelle tecniche in uso alla Naturopatia e alla Kinesiologia Applicata.

Kinesiologia dell'Apprendimento
Touch for learnig
Maurizio Piva

Kinesiologia Armonica
Lettura del corpo e soluzione dei conflitti emozionali
Jean-Pierre Bourguet


mercoledì 29 novembre 2017

Vista ed emozioni




Vista ed emozioni: dimmi come vedi e ti diro' chi sei

Scritto da: Paola La Rosa

Medicina Non Convenzionale



Vista ed emozioni: dimmi come vedi e ti dirò chi sei

Questo articolo è tratto dal libro Prenditi cura della tua vista in modo naturale

Il nostro modo di vedere è da considerarsi la punta del nostro iceberg, la manifestazione visibile del nostro invisibile ed è sostenuto dalle nostre convinzioni profonde legate ai traumi e al vissuto del passato. Io, che non sono psicologa, per trauma intendo un evento improvviso e pesante che interrompe la mia “normalità” quando mai me lo sarei aspettato, né ho le risorse per comprenderlo e tanto meno per elaborarlo. Quando ciò accade è come se avvenisse un “corto circuito” energetico, il fluire dell’energia si blocca insieme a tutte le sensazioni del momento: emozioni, pensieri, immagini, rumori, odori ecc. Si crea una struttura densa, una specie di “bozzolo” e dal quale la natura ci consente di dissociarci per non rimanere a diretto contatto con la sofferenza, in attesa che acquisiamo le risorse necessarie per trovare soluzioni funzionali affinchè la nostra esistenza possa riprendere il suo corso.

La miopia

In senso generale possiamo dire che la miopia è sostenuta dalla paura, e in particolare la paura di non essere all’altezza, di sbagliare, di essere giudicati, di essere fragili, di non farcela, di essere visti nella propria inadeguatezza.

Questa paura spesso insorge nei primi anni della scuola e tende ad aumentare durante il percorso scolastico: a scuola vengono valutate le nostre prestazioni, veniamo giudicati, messi a confronto con gli altri bambini, a volte presi in giro, etichettati anche dagli insegnanti, e lo stress aumenta e anche la miopia aumenta.

Più raramente, ma accade, la miopia inizia in età adulta, magari all’università quando si devono soddisfare le aspettative della famiglia ed essere giudicati per le proprie prestazioni ed esaminati in materie che non ci piacciono.

L'astigmatismo

L’astigmatismo è sostenuto dalla difficoltà a operare delle scelte.
Gli astigmatici tendono ad adottare i valori degli altri piuttosto che seguire la loro vera natura; il loro primo impulso viene subito bloccato da ciò che è stato appreso.
Mescolano, a volte, l’energia contratta della paura del miope con l’energia estroversa della rabbia dell’ipermetrope.
Sono molto conflittuali.

La presbiopia

«Non voglio vedere di me ciò che non mi piace, i segni del tempo sul viso e sul corpo; sto invecchiando e questo mi priva di valore; preferisco rivolgere la mia attenzione ad altro da me, lontano».
Anche qui l’emozione principale è la rabbia, anche se in varie percentuali e a varie profondità possiamo trovare in ogni manifestazione visiva molte emozioni diverse e principalmente rabbia e paura.

Approfondisci questi temi sul libro di Paola La Rosa!

Quale collegamento c’è tra la vista, corpo e mente?

Esiste una relazione tra il nostro modo di vedere e i nostri aspetti energetici? Le esperienze passate, le nostre emozioni e il nostro carattere possono influenzare il modo in cui vediamo?
L’esperta optometrista Paola La Rosa risponde a tutte queste domande illustrandoci un approccio olistico rivolto al miglioramento visivo.

Prenditi Cura della tua Vista in Modo Naturale - Libro
Paola La Rosa

martedì 28 novembre 2017

Tempo: perche' quando stiamo bene vola e...




Tempo: perche' quando stiamo bene vola e quando soffriamo non passa mai?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


Tempo: perché quando stiamo bene vola e quando soffriamo non passa mai?

Esiste un tempo oggettivo come ordine misurabile del “divenire”, ovvero del movimento storico-cronologico, del ciclo naturale del giorno e della notte. Eppure se il tempo fisico è ciò che a livello percettivo viene scandito oggettivamente dal rintocco dei secondi sulla lancetta del grande orologio universale, il tempo come entità può essere definito sia come qualcosa di meramente assoluto, ossia un fluire eterno, sciolto dallo spazio ed esistente indipendentemente dalla sua misura volgare in ore, giorni e anni, sia come tempo relativo, che è invece soggettivo, interiore, non suscettibile d’essere oggettivato. Questi due concetti, apparentemente suddivisi, vanno di pari passo in quanto sono frutto della componente sensibile e interna di ogni essere umano.

Rubrica di psicologia quantistica: scrivi alla dottoressa Di Muro
Da oggi Carmen Di Muro, psicologa e psicoterapeuta, risponde alle domande dei lettori relative ai temi sopra illustrati.

Per inviare la tua domanda a Carmen Di Muro scrivi via mail a

Ma per quanto il tempo sia una realtà fisica, misurabile e oggettivabile, definito come una successione di istanti tutti uguali, indipendente dalla percezione umana e legato alla presenza di masse gravitazionali o alle relative velocità di movimento degli osservatori, nel mondo soggettivo dell’essere umano l’idea di tempo è strettamente correlata alle pulsioni ed ai moti del cuore. In che senso tutto questo?

Quando noi siamo in una determinata dimensione psico-emotiva, il trascorrere dei momenti, dei secondi, come pure delle ore, viene scandito dal ritmo incessante della nostra sfera interiore, il cui moto vibrazionale lento oppure veloce si accorda alla realtà gravitazionale che ci circonda. Se risuoniamo nella gioia, la percezione del tempo fisico sarà diversa rispetto al risuonare e accordarsi alla tristezza. Il tempo ci apparirà amplificato, dilatato, a volte fermo come se ogni secondo durasse molto di più rispetto a ciò che realmente è. Tutto questo implica che noi non riusciamo a coglierlo di per sé, ma lo sentiamo fluire come un soffio leggero senza la possibilità che questo possa essere afferrato o fermato. Il tempo passa e noi ci ritroviamo dentro questo tempo, in quanto per ogni essere umano il vero tempo è quello dell’anima che si trova in un determinato stato vibratorio piuttosto che in un altro.

Il tempo di due persone innamorate cambia nettamente rispetto al tempo di una persona che si trova in una situazione di solitudine o sofferenza. Nei primi c’è un accorciarsi fugace che fa sì che le ore si accavallino e che in un soffio il giorno si alterni alla notte. Il tempo invece di una persona sola, è lungo, amplificato, interminabile, scandito dal battere dei secondi sulla lancetta, in cui il vuoto manifesta sempre di più la sua portata. Quando la nostra energia di base si posiziona a livello di un determinato stato interno, anche l’esterno si accorderà in modo inscindibile a quanto in noi è contenuto e prodotto. Il tempo fisico risentirà in modo univoco di questo stato d’essere accorciandosi o allungandosi nettamente, in base ad innalzamento o abbassamento delle frequenze dei moti interiori.(…)

Per comprendere dettagliatamente questo processo approfondisci su Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio scientifico nella pura essenza.

Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro

lunedì 27 novembre 2017

Campane tibetane e ipersensibilita' - 3



Campane tibetane e ipersensibilita' elettromagnetica - 3

terza parte

Scritto da: Francesca Brocchetta

Medicina Non Convenzionale



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica - terza parte

L'efficacia del massaggio è stata avvertita fin dai primi secondi di trattamento, con un insieme di sensazioni psicofisiche di benessere. Circa la metà del campione intervistato ha dichiarato una riduzione media dell’intensità dei sintomi più ricorrenti e invalidanti pari al 60% (in ordine di intensità sono stati rilevati: irritabilità, stanchezza, irrequietezza, problemi gastrointestinali, tensione muscolare, ansietà). E tra questi, il 39% ha comportato un azzeramento totale dell’intensità del sintomo. Dall’analisi dei questionari e dalla lettura dei polsi si evince come l’utilizzo delle frequenze abbia favorito il recupero degli equilibri del sistema, aprendo i collegamenti bloccati e ristabilendo una circolazione energetica normale ed un corretto equilibrio tra Yin e Yang.  Il dato più significativo è stato la riduzione delle contratture muscolari, riscontrata in tutti i volontari. Si tratta indubbiamente di un fattore decisivo nel ripristino del flusso energetico naturale corporeo.

A conclusione della ricerca, riporto le parole del Prof. Giuseppe Genovesi raccolte durante l’analisi dei polsi: «dopo il trattamento si evince un’apertura dei collegamenti bloccati e quindi il ristabilimento di una circolazione energetica normale. In tutti i pazienti analizzati si evidenzia, in generale, un recupero del collegamento tra i polsi e un’armonizzazione degli stessi. Le alterazioni degli equilibri tra Yin e Yang tendono a essere recuperate con evidente miglioramento del quadro clinico. In particolare il rene Yin, che è molto spesso carente proprio per motivi ambientali, viene quasi sempre recuperato, mentre il rene Yang rimane un po’ più resistente; tuttavia la carenza di Yin recuperata consente di ottenere un maggior equilibrio energetico».

Una sintesi conclusiva del Professor Giuseppe Genovesi

A validare l'approccio funzionale, ed estremamente versatile, del massaggio sonoro con le campane tibetane nel trattamento di disturbi psico-fisici di malattie ambientali, è intervenuto anche il Prof. Giuseppe Genovesi, endocrinologo-immunologo all'Università degli Studi La Sapienza di Roma. «L’obiettivo peculiare del massaggio sonoro», testimonia Genovesi, «è quello di indurre un effetto benefico sull’organismo attraverso la vibrazione e il suono prodotti dalla campana. Il metodo di valutazione della palpazione dei polsi, sebbene molto distante dalla medicina occidentale, ha dimostrato come il massaggio sonoro abbia favorito il recupero degli equilibri del sistema, aprendo i collegamenti bloccati e ristabilendo una circolazione energetica normale.

Se pensiamo ai risultati straordinari degli studi dei professori Carlo Ventura e Livio Giuliani che hanno dimostrato come campi magnetici pulsati a frequenza bassa, campi radioelettrici e la vibrazione sonora, siano in grado di modificare sostanzialmente il destino cellulare, compreso quello delle cellule staminali, risulta semplice comprendere che i presupposti scientifici dell’efficienza delle campane tibetane sulla salute umana siano reali e dovrebbero essere dimostrati attraverso nuove ricerche. Per verificare, ad esempio, l'effetto delle loro vibrazioni rispetto al riequilibrio del rapporto tra campo elettromagnetico e campo atomico/molecolare, e quindi rispetto alla possibilità di ristabilire una coerenza dell’acqua all'interno del nostro organismo, si potrebbe effettuare una risonanza magnetica su un campione esterno di acqua prima e dopo che questo venga sottoposto a trattamento vibrazionale con le campane.

Il principale effetto negativo che ha lo stress ossidativo, presente in maggiore misura nei pazienti affetti da EHS, è quello di ridurre la coerenza sull’acqua citoplasmatica, quindi una terapia che la ristabilisca, potrà agire per la coerenza biologica e il benessere dell'intero organismo. Un ulteriore contributo a questa ricerca potrebbe essere la valutazione ematochimica di parametri infiammatori prima e dopo un determinato trattamento su pazienti che abbiano parametri alterati sulla base di una valutazione preliminare. Una modalità semplice e per certi versi banale che utilizza un linguaggio più occidentale e quindi più comprensibile per chi, nel nostro ambiente, ha bisogno di un rigoroso metodo deduttivo-matematico. Insomma, le basi per fare ricerca ci sono: ponendo attenzione ai concetti della moderna fisica quantistica, distaccandosi dal mero dato analitico dello scienziato classico e ristabilendo un concetto olistico si giungerebbe ad una riconciliazione generale, che esca dalle logiche di interesse parziali, per lo più di natura economica, e rimetta al centro l'armonia complessiva dell'individuo, quel suono per l'appunto, della vibrazione fra Essere e Universo.»

Su Scienza e Conoscenza 62 trovi uno speciale sulle malattie ambientali:

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari

giovedì 23 novembre 2017

Interferenti endocrini




Interferenti endocrini: cosa sono e perche' sono pericolosi

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza



Interferenti endocrini: cosa sono e perché sono pericolosi

Un grande capitolo di sostanze pericolose cui tutti noi siamo esposti è quello degli interferenti endocrini. Questo termine, introdotto per la prima volta nel 1991, contempla tutte le sostanze di diversa natura (metalli pesanti, diossine, PCB, pesticidi, ritardanti di fiamma, bisfenolo A) che interferiscono con sintesi, secrezione, trasporto, azione, metabolismo o eliminazione degli ormoni. Il meccanismo d’azione presuppone la possibilità di interferire con la capacità delle cellule di comunicare tra loro attraverso gli ormoni e vastissima è la gamma di effetti negativi per la salute che ne conseguono: difetti alla nascita, deficit riproduttivi, di sviluppo, alterazioni metaboliche, immunitarie, disturbi neuro-comportamentali e tumori ormono-dipendenti.

Attualmente sono circa 1000 le sostanze che hanno questo tipo di azione, ma secondo la Società Europea di Endocrinologia sono ben 85.000 quelle in uso potenzialmente tali. Caratteristica comune per le sostanze dotate di questa modalità d’azione è l’assenza di soglie di sicurezza per cui paradossalmente dosi minimali possono essere più pericolose delle dosi elevate proprio perché questi agenti mimano l’azione degli ormoni fisiologici che – sappiamo- esplicano i loro effetti a dosi bassissime.

La definizione che l’Istituto Superiore di Sanità dà di “interferente endocrino” è “una sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”. Queste sostanze quindi possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo esposto, ma anche sulle cellule germinali con effetti trans-generazionali, eventualità che desta ovviamente non poche preoccupazioni. Alla categoria degli interferenti endocrini appartengono ad esempio i composti perfluoroalchilici (PFAS, PFOA) di cui c’è una gravissima contaminazione in Veneto perché queste sostanze – ampiamente usate come antiaderenti, impermeabilizzanti – sono state immesse per decenni nell’ambiente dall’azienda produttrice e hanno contaminato la falda acquifera e la catena alimentare tanto che 85.000 persone sono soggette a un programma attivo di sorveglianza della loro salute.

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza 62!

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari


martedì 21 novembre 2017

Inquinamento ambientale e salute




Inquinamento ambientale e salute

intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

Scritto da: Marianna Gualazzi



Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

L’inquinamento ambientale globale è tra le più gravi sfide cui siamo chiamati a far fronte nel presente e nell’immediato futuro. Per capire la gravità della situazione e quante e quali patologie dipendono da come acque, aria e suolo si siano ridotti a vere e proprie discariche abbiamo intervistato Patrizia Gentilini, medico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) da anni impegnata nella lotta all’inquinamento ambientali e nella divulgazioni sui temi della prevenzione primaria e della salute uomo-ambiente.

A cosa ci riferisce quando si parla oggi di inquinamento ambientale?
Le persone, purtroppo, non sono consapevoli del fatto che nel giro di pochissime generazioni abbiamo modificato, in modo temo irreversibile, il nostro habitat dal punto di vista sia fisico (pensiamo ai campi elettromagnetici) che chimico, con l’introduzione nell’aria, nell’acqua, nei suoli, di centinaia di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molto spesso tossiche e persistenti, di cui nulla, o quasi, sappiamo circa gli effetti sulla salute.

Sostanze che entrano nei nostri corpi attraverso la pelle, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e interferiscono con le funzioni di organi e apparati delicatissimi originando malattie e dando luogo a quello che è stato definito “il paradosso del progresso”.

Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia anche nel cordone ombelicale e nel latte materno, interferendo quindi con lo sviluppo embrio-fetale, con la possibilità di dare origine a patologie che poi si manifesteranno non solo nell’infanzia ma anche nella età adulta, tanto che di parla di una “origine fetale delle malattie dell’adulto”: dal cancro alle patologie metaboliche, dall’infarto a quelle neurodegenerative. Abbiamo trasformato il mare in un deposito di plastiche e l’atmosfera in una discarica cambiandone la stessa composizione chimica: nel 2015 la CO2 ha superato stabilmente la soglia delle 400 parti per milione, si pensi che solo nel 1985 la sua concentrazione era di circa 340 ppm e sappiamo che l’aumento della CO2- fondamentalmente conseguente all’utilizzo di combustibili fossili - è strettamente connesso con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto. La situazione, per come io la vedo è semplicemente drammatica, ma continuiamo sulla strada perversa delle incentivazioni alle combustioni: dal biogas, alle biomasse, dai rifiuti al petrolio, anche se oggi le tecnologie per ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti davvero rinnovabili – ovvero dal sole- sono più che mature.

Metalli pesanti, pesticidi, diossine, inquinamento elettromagnetico: come abbiamo trasformato il Pianeta in una discarica di sostanze che ci fanno ammalare?

Quali sono le sostanze più pericolose per la salute umana e per quali patologie rappresentano una agente eziologico scientificamente accertato?
Non è semplice fare una “graduatoria” e distinguere “in vivo” e non in esperimenti di laboratorio l’azione di una singola sostanza dall’altra, dal momento che sono migliaia le molecole cui siamo esposti e centinaia quelle presenti in cocktail nei nostri corpi. L’azione di queste sostanze può modularsi reciprocamente ed è variabile in base alle condizioni individuali dell’individuo (età, stato di salute) e alla sua capacità di detossificazione, che in gran parte è geneticamente determinata. Si è visto, ad esempio, che le persone che presentano particolari profili degli enzimi della famiglia di paraoxonase 1 (PON 1) che comportano una eliminazione meno efficace di pesticidi organofosfati, presentano tossicità molto più rilevanti di carattere neurotossico, metabolico e cardiovascolare per esposizione a queste sostanze.

Comunque i migliori esempi di relazione fra sostanze tossiche e patologie umane li troviamo nelle malattie professionali: amianto e mesotelioma, amine aromatiche e tumori alla vescica, benzene e leucemie mieloidi, formaldeide e tumori nasali, cloruro di vinile monomero e tumori epatici, ma anche fumo di sigaretta e cancro al polmone.

Ci sono poi le sostanze dichiaratamente cancerogene (vedi box) e il foltissimo gruppo degli interferenti endocrini (vedi box). Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, oggi ritenuto il maggior problema a livello globale per la salute umana in quanto si stima che la mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico ammonti annualmente a 4,33 milioni di individui e comporti la perdita di 123 milioni di anni di vita La situazione dell’Italia a questo riguardo è molto critica e il Rapporto dell’UE (14) vede il nostro paese al 1° posto in Europa per morti premature dovute alla cattiva qualità dell’aria: per i livelli di PM2,5, NO2, Ozono si stima che nel corso del 2013 si siano verificati nel paese 91.050 decessi prematuri.

È ormai assodato che ad ogni aumento di particolato nell’aria è associato, a breve termine, un aumento di eventi avversi cardiaci e respiratori in quanto si induce stress ossidativo, alterazioni dell’endotelio vasale, stato pro-trombotico, infiammazione sistemica tali da provocare innalzamento della pressione arteriosa, aritmia, aumento della coagulabilità sanguigna, trombosi, vasocostrizione, aterosclerosi, ischemia cardiaca e infarto miocardico. In seguito ad esposizione nel lungo periodo aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, cancro al polmone e morte.

Ma per la cattiva qualità dell’aria si registra anche l’incremento della abortività spontanea, della prematurità, di malformazioni, ma anche di danni per lo sviluppo cognitivo con aumento di autismo, demenza e patologie metaboliche quali il diabete. La principale modalità con cui gli inquinanti presenti in aria interagiscono con le funzioni cerebrali è rappresentata ancora una volta da stress ossidativo e da conseguente neuro-infiammazione: recenti studi hanno evidenziato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 e PM2,5 si registra un incremento del rischio di autismo rispettivamente del 7% e del 132%. Anche per quanto attiene la demenza e il declino cognitivo sono numerosi gli studi che già da alcuni anni correlano queste forme morbose con l’inalazione di particolato, specie se di taglia più fine. Particolarmente pericoloso risulta essere a questo proposito il PM 0,1 (nanoparticelle) che già in studi condotti a Città del Messico aveva dimostrato di poter raggiungere i lobi frontali attraverso il nervo olfattivo e indurre alterazioni di tipo neuro infiammatorio che precorrono l’insorgenza della malattia conclamata.

Chi è Patrizia Gentilini
Medico oncologo ed ematologo, ha lavorato per oltre 30 anni nel reparto di Oncologia di Forlì.
Ha cominciato a interessarsi fattivamente delle problematiche ambientali oltre 10 anni fa, in occasione del raddoppio di potenzialità dei due inceneritori della sua città. L’incontro e l’amicizia con il professor Lorenzo Tomatis le hanno lasciato l’insegnamento e la testimonianza per una Scienza e una Medicina che siano sempre e comunque al servizio dell’Uomo e della sua dignità. Concretamente impegnata nella salvaguardia dell’ambiente e della salute umana, si adopera per ridurre l’esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene.
È impegnata nel Comitato Scientifico della Associazione dei Medici per l’Ambiente e nel Direttivo di Medicina Democratica.
Tiene un blog sul Il Fatto Quotidiano: www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgentilini

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62!

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari

lunedì 20 novembre 2017

Campane tibetane e ipersensibilità - 2



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica 2

 - seconda parte

Scritto da: Francesca Brocchetta | Medicina Non Convenzionale



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica - seconda parte

Prima di presentare nel dettaglio gli effetti del trattamento sul campione di persone individuato, credo sia utile descrivere brevemente le caratteristiche delle campane tibetane. Si tratta di strumenti con la forma di grandi ciotole, con l’apertura verso l’alto, di varie dimensioni e forgiate con leghe di vari metalli (da 7 a 12 metalli). La dimensione influisce sull’altezza del suono, mentre il tipo di metallo incide sulla qualità dello stesso, che può essere ottenuto in due modi, anche in sede di trattamento terapico: con un batacchio di legno si possono esercitare dei rintocchi, oppure si può ottenere una vibrazione sonora lunga e continua sfregandolo lungo il bordo della campana. Il suono ottenuto è potente e dolce allo stesso tempo.

Prima di sottoporre le varie persone al trattamento, ho studiato le caratteristiche acustiche di questi strumenti. Ho scoperto così una loro peculiarità, e cioè che le campane veicolano, cioè fanno ‘sentire’, molti dei suoni armonici che le compongono. Per comprendere il fenomeno, basti pensare che mentre gli strumenti dell’orchestra producono armonici, cioè note formate dalla sovrapposizione contemporanea di suoni in rapporto di ottava, quinta, terza, e così via, il cui suono predominante è quello più grave che dà il nome alla nota di volta in volta prodotta, al contrario nel caso delle campane si sentono chiaramente sia la fondamentale sia il terzo armonico, cioè la quinta, e anche i successivi armonici. È come se le campane producessero sempre degli ‘accordi’ di note tutte perfettamente udibili, molto piacevoli e consonanti.

Spettrogramma di una campana tibetana che produce una nota fondamentale di Sol# (104 Hz). L’intensità del terzo armonico (Re#, 312 Hz) è un picco addirittura più forte della fondamentale.

Nel trattamento al campione di pazienti individuato (5 donne e 1 uomo) ho usato tre campane seguendo il principio dei “tre centri”, una modalità di massaggio sonoro codificata da Mauro Pedone. Le campane utilizzate, sono intonate sulle note Sol# (104 Hz), Re# (156 Hz) e Sol# (196 Hz) sfruttando le proprietà dell’intervallo di quinta anche tra una campana e l’altra. Va sottolineato, infatti, che la quinta è un intervallo fondamentale in musicoterapia perché stimola i principali punti energetici dell’organismo. Fu considerato vitale anche da Rudolf Steiner, e la sua capacità di influenzare favorevolmente il sistema nervoso parasimpatico, e di modificare lo stato di coscienza dell’ascoltatore è stata confermata dalle ricerche dell’Institute of Harmonic Science di Phoenix (Arizona).

Come avviene il massaggio sonoro con le campane tibetane

Durante il massaggio sonoro le campane tibetane vengono appoggiate in vari punti sul corpo della persona sdraiata, oppure vengono fatte ondeggiare a una distanza di circa 20 centimetri sopra varie zone del corpo. Nel momento in cui vengono suonate (per rintocco o sfregamento), producono un effetto vibrazionale che è sia quello sonoro (il suono è fatto di vibrazioni dell’aria), sia quello meccanico, dato dalle vibrazioni del metallo. A contatto con il corpo della persona, o comunque molto vicino, il suono viene ‘sentito’ a più livelli, sia fisico che acustico. Numerose, infatti, sono le strutture biologiche del corpo umano che rispondono per risonanza alla sollecitazione sonora. I tessuti non uditivi in grado di percepire lo stimolo vibratorio e oscillatorio di un suono sono: la pelle, le fibre del tessuto connettivo e muscolare e il sistema di cellule MC (microvilli-ciglia) che comprende i tessuti vestibolari e viscerali, le cellule ependimali, midollari e dendritiche. I tessuti coinvolti nella vibrazione sonora hanno una stretta relazione anche con i centri diencefalici e il sistema nervoso autonomo, strutture deputate alla regolazione della vita vegetativa.

Il suono ha la capacità dunque di “risvegliare” zone del corpo differenti, a seconda dei punti più contratti o con disturbi provocati dalla EHS. Lo scopo del massaggio sonoro è proprio quello di riarmonizzare l’organismo riportandolo alle sue naturali vibrazioni attraverso il principio di risonanza. L’immunologo e batteriologo Edward Bach (noto ai più per i suoi rimedi a base di fiori) affermò che la malattia può essere considerata come una disarmonia, che insorge quando una parte del tutto non vibra più all’unisono con le altre parti. La terapia vibrazionale è una terapia olistica che considera ogni essere vivente all’interno di un flusso di energia circolare con l’ambiente. Secondo la medicina vibrazionale ogni organo e tessuto ha una propria frequenza di risonanza, ecco perché è fondamentale considerare l’insieme armonico di queste frequenze, il nostro distintivo e unico ritmo vibratorio personale.  Anche la fisica quantistica ci insegna che tutto ciò che esiste è costituito da onde di vibrazione e che l’esistenza della materia non può essere separata dalla sua attività vibrazionale.

Il massaggio sonoro è stato effettuato su 6 volontari (la durata di ogni seduta individuale è stata di circa 45 minuti) diagnosticati con EHS, ed è avvenuto presso lo studio del Dott. Roberto Alcide di Roma. Ai volontari è stato proposto un questionario in cui dovevano indicare i sintomi manifestati nella settimana antecedente il trattamento e la loro intensità in una scala da 0 a 5; lo stesso questionario è stato proposto dopo il trattamento, per individuare eventuali miglioramenti in seguito al massaggio sonoro.

Prima del trattamento, il Dott. Alcide ha eseguito la lettura del polso secondo la scuola taoista. Nella medicina cinese, l’ascolto del polso consente di diagnosticare l’energia dei principali organi del nostro corpo, lo stato dello yin e dello yang; la complessa analisi, effettuata su punti differenti del polso, fornisce al medico le informazioni necessarie per comprendere come si manifesta la malattia e che organi sono in deficit di funzionamento. Per il massaggio sonoro, ho fatto vibrare la campana di media grandezza lungo i punti energetici a distanza di circa 20 cm, poi ho posizionato la campana sui tre principali centri energetici – ombelico, cuore e testa – facendola risuonare sia per sfregamento che per rintocco. Successivamente ho posizionato le campane sui volontari proni, sempre dalla più grande alla più piccola, su coccige, schiena e testa.

Su Scienza e Conoscenza 62 trovi uno speciale sulle malattie ambientali:

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari