martedì 11 luglio 2017

Meditazione e ipnosi



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Ce ne parla Enrico Facco, professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l'Università di Padova; specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale, sulla valutazione e terapia delle cefalee, del dolore cronico e dell'ansia preoperatoria. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

"Dal positivismo e dal fisicalismo in avanti si pensa che la coscienza sia solo un epifenomeno passivo dei circuiti cerebrali e questo non è vero: abbiamo evidenze, nell’ambito sia della meditazione che dell’ipnosi, di come noi possiamo intenzionalmente, facendo un lavoro introspettivo, andare a modificare in maniera importante, profonda e intenzionalmente per scopi precisi la regolazione e l’attività di aree cerebrali inconsce.

Questo vuol dire che possiamo cominciare a pensare, con molta serenità, al fatto che il rapporto mente-cervello non è solo un processo bottom up, come vuole il riduzionismo, dai circuiti cerebrali alla coscienza o alla psiche, che ne è un epifenomeno, ma semmai la gerarchia è bi-direzionale perché il cervello sicuramente se cambia modifica la coscienza e l’attività mentale, ma, d’altro canto, la coscienza e l’attività mentale possono modificare la regolazione del cervello, in termini non solo funzionali e momentanei ma addirittura strutturali.

Ormai è noto che il training, l’esperienza, è in grado di creare connessioni e nuove sinapsi e modifica plasticamente il cervello. Quindi noi siamo il prodotto del nostro cervello, ma siamo anche i custodi del nostro cervello e lo possiamo modificare, nella nostra evoluzione e nella nostra consapevolezza.
L’aspetto riduzionistico funziona benissimo come metodo di studio per spiegare i meccanismi cerebrali, è potentissimo e non lo critico da questo punto di vista: l’errore è farlo diventare una forma di teologia, di paradigma per cui tutto deve esservi uniformato, il che risulta fortemente dogmatico".

Continua la lettura dell'intervista a Enrico Facco
su Scienza e Conoscenza 59

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lunedì 10 luglio 2017

Quali alimenti per nutrire il cervello?




Quali alimenti per nutrire il cervello?

Scritto da: Sabina Bietolini

Medicina Non Convenzionale



Quali alimenti per nutrire il cervello?

La scelta alimentare quotidiana, volta a proteggere le cellule nervose, ricadrà su alimenti di stagione, privi di fitofarmaci (per quanto possibile) e dovrà orientarsi verso i cibi naturalmente ricchi di quei componenti, definiti bioattivi, in grado di fornire un’adeguata protezione nei confronti di radicali liberi, intossicazione, infiammazione, invecchiamento, stress ossidativo; in altre parole, verso quei fattori che rappresentano una reale e costante minaccia per il nostro cervello.

Si parla di alimenti ricchi di minerali, quali selenio, magnesio, fosforo, poi vitamine: A, complesso B, C ed E, nonché colina, betaina e fitochimici.

Un ruolo d’eccellenza nella protezione del cervello è, a ragion veduta, attribuito agli omega 3 e in particolare al DHA, acido docosaesaenoico, uno dei componenti fondamentali delle membrane neuronali. Numerosi studi epidemiologici dimostrano che un’assunzione adeguata di acidi grassi omega-3 ed antiossidanti può contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e di insorgenza di Alzheimer.

Ci sono poi sostanze come la curcumina, fitochimico nella curcuma, oppure l’acido a-lipoico, contenuto in diversi cibi, tra cui, spinaci, broccolo, cereali integrali, lievito, avocado, che forniscono una protezione insostituibile alle cellule nervose. In particolare, la curcumina è risultata efficacissima come antinfiammatorio, antiossidante, depurativo epatico e addirittura capace di contrastare la deposizione delle placche b-amiloidi della malattia di Alzheimer, nonché disgregarle a deposizione avvenuta. Quest’ultima azione, preventiva e disgregante sulle placche di b-amiloide è condivisa con il resveratrolo, fitochimico scoperto nell’uva, e con la catechina del thè verde, EPCG.
La curcumina è però poco biodisponibile, quindi è consigliabile associarla sempre ad una fonte di grassi per favorirne l’assorbimento.

L’acido a-lipoico è una molecola eclettica tra le cui funzioni si annoverano: azione antiossidante, blocco dei radicali liberi, rigenerazione di antiossidanti endogeni ed esogeni, quali le vitamine C ed E, rigenerazione (sprouting) dei nervi. In sostanza, una molecola indispensabile.

Infine, occorre menzionare le catechine, già citate per il thè verde e prime attrici nel cacao, insieme alle proantocianidine. A tali sostanze è attribuita un’elevatissima azione antiossidante e neuroprotettiva nei confronti di diverse sostanze tossiche endogene ed esogene. E questa informazione rende finalmente scevro dai sensi di colpa l’indulgere su deliziosi quadratini di cioccolato, rigorosamente raw e senza zucchero, per riceverne il massimo dei benefici.

Continua la lettura di questo articolo su Scienza e Conoscenza 59.
Troverai tantissime informazioni utili per la tua salute!

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venerdì 30 giugno 2017

EnneaMediCina: Qigong e PNEI




EnneaMediCina: Qigong, l'antica visione orientale della PNEI

Scritto da: Liliana Atz

Medicina Non Convenzionale



EnneaMediCina: Qigong, l’antica visione orientale della PNEI

Le antiche “pratiche di lunga vita” di matrice sciamanica, si perdono nella notte dei tempi della storia cinese.

In un mondo pericoloso e misterioso, l’uomo dell’antichità cercò il modo di armonizzarsi e di sopravvivere nell’ambiente in cui viveva. Attraverso l’osservazione delle leggi di natura, egli cercò di interpretare il volere di “Di”, l’inconoscibile divinità suprema.

A capo delle tribù, gli sciamani, spesso donne, esperti in fitoterapia, esorcismo e spiritismo, cercavano il contatto con le forze della natura: furono i primi medici della storia cinese.

Tra le loro tecniche curative figuravano anche protocolli di movimento fisico e di emissione vocale.

Attraverso queste danze sacre, essi coordinavano i movimenti del corpo e la respirazione con i soffi del creato, allontanando le energie perverse dal corpo.

Secondo l’opinione di più studiosi, queste danze non erano che l’anticipazione di quello che è l’attuale Qigong, il cui scopo fondamentale è proprio quello di riportare il Qi dell’organismo in risonanza con i soffi della natura.

Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) in Medicina Tradizionale Cinese

La Medicina Tradizionale Cinese, a cui queste antiche pratiche appartengono, assegna al Cuore le funzioni che in Occidente si attribuiscono al Cervello ed al Sistema Nervoso Centrale: le emozioni, la coscienza, la memoria ed il pensiero, indicate dall’ideogramma Shen.

Il Cuore produce ormoni che agiscono direttamente sul Cervello. In pratica il Cuore coinvolge tutto l'organismo nelle variazioni del suo ampio campo elettromagnetico; percepisce, sente e influenza tutta la fisiologia, a cominciare dal cervello.

Secondo la M.T.C. il Cervello, il “Mare dei Midolli”, si forma a partire dai liquidi Jin-Ye, in particolare dagli Ye, le sostanze di natura Yin che alimentano i tessuti. Questi liquidi addensandosi formano il Cervello, che, in tal modo, sarà in relazione con tutto il corpo. Cervello e Midollo sono una coppia inseparabile.

Il Midollo osseo origina le cellule sanguigne che trasportano in tutto il corpo gli elementi nutritivi, difensivi, ossigeno e scorie. Quindi l'abbondanza o la scarsità di Midollo influenzerà non solo il Cervello e la colonna vertebrale, ma anche le Ossa.

L'Osso, come il Midollo, e quindi il Cervello è un tessuto collegato al Rene e ai Soffi essenziali originari. Le Ossa dure contengono e proteggono il molle Midollo che le origina.

Per la Medicina Cinese i Reni conservano l’energia essenziale, il Jing e governano le ossa e quindi il midollo osseo ivi racchiuso, il midollo spinale ed il cervello da cui dipendono la memoria, la concentrazione, il pensiero ed il funzionamento degli organi di senso.

Da tutto ciò si deduce la presenza di un importante rapporto tra il Rene ed il Cervello, derivante dai liquidi Jin-Ye, che costituiscono la sostanza dei Midolli e del Cervello e che dipendono dal Rene per la loro trasformazione e distribuzione, nonché il loro strettissimo collegamento col Cuore.

Psiconeuroendocrinoimmunologia: gli Zang/Fu

Durante la fase dello sviluppo embrionale, gli Shen si uniscono alle strutture corporee in formazione, generando i vari Organi (Zang), vere e proprie entità psicosomatiche.

La Medicina Cinese postula una corrispondenza tra i cinque Organi (Cuore, Polmone, Fegato, Reni e Milza) e i relativi Shen, ossia gli aspetti psichici specifici dell’attività vitale, le “Anime Vegetative” dei singoli organi.

Il Fegato è sede dello Hun, il Polmone del Po, la Milza-Pancreas dello Yi, il Rene dello Zhi, mentre il Cuore è la sede dello Shen.

Il Cuore/Mente, chiamato anche l’Imperatore, come sede dello Shen vero e proprio, si pone al vertice assoluto della gerarchia tra Organi interni. È attraverso il Sangue che i suoi messaggi raggiungono tutte le cellule dei vari distretti corporei. Le forti emozioni o le difficoltà della vita di tutti i giorni, che si manifestano attraverso stati d’animo particolari, emozioni e sentimenti, che caratterizzano la struttura psico-fisica del singolo, influenzano il funzionamento dell’intero corpo/mente, di tutti gli Zang/Fu.

Per la MTC un organismo equilibrato e sano è il risultato del buon funzionamento di tutti gli organi: non esiste quindi il concetto di malattia organica, oppure di malattia psicosomatica, in quanto psiche e soma si esprimono sempre e contemporaneamente l’uno attraverso l’altro”.


Cinque emozioni e sette sentimenti
Per la M.T.C. esistono:

cause esterne di malattia (vento; freddo; calore; umidità; secchezza;
cause alimentari di malattia;
cause interne di malattia: le Cinque Emozioni e i Sette Sentimenti.

Le Cinque Emozioni sono una conseguenza della struttura dell’essere, del suo temperamento. Sono collegate alle sue caratteristiche congenite, al suo genotipo.

Le emozioni e specialmente le loro manifestazioni di squilibrio, sono associate agli organi secondo il ritmo dei Cinque Movimenti.

I collegamenti si verificano quindi tra:

Legno (Fegato) e Collera;

Fuoco (Cuore) e Gioia;

Terra (Milza/Pancreas) e Riflessione;

Metallo (Polmone) e Tristezza;

Acqua (Reni) e Paura.

I Sette Sentimenti, che oltre alle Cinque Emozioni considerano la Preoccupazione, collegata agli organi di Milza/Polmone e lo Shock, che danneggia sia il Cuore che i Reni, sono la fusione di ciò che è dentro l’individuo con ciò che sta fuori di lui, il risultato dell’interazione del genotipo (Essenza) col fenotipo (Personalità). Sono la concretizzazione dell’intenzione, il passaggio all’atto.

La lettura degli squilibri sia psichici, che fisici, secondo questa visione, viene quindi impostata in termini di disarmonia di un settore dell’Unità Energetica (organo/viscere), nei confronti della realtà esterna con la quale è in risonanza.


martedì 20 giugno 2017

Accordatura a 432 Hz: cosa significa?




Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

Scritto da: Dario Giardi

Consapevolezza e Spiritualità



Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

La musica è un linguaggio e come tutti i linguaggi, per essere compreso, utilizzato e condiviso ha bisogno di seguire dei riferimenti.

L’accordatura è uno di questi.

Non importa se stiamo imbracciando la chitarra nella nostra stanza, su un palco o in un’orchestra… in tutti questi casi, la prima azione, per fare musica, è accordarsi. A tal fine viene ormai spontaneo prendere a riferimento la nota LA a 440 Hz, prodotta dai diapason più comini o dagli accordatori elettronici.

Per quale motivo accordiamo tutti gli strumenti con il LA a 440 Hz?

La storia che si cela dietro questa scelta potrebbe essere tranquillamente presa come sceneggiatura per un thriller.

Tutto ha avuto inizio da una richiesta specifica, inviata dalla Commissione Acustica della Radio di Berlino alla British Standard Association.

Uno scambio epistolare che portò, nel 1939, a un primo congresso a cui non furono invitati i compositori francesi e italiani. Essendo dediti all’uso di un diapason con frequenze più basse, la loro presenza sarebbe stata più che ingombrante.

Così la decisione anglo-tedesca fu imposta facilmente e in un certo senso in modo arbitrario.

Dietro questa scelta molti hanno sempre visto un complotto nazista. È realistico pensarlo?
Sicuramente è indubbio che tutto partì, come abbiamo visto, da una specifica richiesta della Commissione Acustica della Radio di Berlino investita direttamente dal Ministro per la Propaganda nazista, il potente e spietato Goebbels.

Per quale ragione Goebbels si interessò a questo tema?

Hitler era profondo estimatore di Wagner. La musica del compositore tedesco, così come quella dell’intera scuola romantica, adoperava proprio l’intonazione del diapason a 440 Hz. È plausibile pensare che Hitler ordinò al suo Ministro di imporre l’intonazione ufficiale tedesca come standard mondiale.

Finita la guerra e sconfitto il nazismo, nel 1953 fu organizzato a Londra un secondo congresso che rimase, però, fermo nella decisione di adottare la standardizzazione sul valore dei 440 Hz. Una decisione, a detta di molti, presa, ancora una volta, in totale mancanza di trasparenza. Elemento quest’ultimo che ha lasciato supporre che oltre il “complotto nazista” ci fosse qualcosa in più dietro questa scelta.

Il professore del conservatorio di Parigi Robert Dussaut dichiarò che i liutai inglesi erano spinti da interessi commerciali legati alla vendita di strumenti ai jazzisti americani, che già si esibivano accordando i loro strumenti a 440 Hz.

È difficile capire quale elemento abbia giocato un ruolo più forte: la pressione politica nazista o le logiche commerciali inglesi?

Difficile rispondere.

Soggiogare le menti?
C’è anche un altro filone di pensiero che vede nella scelta dei 440 Hz un preciso obiettivo: quello di soggiogare le menti.

Secondo alcuni studiosi la scelta dei 440 Hz fu frutto di ricerche commissionate dalla fondazione Rotschild/Rockfeller.


L'accordatura a 432 Hz

Il suono a 432 Hz, per chi si interessa di discipline orientali, è collegato al chakra del cuore, “il chakra del sentimento”, diversamente dalla frequenza a 440 Hz che lavora sul chakra del cervello “il controllo mentale”. Se prendiamo per buona questa interpretazione, la decisione di fissare la frequenza a 440 Hz potrebbe essere vista davvero come una “cospirazione”.

I fautori di questa interpretazione sono convinti che ogni interferenza in merito, passata e presente, sia una cospirazione da parte di un potere occulto mirata a creare persone emotivamente instabili e quindi più facilmente controllabili.

Lo stesso Verdi si espresse sull’argomento, anche se esclusivamente da un punto di vista musicale, evidenziando la necessità di evitare diapason con vibrazioni così alte auspicando un ritorno alla frequenza francese: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità e al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome ‘LA’ a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un ‘SI bemolle’ a Roma?”

Al di là di quello che ciascuno può pensare la frequenza a 440 Hz è assunta come suono base per l’accordatura degli strumenti e per l’intonazione delle altre note. A tale valore devono così uniformarsi tutti gli strumenti e le orchestre del mondo occidentale, in modo che non ci siano scompensi da nazione a nazione, da città a città.

In Italia, in particolare, è la legge n. 170 del 3 maggio 1989, che regolamenta la materia stabilendo che: “il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota LA³, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.”

Alcuni disobbedienti hanno, però, dato vita a un vero e proprio movimento in favore del ritorno al LA a 432 Hz, denominato “Rivoluzione Omega”. Non pensiate che riguardi solo visionari, stravaganti e sconosciuti musicisti… basti pensare che negli studi di Abbey Road i Pink Floyd ci registrarono The Dark side of The Moon e che tra i fautori di questa rivoluzione c’è anche il noto leader dei Rolling Stones, Mick Jagger!

Questo articolo è tratto dal libro Viaggio tra le note di Dario Giardi

approfondimento su >>> http://432.sublimen.com

venerdì 16 giugno 2017

Che cos'e' la Psicologia Quantistica?




Che cos'e' la Psicologia Quantistica?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Che cos'è la Psicologia Quantistica?

Sicuramente ti sarà capitato di sentir parlare di quanti, energia vitale, campi elettromagnetici, di vibrazioni e del loro impatto sulla nostra realtà, ma soprattutto sul nostro stato di salute.

Le attuali frontiere della ricerca scientifica nel campo della fisica e della meccanica quantistica, hanno messo in chiara evidenza come l’azione di forze invisibili sia indispensabile per il pieno benessere, sia spirituale che fisico, delle persone. Infatti sulla base di queste nuove conoscenze si è sviluppata una nuovissima scienza: la Psicologia Quantistica, un approccio multidisciplinare che integra le più avveniristiche scoperte nel campo delle neuroscienze, della biologia e della fisica dei quanti alla psicologia, dando vita ad un modello integrato bio-psico-energetico che vede e studia l’essere umano nelle sue dimensioni integrate di Anima, Corpo e Mente e delle interazioni energetiche che intrattiene con l’ambiente in cui è inserito, suggerendo imprescindibili connessioni tra i fenomeni della coscienza e la presenza di un campo di informazione fondamentale che sottende ogni cosa: mente e materia.

Tali conoscenze sono preziose per comprendere che la realtà in cui viviamo non è frutto di circostanze indipendenti da noi, ma al contrario siamo noi attraverso il controllo delle nostre potenti energie interiori, a creare le circostanze potenzianti o depotenzianti per la salute, per la malattia e per le infinite possibilità fenomeniche di generare la realtà che desideriamo.


Compiendo un percorso multidisciplinare tra le rivoluzionarie frontiere della concezione Olistica, si possono comprendere le dinamiche energetiche che muovono la vita, laddove il moto dell'anima attira e genera la realtà in una danza armoniosa.

Si può essere sani e felici? Ognuno di noi è padrone di una realtà riflettente, che parla di sentimenti e pensieri, le cui radici sono al centro del petto, nel moto infinito della galassia emozionale, unica in grado di innalzare la nostra capacità di cogliere nelle cose materiali quell'elemento spirituale che rende possibile e dà senso alle infinite esperienze della nostra vita.

Il dominio dell’indagine multidisciplinare che conduce nei meandri delle bizzarre dinamiche energetiche che determinano il nostro stato di salute, è il palpitante mondo quantistico in cui la vita vibra. Un amalgama di saperi che offrono coordinate preziose, mettendo sotto i riflettori l’uomo come creatore attivo della realtà.

L’unione tra “Scienza e Divino” è capace di far ricomprendere il nostro rapporto con l’ambiente che viene plasmato attraverso il potere emotivo. La vera forza capace di irradiare la via del benessere e di condurci alla guarigione dentro di noi.


Carmen Di Muro, psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo Post-Razionalista e ISTDP, quantum trainer e scrittrice, vive ed opera in Puglia. Aperta alla più ampia visione olistica dell’essere umano nella sua inscindibile unità di psiche-soma, integra la formazione accademica con i suoi interessi personali nel campo della biologia, delle neuroscienze, della medicina, della meccanica e fisica quantistica.
Da sempre attratta dal mondo spirituale dell’uomo e dall'essenza profonda dell’esistenza, orienta i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso un tema speciale: "La guarigione dell'anima". Fa parte dell' EFP Group e oltre a svolgere l’attività clinica, divulga il suo pensiero tenendo convegni e seminari. Autrice del libro “Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio Scientifico nella Pura Essenza”, Gagliano Edizioni 2013 e “Anima Quantica. Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione” Anima Edizioni 2016, é membro del comitato scientifico e autore per la Rivista “Scienza e Conoscenza” di Macro Edizioni.


Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro

giovedì 15 giugno 2017

Musica per la meditazione e stati non ordinari




Musica per la meditazione e stati non ordinari di coscienza: frequenze binaurali e canti armonici

Scritto da: Dario Giardi

Consapevolezza e Spiritualità



Musica per la meditazione e stati non ordinari di coscienza: frequenze binaurali e canti armonici

Le “Binaural Beats” sono state scoperte nel 1839 dal tedesco H. W. Dove, anche se poi entrarono realmente in uso soltanto in seguito alla sperimentazione diretta sul cervello grazie al Dottor Gerald Oster al Mount Sinai School of Medicine di New York, nel 1973. Per capire bene cosa sono iniziamo col dire che nel cervello umano, quando è in stato di rilassamento, (ossia quando non è totalmente vigile e cosciente), sono state rilevate frequenze che vanno al di sotto dei 20 Hertz. Quando ad esempio il cervello si trova in stato Alpha (stato tipico del dormiveglia e della meditazione leggera) gli Hz nel cervello vanno da 8 a 14. Con le onde Theta invece (Fase di meditazione profonda o Sogni, fase REM), andiamo dai 4 agli 8 Hz. Mentre con le onde Delta (tipiche di chi sta dormendo profondamente) siamo sotto ai 4 Hz.

Delta
da 0,5 a 4 Hz: Sonno profondo e senza sogni.

Theta
da 4 a 8 Hz: Meditazione profonda, Trance, sogni, fase REM.

Alpha
da 8 a 14 Hz: Rilassamento vigile, Meditazione leggera, dormiveglia.

Beta
da 14 a 39 Hz: Stato vigile e di concentrazione, (più si sale più si va verso stati di ansia).

Gamma
sopra i 40 Hz: Agitazione, Paura, Attività cerebrale elevata.

Ascoltando delle frequenze a 7 Hz faciliteremo di conseguenza il nostro cervello nel favorire la meditazione stessa e le esperienze oniriche. Il problema però è che l’orecchio umano è impossibilitato a percepire queste frequenze visto che il range udibile va dai 20 ai 20.000 Hz. Allora come meditare con una frequenza di, per esempio, 7 Hz, se in maniera naturale non possiamo sentirla? Per questo entrano in gioco le frequenze binaurali: si creano due suoni con frequenze distinte, entrambe udibili dall’orecchio umano, lasciando però fra una frequenza e l’altra un margine rappresentato proprio dalla frequenza binaurale che si vuole riprodurre. Se volessimo creare una binaurale a 7 Hz potremmo ascoltare attraverso gli auricolari un suono di 300 Hz nell’orecchio sinistro e magari 307 in quello destro. Fra 300 e 307 c’è un margine di 7 Hz. In questo modo l’orecchio percepirà entrambi i suoni (perché non sono inferiori ai 20 Hz) ma, essendo il distacco fra una frequenza e l’altra molto breve, il cervello verrà “ingannato” e sentirà proprio la frequenza che a noi serve. Le binaurali non sono altro che dei toni che riescono a essere percepiti dal cervello quando due suoni con frequenze e differenze inferiori a una certa vengono ascoltati separatamente.

I canti armonici

Altra tecnica che utilizza i suoni per indurre stati alterati di coscienza e facilitare la meditazione, è quella dei canti armonici. È conosciuta e utilizzata da moltissime tradizioni antiche dell’Asia, dell’Europa, dell’Africa e persino del Nord e Sud America. Essi vengono detti anche Ipertonici (in inglese Overtones), per la loro capacità di consentire a una singola voce di eseguire più suoni (note) simultaneamente seguendo la progressione degli armonici.

In particolare, questi canti si focalizzano sul terzo armonico. È a questo, infatti, che viene associato un processo di profonda trasformazione, dove a una base totalmente terrena e stabile (la fondamentale/tonica o primo armonico che ritroviamo anche nel secondo armonico anche se un’ottava sopra) viene a sovrapporsi l’elemento “alto” animico e spirituale. È il terzo armonico che produce un intervallo di quinta giusta cambiando effettivamente la "qualità" del suono rispetto ai primi due armonici che si identificano ancora con la fondamentale, la tonica. Il legame fisico, grossolano, che è fortemente espresso dalla tonica, con il terzo armonico viene a spezzarsi in favore di una connessione a un qualcosa che è fuori di noi, all'esterno, ad un livello più sottile, ad una vibrazione più alta.

L'intervallo di quinta e la straordinaria personalità di Gustavo Rol

L’importanza dell’intervallo di quinta è stata riconosciuta e studiata da Rudolf Steiner che nella sua opera L'essenza della musica vedeva in esso lo strumento per sperimentare un’uscita nell’universo. Ma non fu il solo…

“Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla”. Sicuramente una frase molto d’effetto, che permane nella curiosità di tutti gli esoterici, ma anche dei fisici. A pronunciarla fu Gustavo Rol. Sensitivo, veggente, persona riservata e sincera, uomo incredibile, fuori dal tempo, apparentemente dotato di poteri, viveva una vita riservata, sempre alla ricerca della pura conoscenza. Di lui, nel 1942, s’interesso perfino il Duce in persona che lo invito a Villa Torlonia, dove preconizzo la sconfitta nella guerra. Anche Hitler lo voleva conoscere, e invio i suoi a cercarlo con l’ordine di condurlo a Berlino. Per ben tre volte gli uomini del Duce lo nascosero e lo sottrassero alle SS. Charles De Gaulle dichiarava di sentirsi poco sicuro con Rol in giro, capace com’era di sondare nei meandri delle menti altrui e di scoprire così anche i più delicati segreti di Stato. Anche in America s’interessarono a lui. Walt Disney volle incontrarlo e Kennedy, nel suo unico viaggio in Italia da presidente, venne appositamente a Torino per conoscerlo.
Lo stesso Albert Einstein volle incontrare personalmente Gustavo Rol. Quando Rol scoprì di possedere questo straordinario potere, lo attribuì a tre elementi particolari, sui quali si concentrava per far si che la materia si muovesse nella direzione da lui voluta. I punti focali a cui si riferiva erano: il colore verde, la quinta musicale e il calore.

Questo articolo è tratto dal libro Viaggio tra le note di Dario Giardi



venerdì 9 giugno 2017

Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate



Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate

Scritto da: Urbano Baldari

Medicina Non Convenzionale



Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate

I parassiti intestinali elminti (i vermi) sono spesso sottovalutati dalla clinica ma dal punto di vista della Medicina dell'Informazione sono invece molto importanti.

Nella mia pratica diagnostica quotidiana, li trovo spesso presenti (con le loro frequenze), nel contesto di patologie anche molto importanti, anche gravi e complesse. Se è vero che nel mondo occidentale è raro vedere le grandi infestazioni verminose, tuttavia le contaminazioni minori di questi esserini sono molto comuni, ma poco conosciute nei loro aspetti clinici, e purtroppo poco indagate.

È probabile che le grandi migrazioni di popolazione, sia umana, che animale, di questi ultimi anni, possano “mescolare le carte”, ovvero rendere presenti determinati ceppi di elminti, che in passato non si trovavano nei paesi cosiddetti “evoluti”.

Attualmente, esiste una tendenza, da parte di molti medici, a non considerare come pericolose le parassitosi. Quando va bene, queste forme sono considerate collegate alla Medicina Tropicale, cioè a quella scienza che studia le patologie proprie dei paesi più caldi, e in via di sviluppo (oppure, purtroppo, senza alcuno sviluppo).
Questa colpevole mancanza è accompagnata, spesso, da una totale ignoranza sull’argomento, tanto è vero che, dispiace dirlo, anche nei laboratori più organizzati manca la figura del parassitologo. Di più, io, personalmente, ho l’impressione che per molti medici questo problema semplicemente non esista e quindi non viene preso in considerazione.

I vermi sono un disturbo frequente e severo

Eppure i vermi sono sempre più frequenti e si accompagnano spesso a disturbi molto severi. Chi sostiene in modo quasi assoluto che i vermi siano tra le principali fonti d’inquinamento del corpo, sia dal punto di vista chimico, che da quello informazionale, è la dottoressa H.R. Clark, la quale ha sviluppato una metodica di ricerca frequenziale concettualmente simile a quella da me eseguita, pur essendo tuttavia operativamente molto diversa.

È molto probabile che uova, larve, cisticerchi e vermi adulti, essendo molto grandi, rispetto agli altri microrganismi, possiedano proporzionalmente un vasto ventaglio di antigeni in grado di attivare e modificare il sistema immunitario e il flusso di informazioni all’interno del corpo; inoltre, sembra che i parassiti, morendo, liberino nell’ambiente virus e batteri che essi portano dentro di sé. Detta in altri termini, la mole d’informazioni anomale che possono incidere sul “software” dei sistemi biologici è vasta, e tale da indurre modifiche profonde e serie soprattutto a livello di risposta immuno-allergica e di tipo nervoso.

Alterazione della flora batterica e sistema immunitario

Un altro danno, molto importante, è la capacità di questi esserini infestanti l’intestino, di provocare alterazioni nel numero e nella qualità della flora batterica che ci aiuta a proteggere le cellule intestinali, ci produce vitamine e sali minerali, ci prepara le proteine per essere assimilate e utilizzate.

A questo va aggiunto il danno diretto del parassita, il quale, secondo la sua specie, ha un ciclo vitale di riproduzione e sviluppo ben preciso, toccando più ospiti, sia stabili, che occasionali e, all’interno di questi, più organi. Esso ritorna sempre, per deporre le uova, nell’intestino o nella colecisti, e questo succede, per lo più, seguendo il ciclo lunare: nei giorni in cui c’è una nuova fase lunare (in pratica, circa quattro volte al mese).
Una caratteristica dei vermi, non di tutti, è quella di risalire dalla valvola di Oddi, posta nella parte alta dell’intestino tenue, lungo le vie biliari e, meno, pancreatiche, stabilendosi in aree “più protette” dalle aggressioni esterne. Un’altra localizzazione privilegiata è l’appendice: non di rado infiammazioni di questo organello linfatico sono causate da una forte infestazione parassitaria.

Ogni elminta ha in genere ospiti preferenziali nel regno animale, con i quali, entro certi limiti, contrae una specie di “modus vivendi”. Molto spesso, ciascun verme infesta due ospiti, appartenenti a due specie diverse del regno animale: uno intermedio e uno definitivo. In determinate circostanze, però, si possono avere infestazioni intermedie e definitive anche in altri appartenenti al regno animale, che fungono da ospiti occasionali. È così che, a volte, assistiamo a patologie da elminti che non propriamente dovrebbero svolgere parte del loro ciclo vitale nell’uomo. In questi casi è possibile che il sistema immunitario non riconosca appieno la specie infestante, e non riesca a operare una buona contrapposizione, ad esempio, quando i vermi, troppo presenti, muoiono e liberano frammenti biochimici, ma soprattutto imputs informatici “nuovi”.

Questo è il motivo, all’opposto, per cui Enterobius vermicularis (Ossiuro), cioè il parassita più conosciuto come “obbligato” per l’uomo, sia come ospite intermedio, che definitivo, provoca sintomi marginali (a meno che, come detto prima, non sia risalito lungo le vie biliari), mentre altri elminti, di cui per noi umani è più difficile la infestazione, o che hanno un ciclo vitale con più ospiti, sono in effetti più pericolosi e devastanti. Per il vero, esiste anche una maggiore “tolleranza”, prima informatica e poi biochimica, verso taluni parassiti, piuttosto che verso altri, a seconda della razza e del luogo di provenienza dell’individuo umano che viene infestato. Infine, conta molto lo stato dell’intestino, le eventuali disbiosi o patologie del digerente, essendo questa la porta principale di entrata di tali agenti (la seconda è quella inalatoria: uova o cisti di parassita possono essere inalate dalla terra, dove sono state lasciate da animali che lì hanno defecato).

Il sistema difensivo intestinale elabora una risposta generica, formata dalla attivazione di eosinofili, IgA, ed eventualmente IgE, la quale, in condizioni normali, permette di contrastare e limitare in modo efficace tutti parassiti elminti, i quali vengono “contenuti” in un numero di individui non in grado di nuocere all’organismo in cui si sono introdotti: fintantoché questo controllo funziona come “regolatore” ecologico, non si corrono particolari pericoli, a meno di comportamenti a rischio.

Il Benessere dell'intestino
Elisabetta Rostagno, Rudy Lanza

giovedì 8 giugno 2017

I fondamenti della dieta alcalina




I fondamenti della dieta alcalina: perché è tanto importante?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Alimentazione e Salute



I fondamenti della dieta alcalina: perché è tanto importante?

Gli organi e i tessuti del corpo danno il meglio di sé quando si trovano in un ambiente più alcalino che acido. Il livello di acidità e alcalinità (o basicità) di un ambiente è misurato dal pH, con valori oscillanti tra 1 e 14, dove 1 indica il massimo dell’acidità, il 7 una situazione di neutralità e il 14 il massimo dell’alcalinità. L’acido contenuto nelle batterie è un esempio di acido forte, mentre la soda caustica (idrossido di sodio) è un esempio di base forte (ovvero una sostanza fortemente alcalina). L’acqua, in particolare quella distillata, è neutra. I sistemi biologici, come l’organismo umano, sono in equilibrio in un’area intermedia della scala, quando cioè hanno un pH compreso tra 4 e 9,5. Quasi tutti i sistemi, fatta eccezione per alcune parti dell’apparato digerente, operano al meglio in un ambiente lievemente alcalino. La saliva, per esempio, dovrebbe avere un pH compreso tra 6,5 e 7,5 e l’urina intorno al 7. (In qualunque farmacia si possono acquistare cartine indicatrici, come quelle tornasole, con cui eseguire una valutazione pratica).

La dieta occidentale tipo è costituita in grandissima parte da alimenti che nel processo di degradazione digestiva e metabolica fanno aumentare l’acidità dell’organismo.

Quelli che lasciano i più consistenti residui acidi sono:

la carne,
il pollame,
il formaggio e i latticini in genere,
i cibi fritti, tutti i tipi di zucchero,
i prodotti a base di farine raffinate (per esempio pasta e pane bianchi),
le bibite, il caffè, il tè, la birra, il vino, i superalcolici,
certi frutti e tutto il cibo spazzatura.
Alimenti alcalini sono invece:

gli ortaggi,
i succhi di verdura,
gli oli “buoni” come quelli di oliva e di cocco,
alcuni semi oleosi e quasi tutti i legumi.
Se la maggior parte del cibo che mangiamo viene trasformato dal metabolismo in ceneri alcaline, allora ci nutre, ci riempie di energia e rende più forte l’organismo. Per contro, se ci nutriamo soprattutto di alimenti che nel processo metabolico lasciano residui acidi, gli effetti che ne derivano sono l’intossicazione e il logorio degli organi e dei tessuti. Ci sono anche altri fattori che contribuiscono ad accrescere l’acidità, come gli inquinanti chimici e ambientali, i radicali liberi e i campi elettromagnetici, ma anche i pensieri negativi e le emozioni come paura, preoccupazione, rabbia e ansia.


I pericoli dell'eccesso di acidità

Se a causa delle nostre scelte di vita malsane le cellule, i tessuti e gli organi vengono alimentati da fluidi acidi, probabilmente si infiammeranno dando luogo a patologie quali obesità, cardiopatie e cancro. Il sangue è particolarmente sensibile alle variazioni di pH: deve mantenersi sempre leggermente alcalino, con valori oscillanti tra 7,35 e 7,45. È esattamente come per la temperatura corporea: se è troppo alta o troppo bassa possiamo morire, ma se si abbassa o si innalza lievemente stiamo semplicemente male. Analogamente, se il sangue è un po’ più acido o più basico ci sentiamo male, ma se il pH cambia molto rischiamo la vita.

Per ristabilire l’equilibrio del pH e ridurre l’acidità (ovvero lo squilibrio più frequente), l’organismo cerca di neutralizzare gli acidi in eccesso riversando nel flusso sanguigno dei tamponi alcalini. I principali minerali che provvedono a questa funzione sono l’ortofosfato di calcio e il carbonato di calcio che, se non sono assunti regolarmente con l’alimentazione, il sistema preleva direttamente dalle ossa. È questo uno dei motivi per cui tante donne, e talvolta gli uomini in età molto avanzata, soffrono di osteopenia o di osteoporosi. Se consumiamo troppi cibi acidificanti, lo scheletro diventa debole e poroso. Inoltre, se il nostro terreno è acido, soffriremo facilmente di artrite o dolori articolari, se non addirittura di usura delle cartilagini, come avviene nell’artrite cronica e nella coxartrosi. Organi e tessuti soffrono sia per l’infiammazione derivante dall’acidità sia per la carenza dei minerali necessari a neutralizzarla. Un organismo troppo acido è un organismo intossicato, dove prosperano microrganismi come batteri, virus, funghi e lieviti – ma anche cellule tumorali – che invece non riescono a svilupparsi in un ambiente moderatamente alcalino.

L’eccesso di acidità favorisce anche l’aumento di peso e ostacola il dimagrimento. Il corpo tende infatti a immagazzinare le scorie acide nelle cellule adipose e si affida al grasso per impedire che l’acidità danneggi altri distretti corporei. Non è raro che, quando una persona ritrova un corretto equilibrio acido-base, cominci anche a dimagrire quasi senza accorgersene.

Il modo ideale per mantenere un pH adeguato è bilanciare la dieta con il 50-75% di succhi e alimenti alcalini, acqua pura (meglio ancora se alcalina), esercizio fisico, emozioni e pensieri positivi. A quel punto potremo ancora goderci alcuni tra i nostri cibi preferiti, anche se acidificanti, purché non rappresentino più del 25-30% del totale di ciò che mangiamo.

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Liberati dalle tossine
John Calbom, Cherie Calbom

martedì 6 giugno 2017

Come imparare l'autodisciplina




Come imparare l'autodisciplina

Scritto da: Danilo Maruca

Neuroscienze e Cervello



Come imparare l'autodisciplina

Diversi esperimenti scientifici rivoluzionari sono stati i protagonisti di scoperte davvero interessanti sull'essere umano, e uno di questi, in particolare, è abbastanza "controverso".

Un Esperimento Scientifico Rivoluzionario: Libet e il Libero Arbitrio

Nel 1983, Benjiamin Libet condusse un esperimento per capire quanto tempo intercorre tra il compiere un’azione e il tempo che ci vuole per diventarne consapevoli.

Alcuni soggetti che guardavano un punto su un quadrante di un orologio dovevano muovere un dito o il polso quando volevano e durante l’esecuzione dell'esperimento la loro attività cerebrale veniva registrata ed esaminata tramite un elettroencefalogramma. Dopo aver compiuto il movimento, i soggetti dovevano indicare dove si trovava il punto sul quadrante dell'orologio.

Con grande sorpresa di Libet, da questo esperimento risultò molto chiaro che il cervello dei soggetti decise di compiere il movimento circa 550 millisecondi prima di compierlo realmente, mentre i soggetti ne diventano consapevoli solo 300 millisecondi dopo che l'azione era avvenuta.

Quindi esiste uno "scarto di tempo" tra quando si compie un’azione e quando se ne diventa consapevoli. Ne diventiamo consapevoli solo dopo averla compiuta, anche se per via di alcuni meccanismi mentali a noi sembra di diventarne coscienti nel momento stesso in cui agiamo.

I risultati di questo esperimento e di altri molto simili sono al centro della discussione all'interno della comunità scientifica.

Il Libero Arbitrio e l'Autodisciplina

Indipendentemente dal fatto che esista o meno il libero arbitrio, sicuramente c'è una lezione importante da imparare su come gestire le proprie emozioni e cambiare vita. Indipendentemente dalle conclusioni che si traggono, esiste un legame tra l'esperimento di Libet e l'autodisciplina.

L'essere umano vive di reazioni più o meno consapevoli agli eventi che gli accadono: se una persona ti insulta la tua reazione di sentirti offeso è immediata o quasi. Se una persona ti riempie di complimenti la tua reazione di sentirsi gratificato è istantanea. Se vuoi imparare a cambiare la tua vita e a gestire le tue emozioni allora devi imparare a prendere il controllo delle tue reazioni.

Per imparare a gestire efficacemente le proprie reazioni bisogna auto-disciplinarsi. Esiste un principio fondamentale per imparare a gestire sé stessi e le proprie emozioni. Consiste nel rimandare la reazione il più possibile. Quando ti assale la rabbia, la paura, la gelosia o le altre emozioni negative bisogna imparare a rimandare il più possibile la reazione. Se preso dall'emozione negativa, reagisco come ho sempre fatto rimarrò schiavo di quell'azione.

Se invece rimando il più possibile la reazione allora nel tempo imparo a gestirla e a non compierla. Devi rimandare la voglia di lamentarti, di gridare, di arrabbiarti e cercare di non reagire per evolvere.

Ci vuole la disciplina di un guerriero Spartano.

Disciplina con Affetto
Un clima incoraggiante dove regna più l'elogio che il rimprovero e dà a grandi e piccoli il piacere di vivere insieme
Jerry Wyckoff, Barbara C. Unell

Lo Yoga della Disciplina - Libro
Gurumayi Chidvilasananda


lunedì 5 giugno 2017

Il pensiero modifica il cervello




Il pensiero ha il potere di modificare e organizzare il cervello

il corpo e l’ambiente: ce ne parla l’oncologo Claudio Pagliara

Scritto da: Carmen Di Muro

Consapevolezza e Spiritualità



Il pensiero ha il potere di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente: ce ne parla l’oncologo Claudio Pagliara

Non di rado solo piccoli sforzi in più possono fare la differenza tra gioia e sofferenza, benessere e malessere, tra vita e morte. Piccoli passi che possono condurre a grandi risultati. La via della guarigione diventa quel sentiero dorato che brilla dentro ognuno di noi e che può essere battuto con fede e perseveranza, nel momento in cui riusciamo a lasciarci guidare dalla bellezza delle cose, guardandole da una prospettiva diversa. Solo così la malattia può trasmutarsi in strada maestra per comprendere cosa c’è da cambiare, decidendo di percorrere una nuova via. Ed è questo che con coraggio insegna il dottor Claudio Pagliara, noto oncologo, specialista in medicina olistica, nonché grande amico e maestro di vita. La nostra conoscenza è stata sancita dallo stesso obiettivo, che ci ha dato la possibilità di intraprendere un cammino comune di grande stima professionale e lavorativa, la cui meta è una luce che mira ad accendere la consapevolezza in ogni persona che si trova lungo il nostro percorso. I pazienti sono i più grandi maestri di vita, insegna Claudio. Quelle stesse persone che hanno in sé tutta la forza e gli strumenti necessari per godere appieno della salute e della gioia.

Tantissime patologie, oltre alle cause imputabili all’ambiente e alla genetica, si nutrono dell’incapacità di rendere straordinaria la nostra esistenza. Questo il presupposto di partenza che ha sempre motivato il suo lavoro di specialista, ma soprattutto la convinzione che non si può credere di curare con efficacia qualunque malattia, pensando solo all’organo ammalato, trascurando il vissuto del paziente e separandolo dal suo contesto sociale, ambientale e culturale. Cosi come esistono delle leggi che governano le energie del mondo esteriore, così, anche, esistono precise leggi che governano le potenti energie dell’universo mentale e corporeo.
La guarigione prevede lo sviluppo delle potenzialità del paziente, perché ogni vero cammino terapeutico è anche un percorso di crescita interiore. Ed oggi sono moltissime le evidenze che dimostrano la maggiore efficacia di questo tipo di approccio nel decorso di diverse patologie, compreso il cancro, in quanto in ciascun essere umano ci sono potenzialità enormi e misteriose che aspettano solo di essere conosciute e mobilizzate.

Ricerche scientifiche sempre più numerose e rigorose dimostrano come le nostre convinzioni creano la realtà in cui viviamo. Che ruolo ha la nostra mente nella prevenzione e nella cura del cancro?
La mia esperienza clinica e i dati della ricerca più avanzata dimostrano che il nostro cervello è il più efficiente produttore di farmaci e di veleni. Anche l’effetto placebo, l’effetto nocebo e la profezia che si auto-avvera, dimostrano lo stretto legame e l’interdipendenza fra la mente, il corpo e l’ambiente. Il pensiero ha il potere, dal sapore divino, di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente. È proprio vero: in principio era il Verbo, cioè il logos (il pensiero all’interno, la parola all’esterno). Il logos diventa materia e ha il potere di costruire e di distruggere. Le nostre convinzioni creano la nostra realtà. Da qui l’importanza notevole della nostra mente nella nascita e nell’evoluzione del cancro.


Cosa troverai nell'articolo?

Mal-attia o Ben-attia? Quale secondo te tra i due termini appare più adeguato?

Il grande dottor Umberto Veronesi sosteneva che “il cancro si vince con un informazione corretta”. Oggigiorno, sempre più spesso, vengono divulgate informazioni confuse che creano ansia e paura. Quali sono le verità scomode che ci vengono negate?

In questi ultimi anni diverse patologie stanno conoscendo una crescita esponenziale. Le cause sono di vario genere, ma un fattore prioritario è giocato dall’alimentazione. Può una dieta sana diventare garante del pieno metabolismo energetico della vita?
Quali sono le linee guida alimentari preventive da poter adottare nella vita di tutti i giorni per combattere l’insorgenza dei tumori?

La scienza medica è in costante evoluzione e si occupa sempre più di preservare la salute attraverso uno sguardo complessivo che investe l’essere umano nella sua interezza.  Da fervido esponente della medicina olistica, quanto essa si dimostra efficace nel favorire un percorso di guarigione?

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza 60...

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Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
Autori Vari

mercoledì 24 maggio 2017

Qi Gong anti-cancro: un metodo di terapia olistica




Qi Gong anti-cancro: un metodo di terapia olistica
che sta dando risultati nella cura integrata delle malattie croniche e dei tumori

Scritto da: Uta Feiler e Christine Lanz

Medicina Non Convenzionale



Qi Gong anti-cancro: un metodo di terapia olistica che sta dando risultati nella cura integrata delle malattie croniche e dei tumori
Da alcuni decenni si sta diffondendo silenziosamente in Europa una pratica corporea che affonda le sue radici nell'antico qi gong taoista cinese. Una versione particolare di questa nota pratica riscoperta negli anni Settanta del secolo scorso, il Guolin qi gong, si sta infatti rivelando di importanza notevole nella cura delle malattie croniche e del cancro, anche in approccio integrato con le terapie convenzionale.

Dalla Cina, attraverso la Germania, insegnanti e pazienti stanno lentamente, ma con entusiasmo, apprezzando i risultati di questo approccio. Fioriscono così i libri sul tema e le testimonianze di guarigione. Vediamo un più da vicino in cosa consiste, quali sono le sue origini e le possibilità di guarigione che offre.

Che cos’è Guolin qi gong

Il Guolin è una delle forme di qi gong medico più importanti nella terapia dei tumori e delle malattie croniche. Per questo motivo viene anche definito il cosiddetto “qi gong anti-cancro”.

Questo metodo è stato sviluppato dalla professoressa dell’Istituto di Belle Arti di Pechino e pittrice Guo Lin, nata nel 1909 nella provincia del Guang Dong. A questa donna era stato diagnosticato un tumore all'utero che, dopo sei operazioni chirurgiche e conseguenti recidive con metastasi, venne ritenuto inguaribile dalla medicina ufficiale.

Guo Lin cominciò allora a sviluppare le pratiche di qi gong che suo nonno, un praticante taoista, le aveva insegnato quando lei era bambina. Questo percorso di riscoperta la portò alla ricerca dei più grandi maestri viventi in ambito, dai quali imparò tecniche millenarie, osservando e sperimentando su se stessa gli effetti delle pratiche di questa antichissima disciplina.

Ella guarì piuttosto rapidamente e questo successo la condusse, nel 1971, a trasmettere la sua conoscenza alla gente comune che fosse interessata a imparare, praticando nei parchi di Pechino. Guo Lin morì nel 1984 all'età di 75 anni per un ictus, senza che il tumore si fosse mai più ripresentato e lasciando un sapere significativo per la medicina: il Guolin qi gong.

Negli anni a seguire gli esercizi furono poi sviluppati e perfezionati ulteriormente da altri insegnanti. In Cina nacquero quindi dei circoli di Guolin, dove le persone praticavano insieme nei parchi. Oggi, a distanza di decenni, ci sono centri Guolin in tutto il mondo.

Il qi gong medico-terapeutico ha iniziato ad essere applicato in parallelo agli interventi della medicina convenzionale da circa trent'anni in paesi quali Canada, USA, Cina, Corea, Giappone, Australia e Malesia sia nella lotta contro i tumori sia in caso di altre malattie croniche.

Nel 1980, in Germania alcuni medici iniziarono a diffondere queste conoscenze. A partire dal 1989 la dottoressa Qi Duan Li, allieva della professoressa Guo Lin, ha introdotto negli ospedali tedeschi queste pratiche. In Italia questo metodo è purtroppo ancora poco diffuso.

Qi gong ed energia vitale.
Pratiche taoiste di lunga vita
Georges Charles

lunedì 22 maggio 2017

Vaccini: le ricerche del premio Nobel Montagnier



Vaccini: le ricerche del premio Nobel Montagnier

Scritto da: Vincenzo Valenzi

Critica al sistema sanitario



Vaccini: le ricerche del premio Nobel Montagnier

Nella sua intervista televisiva alla trasmissione parigina Vent PositiF Luc Montagnier tra gli altri argomenti ha discusso della controversia rapporto su vaccini e autismo considerato come malattia rara che tende a proliferare sempre di più di cui aveva già parlato a Bologna nell'ottobre del 2016 durante la lezione magistrale ai direttore ospedalieri.
Il premio Nobel per la Medicina, Luc Montagnier, rilancia la connessione tra vaccini e autismo. Ed è subito polemica. Secondo il biologo francese, le vaccinazioni - se somministrate contemporaneamente ad anti-infiammatori - potrebbero avere "effetti deleteri sul cervello" del lattante, scatenando "l'insorgenza dell'autismo".
"Molti genitori non hanno più fiducia nelle vaccinazioni" perché "talvolta c'è una correlazione temporale tra il vaccino e i sintomi legati all'autismo. Questo non significa una correlazione di causa-effetto ma i vaccini, insieme ad altri elementi, possono essere fattori scatenanti di situazioni pre-esistenti" legate all'autismo, ha spiegato Montagnier durante una lectio magistralis tenuta a Bologna in occasione del 42esimo congresso dell'Associazione nazionale dei medici delle direzioni ospedalieri.

Dalle ricerche di Montagnier e colleghi emerge come nell'origine dell'autismo possa esserci una componente batterica e una correlazione temporale, in alcuni casi, con le vaccinazioni. Concetti che si possono ascoltare nell'intervista integrale dove il virologo francese suggerisce prudenza con vaccinazioni che forse, oltre a prevenire ad aver salvato generazioni dalla poliomielite, e domani alcuni casi gravi di patologie (tumore della cervice in HPV o encefalite nel caso del morbillo ad esempio) potrebbero contribuire a patologie emergenti come l'autismo.
Una posizione quella del Nobel francese per la scoperta del virus dell'AIDS, su cui, oltre le polemiche sopra le righe, la comunità scientifica il mondo medico e il legislatore dovrebbero riflettere, magari ricordando l'epidemia influenzale H1N1 che poi tanto epidemica e terribile fortunatamente non fu. Nella scienza tutto cambia, nella medicina ancor di più.

Ogni cinque anni mediamente le linee guida e i protocolli terapeutici delle società internazionali vengono aggiornati, quello che oggi è la legge protocollare su cui i consigli di disciplina e i tribunali sentenziano cambia continuamente. Non guasterebbe allora maggiore serenità e prudenza nell'uso dei protocolli e della disciplina nella pratica medica che è una scienza giovane, in evoluzione e spesso ispirata dalla statistica e ancora più spesso dall'esperienza e dalla pratica con risultati come le tradizioni millenarie orientali ci dicono, nonostante le deboli basi scientifiche delle stesse.
La principessa della farmacologia, l'aspirina, da 150 anni viene usata, poco sapendo della sua scienza, che emerge di anno in anno sempre più complessa, con nuove indicazioni (circolatorie) e controindicazioni.
Sarebbe utile abbassare i toni e le spade e alzare il livello di confronto etico e scientifico, stimolando e finanziando ricerche controllate sui temi controversi come ad esempio quelli posti dal Nobel francese sui vaccini, il paracetamolo e i campi elettromagnetici che oramai ci avvolgono a qualsiai età e qualsiasi luogo senza che ci si possa proteggere.

L'interesse fondamentale della salute, si protegge con la ricerca sui punti critici e sulle nuove (o antichissime) opportunità, e confesso fa una certa impressione leggere dichiarazioni euforiche di autorevoli colleghi quando un nostro collega, con un buon curriculum, viene proposto per la radiazione, per aver pensato liberamente e aver cercato in scienza e coscienza di fare il meglio per i suoi pazienti. Non bisogna dimenticare che oggi nonostante i colossali progressi della diagnosi e della terapia solo negli Stati Uniti ci troviamo con 100.000 morti all'anno, 5 milioni di reazioni avverse di cui la metà gravi dati JAMA, benchè i protocolli siano stati rispettati e i medici protetti dal rispetto degli stessi.
Un tema che dovrebbe preoccuparci, alla ricerca di quei meccanismi che possono aiutarci a ridurre le reazioni avverse a personalizzare la terapia, verso la terapia di precisione.

Una strada su cui tutti ci stiamo incamminando, che richiede modestia, prudenza e coraggio di imparare e cambiare le nostre abitudini e convizioni sull'altare della verità e della missione medica. In gioco oltre a qualche carriera e all'onore di famiglie di medici bruciate, la vita dei malati che si affidano alle cure mediche troppo spesso con poche speranze (Demenze, SLA, tumori, ecc) e che si aspettano dai medici tutto il possibile da Oriente a Occidente da Allopatico a Olistico con Scienza e Coscienza verso una Medicina Integrata .


Danni Causati da Vaccini e Sieri
Versione nuova
Herbert M. Shelton


giovedì 18 maggio 2017

Bombardati dai raggi cosmici




È vero che siamo continuamente bombardati dai raggi cosmici?

Scritto da: Antonella Ravizza

Scienza e Fisica Quantistica



È vero che siamo continuamente bombardati dai raggi cosmici?

Per capire cosa sono i raggi cosmici, dovremo riprendere qualche concetto già esposto.
La materia è fatta di atomi; semplificando e dando una descrizione classica, ogni atomo è formato da un nucleo (composto da neutroni e protoni) e da una nuvola di particelle negative (elettroni). I raggi cosmici sono sostanzialmente nuclei di atomi completamente ionizzati e accelerati a velocità vicine a quelle della luce (300.000 chilometri/secondo). Le particelle che formano i raggi cosmici provengono da ogni direzione dello spazio e formano una vera e propria “pioggia” che colpisce continuamente il nostro pianeta. È stato calcolato che ogni metro quadrato dell’atmosfera terrestre viene colpito ogni secondo da 30 mila raggi cosmici.

Raggi cosmici primari e secondari

I raggi cosmici si classificano in primari e secondari: i primari sono appunto quelli che dalle sorgenti arrivano fino al nostro pianeta, ed entrando in atmosfera collidono con le molecole dell’aria; i secondari sono quelli che vengono generati dalla collisione dei primari con gli atomi dell'atmosfera terrestre. Questa collisione infatti genera uno sciame di particelle che si propaga fino a raggiungere il suolo terrestre.
Tra i raggi cosmici primari troviamo: protoni, neutrini, elettroni, nuclei di varia natura e fotoni ad alta frequenza (raggi gamma). Tra i raggi cosmici secondari troviamo: elettroni, neutroni, mesoni (Pi, K...), muoni e neutrini. Non tutti gli sciami però riescono a raggiungere la terra: la raggiungono solo quelli più energetici.
I raggi cosmici hanno varie origini: quelli a bassa energia vengono dal nostro Sole e sono prodotti dalle eruzioni solari; quelli ad alta energia invece sono prodotti molto più lontano, si pensa che provengano dalle Supernovae (da ciò che rimane dell’esplosione di una stella massiccia).
La materia espulsa con forza dall’esplosione di una stella si espande nello spazio entrando in contatto con altra materia e ne accelera i nuclei, generando raggi cosmici. Un altro tipo di sorgente di raggi cosmici sono i buchi neri che si trovano al centro delle galassie: il buco nero ingloba la materia circostante emettendone getti a velocità prossime a quelle della luce.

Dove si rilevano i raggi cosmici?

Da qualche anno i rilevatori di particelle presenti lungo il circolo polare artico registrano una crescita delle radiazioni cosmiche che colpiscono il nostro pianeta. Le alte latitudini sono le migliori per registrare il fenomeno perché il campo magnetico terrestre convoglia verso il Polo Nord la radiazione cosmica. Tuttavia i Poli della Terra non sono l’unico posto dove i raggi cosmici si stanno intensificando. Una serie di palloni sonda lanciati per una simile verifica dalla California, hanno registrato un aumento anche a quella latitudine. Per avvicinare il più possibile la gente comune alla scienza qualche anno fa è stato inaugurato presso la stazione Toledo della metropolitana di Napoli (linea M1 – a ben 40 metri di profondità) un rivelatore di raggi cosmici, visibile al pubblico, realizzato dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. Quando una particella ad alta energia colpisce i sensori di questo strumento i led di segnalazione si attivano rilevando il fenomeno. Particelle estremamente energetiche sono meno frequenti di particelle meno energetiche, ad esempio protoni con energia di 1018 eV sono piuttosto rari e hanno una frequenza di 1 per km2 all'anno, mentre i protoni più frequenti trasportano energie intorno a 1012 eV e si presentano circa ogni secondo per m2. Facciamo notare che energie così alte non possono essere raggiunte dagli attuali acceleratori di particelle sulla terra, quindi nel cosmo sono presenti acceleratori naturali molto più potenti.

Cosa ci dicono i muoni

Spesso si studiano i muoni perché la loro presenza è una evidente causa di particelle più pesanti provenienti dallo spazio; i muoni sono le uniche particelle che raggiungono il terreno (quindi rilevabili) e sono importanti anche per la relazione che hanno con i neutrini. I muoni hanno massa circa 200 volte maggiore dell’elettrone, sono altamente energetici e penetranti, ma essendo carichi, interagiscono solo debolmente e sono influenzabili dai campi elettrici e magnetici. I muoni sono particelle di seconda generazione perciò instabili, ovvero hanno una vita breve e si trasformano in un elettrone e due neutrini, un anti-neutrino elettronico ed un neutrino μ, per questo i muoni sono importanti anche per lo studio dei neutrini. Viaggiano a una velocità prossima a quella della luce; data la loro brevissima vita, sarebbero in grado di percorrere pochi metri, per cui non dovrebbero mai arrivare sulla superficie terrestre, invece ne arrivano in gran quantità! Secondo i fisici relativistici è proprio la grande velocità a dilatare il tempo della esistenza dei muoni e a consentir loro di percorrere distanze molto maggiori di quelle che la breve vita consentirebbe loro.

Raggi cosmici: come ci influenzano?

I raggi cosmici interagiscono con la materia e quindi anche con il nostro corpo; sulla Terra possono avere importanti conseguenze, fino ad influenzare la struttura delle nuvole. Alcuni esperimenti, infatti, hanno dimostrato che l’interazione tra raggi cosmici e le nuvole producono “semi” di aggregazione delle gocce e questo fa variare l’andamento naturale delle nuvole e può scatenare la formazione di violentissimi fulmini. Ma quel che è peggio è il fatto che possono diventare pericolosi per coloro che volano su aerei ad alta quota su rotte polari, perché le dosi di radiazioni che raccolgono possono diventare pericolose per la salute.
Un ulteriore rischio derivante dalla presenza di raggi cosmici è legato alla vulnerabilità dei circuiti elettronici a queste particelle, che può essere quantificato usando come unità di misura il ”fit”: failure in time. Un singolo fit corrisponde a un errore per transistor su un miliardo di ore di calcolo. Può sembrare poco, ma il problema diventa statisticamente significativo, considerando che la maggior parte dei componenti elettronici ha un failure rate dell’ordine delle centinaia, se non migliaia, di fit. Le società che producono semiconduttori sono molto preoccupate per questo problema in aumento continuo, soprattutto al diminuire delle dimensioni dei transistor nei chip dei computer e al crescere della potenza e della capacità dei sistemi digitali.

L'universo di Margherita - Libro
Storia e Storie di Margherita Hack
Margherita Hack, Simona Cerrato


Cakra, Chakra o Chakras: i vortici di energia vitale



Cakra, Chakra o Chakras: i vortici di energia vitale

Introduzione

a cura di Marco Stefanelli, Ph.D. Indovedic Psychology

I chakra sono centri di energia sottile dentro di noi. Sono una realtà che possiamo percepire e sperimentare, pur tuttavia, attualmente non possono essere dimostrati e analizzati scientificamente con gli strumenti di laboratorio convenzionali. Per questo motivo, quando leggiamo testi sull'argomento, troviamo una base di comprensione comune ma anche delle differenze nel modo in cui vengono spiegati e interpretati dalle varie scuole di pensiero, per esempio per quanto riguarda le loro funzioni, le qualità, i loro effetti e le tecniche e le modalità di risveglio e armonizzazione.

I sette centri energetici principali sono chiamati chakra che significa "ruota" o "vortice" perché l'energia vitale (Prana) si irradia da essi verso l'esterno in senso centrifugo come dal mozzo di una ruota.
Secondo il mistico e maestro Yogananda l'energia irradiata non proviene dal nostro corpo ma da una Fonte Cosmica ed entra nel nostro corpo tramite il nostro polo ricettivo negativo del sesto chakra (Agya) situato nel midollo allungato nel punto in cui la spina dorsale si congiunge con la base del cervello. Il midollo allungato in pratica agisce come un'antenna per l'energia cosmica dell'AUM. In seguito viene immagazzinata nel settimo chakra (Sahasrara) che è la principale "dinamo" del nostro corpo astrale (corpo energetico). Da qui il prana fluisce verso il basso per essere distribuito dai cinque chakra inferiori (sottodinamo) alle diverse parti del corpo.

Ogni chakra è quindi essenziale e necessario per la vita così come le sette note musicali di un'ottava sono necessarie per creare una bella sinfonia. Per creare armonia tutte le note devono essere accordate tra loro. Ogni nota svolge un ruolo importante e può essere suonata con talento nella sua piena purezza e bellezza oppure con scarso talento senza consentire a noi esseri umani di sperimentare ed esprimere gli aspetti più sublimi della divinità che è in noi.

Per meglio comprendere i chakra dobbiamo comprendere il Cosmo e l'Uomo Cosmico.
Secondo l'antica scienza dello Yoga il nostro microcosmo è un riflesso perfetto del macrocosmo: "Come sopra, così sotto". I chakra sono una parte centrale di questa struttura.
La scienza moderna sta sempre più confermando quello che i saggi vedici hanno proclamato già migliaia di anni fa. Ad esempio gli scienziati hanno dimostrato che l'Universo materiale è in realtà costituito da energia. La materia non è altro che energia "congelata" che può essere riconvertita in energia.
Attualmente i fisici quantistici hanno dimostrato che l'energia è governata dal pensiero e dalla coscienza.
La scienza del ventesimo secolo assomiglia sempre più a una pagina dei Veda, le antiche e sacre Scritture indiane.

I chakra sono situati nel corpo astrale. Anche il corpo causale ha i suoi chakra fatti di pensieri, mentre il corpo fisico ha i corrispondenti plessi. Questi corpi comunicano tra loro attraverso i chakra grazie ad un intreccio di prana e coscienza. Il legame finale è un "nodo" alla base della spina dorsale chiamato "Kundalini" che tiene legata la coscienza alla materia e solo sciogliendolo la nostra coscienza potrà ascendere alle sfere superiori.

Secondo gli antichi insegnamenti yogici il nostro corpo fisico non è altro che una condensazione delle energie emanate dai chakra. Se spegnessimo le correnti dei chakra il corpo si dissolverebbe.
Ad animare il corpo fisico sono le sottili forze astrali (prana)che si sono evolute dall'ancor più eterica creazione causale fatta di pensieri. Dietro a tutto questo c'e' l'anima, il nostro vero Sé. Quanto più è profonda la nostra percezione interiore, tanto più ci avviciniamo alla divinità. Il nostro sentiero è fondamentalmente quello di immergerci sempre più profondamente nel nostro essere per realizzare chi siamo veramente.

I sette chakra fanno parte del nostro sitema nervoso astrale che nelle Scritture vediche è chiamato "albero Ashvattha" o albero della vita che ha le sue radici in alto perché la sua linfa (Prana) discenda del Cosmo e viene immagazzinata nel Sahasrara chakra, da qui scende nella spina dorsale che è il "tronco" dell'albero con i relativi chakra e dai quali la linfa del prana viene distribuita in tutto il corpo tramite i "rami" (nervi periferici) dando vitalità all'organismo e rendendo possibile l'attività sensoriale. Il corpo fisico emana in realtà dal più sottile corpo astrale e i suoi 72.000 nervi astrali si chiamano "Nadi".

La forza di volontà muove il prana attraverso le nadi. Il flusso del prana nei nervi sensoriali è causato sia dalla forza di volontà divina che dalla volontà umana metre il flusso del prana nei nervi motori è causato esclusivamente dalla nostra volontà. Se ritiriamo il prana dai nervi motori il risultato è un completo rilassamento. Se invece ritiriamo il prana dai nervi sensoriali sperimentiamo la completa interiorizzazione e se durante questa interiorizzazione eleviamo il prana  portandolo in alto nella sushumma la nostra coscienza si dirige verso lo Spirito.
Quando il prana fluisce dai chakra verso l'esterno, tramite il sistema nervoso, la nostra coscienza è centrata nei sensi e nella percezione del mondo esterno mentre quando la forza vitale si muove all'interno verso le terminazioni interiori del sistema nervoso (chakra) la nostra coscienza percepisce l'anima, il Sé. Se la forza vitale si dirige dai chakra verso l'alto, la coscienza si dirige verso l'unione con lo Spirito (Yoga).

La spina dorsale astrale e i chakra sono costituiti di energia pertanto non possono essere rigorosamente definiti, collocati e limitati. L'energia è fluida per cui può diventare più larga o più sottile e può fluire in molti modi. Alcuni la percepiscono al centro del corpo mentre altri verso la parte posteriore.

I chakra sono anche chiamati "Loti" perché ognuno di essi ha un certo numero di "petali" (correnti o raggi) e ogni petalo ha una specifica funzione che porta luce e vita a una determinata parte del corpo. Ogni petalo, essendo una vibrazione, produce anche un suono unico e questi suoni furono uditi interiormente dagli antichi yogi che crearono con essi l'alfabeto sanscrito di cui il suono di ogni petalo divenne una delle cinquanta lettere di questo alfabeto ancestrale. Il sanscrito quindi è la potente lingua dei chakra, completamente diversa da qualsiasi altra lingua del nostro pianeta, infatti il sanscrito è definito come "devanagari", lingua degli angeli o divina. I suoi cinquanta suoni seme sono infatti dei bija-mantra e vengono pronunciati nei sacri mantra e nelle meditazioni.

Recitare i mantra è una splendida pratica spirituale ma spesso commettiamo l'errore di credere che il progresso spirituale dipenda esclusivamente dai nostri sforzi personali come se con le solo tecniche potessimo imbrigliare l'Infinito o il Divino. La corretta comprensione di tali pratiche include Kripa, la Grazia divina e per ottenerla è necessaria la devozione. Il nostro "cuore" deve essere sinceramente coinvolto perché senza devozione e amore nessun mistico ha mai raggiunto la meta suprema dello Yoga.

La musica è capace di penetrare direttamente nei chakra donando loro nuova luce e potere risvegliando la loro vita interiore. La musica trasmette molto più dei semplici suoni, infatti i suoi ritmi, melodie e armonie toccano i chakra risvegliando in essi specifici stati di coscienza. La musica può risvegliare l'intero spettro degli stati d'animo e dei sentimenti dei nostri chakra, buoni e cattivi, luminosi e oscuri, divini e mondani. La musica è più potente di quello che si pensa, è bene sceglierla consapevolmente e con discernimento.
I nostri chakra vibrano in risonanza con la musica e i suoni che hanno la loro stessa vibrazione.

La musica può portare l'energia dei chakra in due direzioni, verso l'alto, esprimendo le loro qualità elevanti e verso il basso, esprimendo le qualità egoiche e mondane.

La musica può esercitare tre tipi di effetti sui nostri chakra:

- Sattvico: quando l'energia fluisce verso l'alto stimolando il potenziale divino con influenze di calma, purezza, felicità, gioia, elevazione;

- Rajasico: quando l'energia dei chakra fluisce verso l'esterno affermando l'ego con tutte le sue emozioni umane e ambizioni personali. E' energizzante ma irrequieta;

- Tamasico: quando l'energia dei chakra fluisce verso il basso stimolando le sue caratteristiche più grossolane. Questo tipo di musica ha influenze deprimenti, violente e sessualmente stimolanti.

Il suono è il più grande potere dell'Universo e può stimolare profonde esperienze mistiche. In India questa scienza sacra è chiamata Nada Yoga, unione divina attraverso il suono. La sua influenza è più incisiva di quella di qualsiasi altra forma d'arte poiché è una diretta espressione dell'AUM, il suono sacro primordiale.

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