mercoledì 20 settembre 2017

L'intestino e' chiamato anche "secondo cervello"




Perche' l'intestino e' chiamato anche "secondo cervello"?

Scopriamolo nel libro "Buona Cacca a Tutti"

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Perché l'intestino è chiamato anche "secondo cervello"? Scopriamolo nel libro "Buona Cacca a Tutti"

Questo articolo è tratto dallo straordinario libro Buona Cacca a Tutti (Macro Edizioni, 2017).

Quando siamo stressati per un esame sediamo sul gabinetto con la diarrea, quando cambiamo sede, invece, non funziona più niente. Se soffriamo di stitichezza siamo di cattivo umore, quando siamo di cattivo umore siamo spesso costipati, la paura ci fa venire mal di pancia. Dietro a tutto ciò si nascondono i nervi: per l’esattezza l’influsso del sistema nervoso vegetativo.

Se il tratto digerente svolgesse il suo lavoro in completa autonomia ad ogni ora del giorno o della notte, con calma o sotto tensione, ciò da una parte sarebbe un bene, dall’altra sarebbe però antieconomico, per lo meno per quel che riguarda l’energia che rimane disponibile per il resto dell’organismo. Proprio per questo motivo entra in scena il sistema nervoso vegetativo, il controllo dal cervello che noi non riusciamo a influenzare.

Per questo motivo dobbiamo sapere un pochino di più sul sistema nervoso. Il sistema nervoso autonomo del tratto digestivo, denominato enterico, è solo una parte di questo sistema nervoso detto vegetativo o anche autonomo, che consta di tre parti. Inconsapevolmente esso regola le nostre funzioni vitali, dunque la pressione sanguigna, il battito cardiaco, la respirazione, il metabolismo, le attività sessuali e anche, appunto, la digestione.

Le altre due parti vengono chiamate sistema nervoso simpatico e parasimpatico. All’opposto c’è il sistema nervoso somatico che controlla le nostre reazioni consapevoli.

Il sistema nervoso simpatico, detto anche solo simpatico, un tempo, quando andavamo a caccia di bufali, regolava le nostre funzioni vitali. Oggi ci pilota quando siamo stressati, quando andiamo al lavoro, quando litighiamo col vicino. Ci prepara per le prestazioni eccessive che ci stanno aspettando. Questo processo ha effetti anche sull’intestino. Quest’ultimo viene inibito dagli stimoli provenienti dal simpatico perché in queste situazioni di stress le energie vengono utilizzate diversamente. Se lo stress prende il sopravvento l’intestino reagisce con dolori, nausea oppure rutti perché non riesce più a essere all’altezza dei propri compiti. Lo stomaco non si svuota, la peristalsi nell’intestino tenue viene limitata, solo l’intestino crasso può, in alcune persone, diventare più attivo. Lo stress continuo impedisce in questo modo la corretta digestione dei nostri alimenti. Ciò si può manifestare con diarrea o stitichezza, viene stimolata la produzione di sostanze tossiche nell’intestino, le pareti intestinali diventano permeabili. L’attacco tossico e i meccanismi di difesa da esso scatenati potrebbero spiegare alcuni stati depressivi.

Il parasimpatico invece controlla tutte le funzioni in situazioni di calma e di rigenerazione. Anche se il tratto digestivo ha il suo proprio sistema nervoso esso viene stimolato dal parasimpatico a produrre maggiori quantità di succhi gastrici, ad avere una migliore peristalsi e un’evacuazione più facile. Quest’ultima sarebbe stata molto poco pratica durante la caccia al bufalo e avrebbe certamente avuto come conseguenza che non ne avremmo mai fatto fuori uno.

Torniamo al “secondo cervello”: l’intestino regola e controlla la maggior parte del proprio lavoro tramite il suo proprio sistema, mentre i suoi fratelli, il simpatico e il parasimpatico, intervengono dal cervello quando l’energia serve da un’altra parte.

Tutto ciò si svolge per lo più in maniera inconscia. Potete sicuramente immaginare che la nostra coscienza sarebbe completamente oberata con tutte le informazioni provenienti dall’intestino; per questo motivo le informazioni da questa regione arrivano alla nostra coscienza solo quando qualcosa non va per il verso giusto, quando i nervi del nostro sistema nervoso somatico segnalano del dolore.

La stessa cosa accade a molte persone che soffrono di colon irritabile. La soglia percettiva, la soglia che determina quando le informazioni vengono percepite, è abbassata nelle persone colpite da questo problema. In un esperimento si è gonfiato nell’intestino di pazienti che soffrono di colon irritabile un palloncino fino al momento in cui questi non iniziavano a percepire dolore. Contemporaneamente venivano misurate le attività cerebrali e si è scoperto che, al contrario di quanto avviene nei soggetti sani, queste informazioni giungevano maggiormente in un’area del cervello che definiamo sistema limbico. Questa è l’area in cui elaboriamo i sentimenti. Nei pazienti che soffrono di attacchi di paura si sono osservate simili elevate attività proprio in quest’area.

In seguito a quanto spiegato sopra risulta chiaro come l’ampio spettro degli stimoli che vanno dallo stress alla calma, attraverso il sistema nervoso vegetativo, abbia effetti sulla digestione. E grazie alla nostra esperienza personale sappiamo inoltre che non solo lo stress ma anche altri forti sentimenti, come amore, lutto, paura o rabbia, possono avere ripercussioni sullo stomaco. Viceversa ci accorgiamo anche quando “qualcosa ci sta sullo stomaco”: riceviamo un riscontro sullo stato della digestione, ci sentiamo oppressi o abbiamo addirittura “le farfalle” nello stomaco.

Noi stessi possiamo essere sicuri che le emozioni e il nostro tratto intestinale vivono in interazione e che il sistema limbico “comunica” con la digestione. Sappiamo infatti che le nostre emozioni vengono rielaborate nel sistema limbico del nostro cervello, proprio come le informazioni che lì vengono inviate dall’intestino.

Possiamo dunque essere proprio sicuri che un intestino sano contribuisce all’equilibrio emotivo e che viceversa stati emotivi a lungo trattenuti, come paura o stress, hanno effetti negativi sulla nostra digestione. Grazie a terapie che portano a rilassarsi e ad avere un equilibrio emotivo, come yoga, training autogeno e meditazione, possiamo fare del bene alla digestione e quindi migliorare anche le nostre condizioni di salute.

Continua la lettura!

Buona Cacca a Tutti! - Libro
Un intestino sano per migliorare la nostra salute fisica e mentale - Con l'esclusivo programma "Detox intestinale in 10 giorni"
Adrian Schulte

lunedì 18 settembre 2017

Meditazione e fisica quantistica




Cosa c'entra la meditazione con la fisica quantistica?

Scritto da: Carmen Di Muro | Psicologia Quantistica



Cosa c'entra la meditazione con la fisica quantistica?

Vorrei chiedere un parere alla dott.ssa Di Muro in merito alla meditazione. Noi sappiamo che la meditazione agisce internamente nella biologia del praticante, ma non si parla mai, o quasi mai, degli effetti fuori di noi. Pratico discipline olistiche da più di 15 anni e gli effetti sono modesti. Forse esistono interazioni diverse (ambientali). Forse esistono discipline più efficaci. Sto cercando nelle culture antiche e non nelle scienze moderne una risposta efficace. Chiedo un parere sul tema, ossia: erano meglio le discipline degli antichi taoisti?

Grazie
M.

Gent.mo M.,

il termine “meditazione” può avere molteplici definizioni, non sempre coincidenti tra loro a causa delle diverse connotazioni che essa assume in base alle tradizioni culturali a cui fa riferimento. Ma pur essendole attribuite molteplici accezioni essa può essere sintetizzata come una serie di pratiche volte a sviluppare una maggiore coscienza di se stessi, agendo beneficamente sul piano mentale, fisico e spirituale della persona. La scienza non è in antitesi alla via meditativa, ma al contrario diviene uno strumento indispensabile al fine di aumentare la consapevolezza.

Si può essere consapevoli di sé senza conoscere come siamo fatti e come funziona il nostro organismo? Del perché la nostra esistenza sia scandita, il più delle volte, da uno spazio mentale dove non regna mai il silenzio e l’armonia?

Moltissime evidenze scientifiche mostrano che attraverso l’utilizzo della meditazione si assiste alla liberazione degli automatismi mentali e all’incremento di un maggior senso di equilibrio emotivo, che oltre ad essere salutare per la biochimica del nostro organismo, si riversa nel rapporto con l’esterno, con ovvie conseguenze positive nella qualità delle relazioni. Meditare, pregare e pensare positivamente entrano oggi a pieno diritto nella medicina, ufficializzando ciò che una moltitudine di tradizioni sapienzali hanno sempre sostenuto. Ma ciò non è tutto. Ad allargare questo scenario verso uno panorama di senso nuovo che possa guidarci concretamente a trarre benefici riscontrabili, ma e soprattutto praticabili nella nostra vita quotidiana, ci aiuta la fisica quantistica, i cui attuali sviluppi contribuiscono a rivedere l’uomo come un campo di energia unificata che costantemente scambia informazioni a livello sottile con tutto ciò che lo circonda. Ciò è importante, in quanto avere la consapevolezza dell’unitarietà del nostro essere come sistema energetico integrato, permette di trarre dati interessanti circa le vie che i nostri pensieri e le emozioni seguono nell’influenzare non solo i sistemi fisiologici, ma anche il contesto ambientale in cui siamo inseriti.

Scrivi a Carmen Di Muro!

Da oggi Carmen Di Muro, psicologa e psicoterapeuta, risponde alle domande dei lettori relative ai temi sopra illustrati.

Per inviare la tua domanda a Carmen Di Muro scrivi via mail a

Stando a questo, pensieri ripetitivi, rimuginazioni su accadimenti non digeriti, sofferenze accumulate durante periodi di vita stressanti, creerebbero all’interno del nostro essere sedimenti di energia tossica che andrebbero a distorcere il nostro campo elettromagnetico personale (indispensabile per il mantenimento sano delle reazioni biochimiche presenti nell’organismo), veicolando all’ambiente il tipo di informazione di cui siamo portatori. Per esempio, se in un determinato arco esistenziale stiamo vivendo nella preoccupazione tenace per qualcosa o qualcuno, questo dialogo interiore drenerà energia mentale  e nervosa per essere continuamente attivo, sfibrando tutte le nostre risorse che andrebbero investite in altro. Questa perdita di energia costante, se lasciata a se stessa, innesca tutta una serie di attriti con la realtà impedendoci di viverla al meglio e non consentendoci di creare situazioni vantaggiose. Ogni processo di cambiamento, invece, passa attraverso l’attenzione, ovvero l’osservazione pura e semplice di ciò che accade dentro e fuori di noi, che ci permette di far leva sulla realtà, modificandola a nostro piacimento.

Se nella nostra sfera mentale si svolge un ininterrotto dialogo, come si fa ad essere partecipi pienamente delle cose che viviamo ad ogni istante direzionandoci verso la strada giusta? Il qui ed ora, è ciò che ci permette di scegliere se cambiare le cose, è quel punto di informazione immediata, di entanglement quantistico tra particelle elementari. Scegliere, significa decidere cosa pensare e in che tempo vivere, tenendo presente che i pensieri diventano realtà nel presente in quanto sono energia non locale che si accorda allo stesso tipo di frequenza presente nell’ambiente.

Se dissociamo la pratica meditativa dal nostro vivere quotidiano, considerandola esclusivamente come uno spazio a sé dove trovare quiete e tranquillità momentanea, nulla potrà cambiare. L’attenzione sulle cose e sull’ambiente sarà altalenante, nella più piena incoerenza vibrazionale non capace di mobilitare e trasformare il reale. Al contrario, portando stabilmente l’ascolto su se stessi in modo da comprendere che ogni pensiero e ogni sensazione pur essendo un emergere e uno sparire che si dissolve nel momento del suo accadere, al contempo intonano il sottofondo sonoro delle nostre giornate su una frequenza dominate piuttosto che su un’altra, diventa il modo per iniziare a fare esperienza di alcuni intervalli di consapevolezza duraturi nel nostro flusso mentale. Essi rappresentano il nostro stato naturale di comunione con la vita, un flusso energetico informato capace di trasformare tutto ciò che si muove intorno a noi (situazioni, eventi e persone). Questa condizione non soltanto innalza la frequenza del nostro campo elettromagnetico, ma ci permette di entrare in risonanza con eventi, situazioni e persone intonate dalla stessa carica e di riconoscere e recidere  il filo sottile con contesti che invece sono caratterizzati da un altro tipo di frequenza.

La vita stessa si trasforma in un perenne flusso di meditazione e, quando ciò accade, non siamo più sotto il dominio dei pensieri o delle emozioni disturbanti, ma siamo sotto i dettami dell’energia dell’anima, della nostra più intima natura che ci spinge a vivere in uno stato di serenità duratura capace di accogliere tutte le esperienze, anche le più dolorose, non come nemici da evitare, ma come scalini indispensabili per la nostra crescita.

La comprensione delle silenti dinamiche energetiche ci portano pian piano a scoprire quale sia il nostro ruolo attivo, così da poterci instradare sempre più luminosamente verso la realizzazione personale, quello che i Taoisti, per esempio, chiamano Ming: “il mandato da portare a compimento”. Così come non esiste differenziazione tra noi e gli altri, in quanto espressione di un Campo di Informazione Interconnesso al di là dei regni della materia, dello spazio e del tempo, così non esiste tradizione o disciplina migliore delle altre, ma ognuna diventa funzionale, in base alle caratteristiche e alle predisposizioni individuali, per la crescita e per il raggiungimento della gioia e della serenità interiore.

Approfondisci questi temi nel libro di Carmen Di Muro:

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

venerdì 15 settembre 2017

Che cos'e' una teoria scientifica?




Che cos'e' una teoria scientifica?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Scienza e Fisica Quantistica



Che cos'è una teoria scientifica?

Questo articolo è tratto dal libro L'Enigma Quantico.

Mettiamo in chiaro quali sono i criteri che ci permettono di accettare come scienza affidabile una teoria. Ci faranno molto comodo quando rifletteremo sull’accettazione della teoria quantistica con la sua controintuitività.

Ma prima un appunto sulla parola “teoria”. Si parla di teoria quantistica ma di leggi di Newton. “Teoria” è il termine moderno. Non ci viene in mente alcuna “legge” nata nel XX o nel XXI secolo, in fisica. Anche se, a volte, il termine “teoria” si usa per indicare un’idea speculativa, ciò non implica necessariamente incertezza. La teoria quantistica è, per quanto ne sappiamo finora, assolutamente corretta. Le leggi newtoniane sono invece un’approssimazione.

Per ottenere consenso, una teoria deve innanzitutto elaborare previsioni verificabili, producendo risultati che possano essere presentati in modo obiettivo. Deve indossare sul petto una targhetta che scoraggi i potenziali confutatori.

«Se sei buono andrai in paradiso». È una previsione che può anche essere corretta, ma non è oggettivamente testabile. Le religioni, le correnti politiche e le filosofie non sono generalmente teorie scientifiche. La teoria di Aristotele sulla caduta, secondo cui un sasso che pesa 1 kg precipita il doppio più velocemente di un sasso che pesa 0,5 kg, è una teoria scientifica (anche se errata).

Una teoria che produce previsioni verificabili è candidata a diventare una scienza affidabile. Le sue previsioni devono essere verificate per mezzo di esperimenti che la mettano in discussione cercando di contraddirla. E tali esperimenti devono risultare convincenti persino per i più scettici. Per esempio, le teorie che suggeriscono l’esistenza della percezione extrasensoriale (ESP) permettono di elaborare previsioni, ma, finora, gli esperimenti condotti non sono stati in grado di convincere chi nutre dubbi a riguardo.

Per poter essere considerata una scienza affidabile, una teoria deve produrre svariate previsioni confermate e non può incappare nemmeno in una singola confutazione. Una singola previsione sbagliata significa che la teoria va modificata o abbandonata. Il metodo scientifico ci va giù pesante con le teorie. Una mossa falsa e sei fuori! In realtà, nessuna teoria scientifica è sempre del tutto affidabile. È sempre possibile che esperimenti futuri la confutino. Una teoria scientifica è, nel migliore dei casi, provvisoriamente affidabile.

Il metodo scientifico, dati gli standard elevati che pone in termini di verifiche sperimentali, è spietato nei confronti delle teorie. Ma può anche essere spietato nei nostri confronti. Se una teoria rispetta tali requisiti, siamo infatti obbligati ad accettarla come scienza affidabile indipendentemente da quanto possa entrare in contrasto con il nostro intuito o il nostro buonsenso. È esattamente il caso della teoria dei quanti.

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L'Enigma Quantico - Libro
Quando la fisica incontra la coscienza
Bruce Rosenblum, Fred Kuttner

giovedì 14 settembre 2017

Intestino e autismo: quale relazione?



Intestino e autismo: quale relazione?

Scritto da: Sabina Bietolini

Medicina Non Convenzionale



Intestino e autismo: quale relazione?

Le infezioni perinatali, la precoce esposizione agli antibiotici (anche attraverso carni e latte vaccino da allevamenti intensivi) e l’ospedalizzazione, in quanto in grado di alterare il microbiota intestinale sin dai primi giorni di vita, sono considerati fattori di rischio per la sindrome da spettro autistico (ASD).

Nei bambini autistici è stata dimostrata un’alterazione della permeabilità intestinale e quindi, non a caso, molti dei bambini autistici soffrono di problemi gastro-intestinali, tra i quali gonfiori e stitichezza. Se la mucosa intestinale viene cronicamente compromessa o danneggiata ne risulterà una maggiore permeabilità della mucosa stessa. Di conseguenza qualsiasi tipo di sostanza antigenica potrebbe attraversare liberamente la barriera intestinale, avviando reazioni immunitarie e permettendo l'assorbimento sistemico di sostanze che potrebbero influenzare negativamente le funzioni organiche e cerebrali.

La relazione tra microbiota e malattie neurologiche, come, ad esempio, autismo o sclerosi multipla, era, fino a pochi anni fa, pressoché sconosciuta e attualmente sta ricevendo sempre maggiori attenzioni al fine di individuare strategie preventive adeguate e precoci.

Si parla infatti di asse gut-brain (intestino-cervello) che ha un ruolo determinante per la salute dell’individuo, e, nel caso specifico di bambini affetti da ASD, le disfunzioni del tratto gastrointestinale sono state associate a maggiori livelli di irritabilità, comportamenti aggressivi e disturbi del sonno. Studi recenti suggeriscono che percorsi neuroimmunologici possano contribuire alla sintomatologia ASD attraverso l’asse gut-brain. L’approccio integrativo con probiotici è risultato positivo, migliorando la sintomatologia e riducendo l’infiammazione della mucosa intestinale. Tuttavia, risalire alle origini delle anomalie gastrointestinali risulta più opportuno, valutando, ovviamente, anche il ruolo della dieta.

A tale scopo, è di grande rilevanza osservare che alcuni alimenti, digeriti, danno luogo alla formazione di sostanze, derivate dal cibo, e definite peptidi oppioidi oppure esorfine.

Tale termine viene utilizzato per quelle sostanze ad attività morfino-simile che agiscono legandosi ai recettori degli oppioidi presenti sulle cellule nervose. Si formano a partire da glutine, caseina e altre sostanze; esercitano effetti sull’epitelio intestinale, ma possono anche entrare nel circolo sistemico e attraversare la barriera emato-encefalica, interferendo con la funzione cerebrale, con i processi cognitivi, comportamentali e con il sonno. Riescono quindi a esercitare la loro influenza sulle funzioni nervose, digestive e sul sistema immunitario tramite i recettori oppioidi. Questi peptidi svolgono un ruolo cruciale nella risposta al dolore e allo stress, ma alcuni di essi, derivati dall’alimentazione, possono accumularsi e inibire, nei giovani soggetti, la normale maturazione del sistema nervoso centrale, determinandone una progressiva disfunzione e contribuendo allo sviluppo di neuropatologie.

Tra gli alimenti il latte bovino, costantemente presente nella dieta umana, in precedenza per necessità, data la scarsa disponibilità di alimenti, ma dal dopoguerra eletto ad alimento indispensabile (seppure non lo sia affatto), ha un ruolo determinante nella produzione di esorfine. Le proteine del latte contengono quattro tipi di caseine: α1, α2, β e κ-caseina. Esse sono fonti di peptidi con bioattività. Uno di questi peptidi è la beta-casomorfina (BCM) che appartiene a un gruppo di peptidi con le suddette proprietà oppioidi, rilasciata durante la digestione gastrointestinale, o con processi industriali, della beta-caseina.

Poiché la BCM interagisce con i recettori oppioidi endogeni e con quelli della serotonina, che sono i modulatori della sinaptogenesi, viene suggerito che l'esposizione prolungata a livelli elevati di BCM bovina possa compromettere precocemente lo sviluppo del bambino, ponendo le basi per i disturbi autistici.

Veniamo al grano e al ben noto glutine, proteina originata dall’unione di gliadina e glutenina. È stato riscontrato, nei soggetti autistici, l'aumento della risposta anticorpale anti-gliadina e la sua associazione con sintomi gastro-intestinali. Ciò sta ad indicare un meccanismo che coinvolge il potenziale immunologico con associate anomalie della permeabilità intestinale e, degno di nota, tale reattività degli anticorpi alla gliadina non sembra correlata alla malattia celiaca, rientrando invece in una entità separata: la sensibilità al glutine non celiaca.

Una riduzione della capacità antiossidante indotta dai peptidi oppioidi derivati dal latte bovino e dal grano, con conseguente stress ossidativo sistemico causato da bassi livelli di glutatione, può predisporre gli individui sensibili a fenomeni infiammatori e ad ossidazione sistemica, dando un razionale significato ai benefici di una dieta senza glutine e senza caseina bovina riscontrata in pazienti con ASD.

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mercoledì 13 settembre 2017

Che cos'e' il microbioma intestinale?




Che cos'e' il microbioma intestinale?

Scritto da: Anne Katharina Zschocke

Medicina Non Convenzionale



Che cos’è il microbioma intestinale?

Quando iniziò il progetto sul genoma umano, in base alla complessità dell’aspetto esteriore del nostro corpo, ci si aspettava di trovare centinaia di migliaia di geni diversi. Quando il progetto fu concluso ci si dovette confrontare con una disincantata realtà, ovvero che il numero dei geni nei cromosomi umani ammonta appena a 20.000, irrisoriamente pochi di più che nel genoma di un topo. Come è possibile? L’essere umano è complesso come un topo? L’essere umano nel suo infinito velleitarismo si è decisamente sopravvalutato. Come è possibile che una forma di vita così evoluta e con decorsi tanto complessi possieda solo così pochi geni? L’Homo sapiens non è dunque il massimo della creazione?

Si trovò una risposta inattesa, ovvero che dobbiamo la nostra complessità ai geni dei batteri che vivono dentro di noi. Essi contengono la quantità mancante, circa centomila volte di più di quelli dei nostri cromosomi umani.

Noi siamo una squadra. Oltre ai propri geni cellulari, l’essere umano possiede i geni di miliardi di batteri che vivono nel e sul suo corpo. Sono loro che provocano lo sviluppo degli organi e che governano digestione e comportamento, che mettono in movimento il sistema immunitario e molto altro. Prendono parte a tutte le funzioni corporee importanti: al metabolismo, alle attività muscolari, all’equilibrio ormonale, alle funzioni cerebrali e al sistema nervoso. E non si sono ancora riconosciuti tutti i loro effetti. Al contrario di quanto pensavamo, noi esseri umani non siamo in prima linea cellule con un nucleo dalle quali deriva la vita, siamo un insieme vitale di microbi e cellule corporee: senza questi batteri l’essere umano non è niente. Noi pensavamo di essere il risultato dei nostri propri geni originari, mentre la scoperta rivoluzionaria è: grazie ai batteri in noi siamo in correlazione con tutti i microbi della terra e dentro di noi portiamo una specie di organo, che fino a ora non avevamo ancora riconosciuto come tale: la totalità di tutti i batteri compreso il loro patrimonio genetico, le loro attività metaboliche, la loro flessibilità e la loro capacità di adattamento.

Con la loro capacità di scambiarsi tra di loro tutto il possibile e con tutto quello che ancora non conosciamo.

La totalità dei geni dei nostri microbi è stata battezzata con il nome “microbioma”. In seguito a questa scoperta la ricerca si è concentrata sulla seguente domanda: quali compiti svolgono in noi gli organismi unicellulari? Con insospettata rapidità si sono scoperte nuove relazioni che gettano una luce completamente diversa su tutta la vita umana.

Alimenti fermentati per la salute del microbiota

Nel cibo moderno ci sono troppo pochi batteri e quelli presenti sono probabilmente anche dei disturbatori. I batteri che assumiamo dal cibo confezionato non sono comunque quelli di cui abbiamo bisogno. Per rimediare a ciò ci sono tre possibilità:

• coltivare personalmente i propri alimenti;

• ingerire batteri sani con il cibo;

• consumare alimenti fermentati batteriologicamente.

Gli alimenti fermentati hanno una tradizione plurimillenaria e servivano già ai nostri antenati come approvvigionamento di batteri freschi durante l’inverno quando era quasi impossibile introdurli con frutta e verdura fresche. La fermentazione batterica apre gli alimenti, gli enzimi batterici trasformano le materie prime – cereali, verdura, carne, frutta, latte e molto altro – e liberano componenti cellulari che a loro volta vengono digerite batteriologicamente.

I composti derivati, tra questi vitamine e micronutrienti, sono particolarmente favorevoli per la salute dell’intestino e dunque per la salute di tutto il corpo. Nel frattempo si sa che le sostanze bioattive che ne derivano modulano il sistema immunitario, regolano il tasso degli zuccheri nel sangue e frenano le infiammazioni.

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martedì 12 settembre 2017

Shiatsu, fisica quantistica e coerenza dell’acqua




Shiatsu, fisica quantistica e coerenza dell’acqua

Scritto da: Francesca Rifici

Scienza e Fisica Quantistica



Shiatsu, fisica quantistica e coerenza dell’acqua

Sembrerebbe esserci un abisso tra una laurea in Fisica Teorica e lo Shiatsu. Ma per Patrizia Stefanini si tratta di un’evoluzione naturale. Lo Shiatsu che ha messo a punto in anni di studio e pratica e che ora insegna è ricco di riferimenti alle teorie fondamentali della fisica moderna. È così che i meridiani vengono visti come un’onda solitonica e le dinamiche del benessere e della cura vengono ricondotte alla coerenza dell’acqua e dei sistemi viventi, concetti noti anche alle medicine tradizionali, ma spiegati con termini e modalità differenti. Il dialogo con Patrizia ci accompagna in un viaggio tra Oriente e Occidente, tra la fisica quantistica e la Medicina Tradizionale Cinese, tra il Ki e le dinamiche dell’acqua coerente.


Chi è e come si definisce Patrizia Stefanini?

Mi piace definirmi come una donna che nella vita si è mossa con curiosità alla ricerca di una realizzazione personale e professionale. Da adolescente ho praticato molti sport che mi hanno insegnato ad ascoltare il mio corpo, rispettarlo, gioirne. È stato così naturale, in seguito, praticare anche yoga e aikido, poi esplorare la danza per tornare recentemente di nuovo allo sport, con il tennis. Tuttora non posso rinunciare a nutrire la mia “radice terra”. L’area del Chianti, dove vivo, con le sue tradizioni, la campagna e le vigne danno anch’esse un rispettabile contributo.
La filosofia della scienza conosciuta all’università ha invece nutrito in me un’aspirazione di ricerca con connotazioni evolutive. Altrettanto hanno fatto i maestri che ho incontrato e mi hanno scelta, contribuendo al mio percorso (Yoji Fujimoto, Pauline Sasaki, Emilio Del Giudice). Ciò mi ha portato a unire il linguaggio della fisica quantistica a un lavoro di mediazione corporea ove il fine è lo star bene con se stessi, gli altri e l’ambiente circostante.


Come si lega la fisica quantistica allo shiatsu?

La fisica quantistica moderna offre spunti molto interessanti riguardanti le speciali proprietà della cosiddetta “acqua biologica” e del suo collegamento con il sistema dei meridiani tradizionali utilizzati nella pratica dello shiatsu. Ne consegue una nuova prospettiva sulla vita stessa, sulla salute e sulla malattia. Se consideriamo il sistema vivente come un sistema quantistico macroscopico, ne possiamo esaminare alcuni aspetti nuovi, che ne spiegano alcune proprietà. Uno di questi è “la coerenza”, un concetto relativo alla natura dinamica della realtà: la materia non è inerte, è in perenne fluttuazione. La proprietà delle coerenza può essere illustrata anche al di fuori di un linguaggio scientifico, perché è collegata a esperienze che un po’ tutti, prima o poi, viviamo. Situazioni che manifestano “coerenza” sono quelle definite bene con parole in inglese, quali essere “in the zone” o procedere “in the flow”. Momenti di vita ove, grazie a uno stato intrinseco di armonia e benessere, tutto risulta più facile.

È a causa della proprietà di coerenza che i campi possono oscillare in armonia tra loro in presenza di un gran numero di atomi, come se gli atomi danzassero all’unisono.

Questo stabilisce un ordine dinamico che è fondamentale per l’equilibrio degli esseri viventi.

Questi concetti possono essere funzionali alla comprensione del flusso del Ki nello shiatsu.

Infatti la rete di connessioni, in questo contesto rappresentata dai meridiani, acquista una grande importanza. Se pensiamo ai meridiani come una forma particolare di dominio di coerenza nel connettivo, essi possono essere visti come una sorta di guaina d‘acqua attorno alle catene molecolari. Questo è il luogo ove arriva energia catturata dalle molecole. L’energia viene portata alle molecole grazie al solitone. Il solitone è un pacchetto d’onda localizzata, che non dissipa energia nel suo movimento. Questa energia viene perciò ceduta tutta in un colpo solo come energia metabolica, per soddisfare un bisogno biologico. Nello shiatsu che pratico i meridiani sono una struttura dinamica non permanente che nel manifestarsi diviene strumento al servizio della vita. Nell’Hadoshiatsu l’uomo è visto come sistema aperto, collettivo, dissipativo, coerente, capace di autoregolarsi. Il meridiano, “accendendosi”, diviene via di trasmissione di informazioni ed energia. Così si attivano processi che aumentano la coerenza del sistema. Ciò è sinonimo di salute.

Continua la lettura dell'intervista a Patrizia Stefanini su
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giovedì 7 settembre 2017

10 consigli per scegliere un buon medico




10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

Scritto da: Valerio Pignatta

Medicina Non Convenzionale



10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

Poter disporre di un buon medico o terapeuta nei momenti di bisogno, di fronte a disturbi comuni o ancor più in casi più seri, è davvero molto importante. Purtroppo non è sempre facile inquadrare bene il proprio medico o capire sino a che punto ci può essere di utilità. [...] Ecco allora che pare utile fornire qualche dritta rispetto a come e su che basi si potrebbe operare la scelta del proprio medico o del terapeuta specialistico cui si intende far ricorso per farsi assistere nella gestione della propria salute. [...]

Punto n. 1 - Le qualità morali ed etiche
Innanzitutto, forse la prima cosa che bisognerebbe appurare è se il medico/terapeuta in questione ha delle qualità morali ed etiche, ovvero, insomma, se e quanto è umano. Questo non perché i medici siano una categoria più esposta di altre a insensibilità, ma perché questa è spesso una caratteristica comune dell’essere umano odierno. [...]

Punto n. 2 – La diagnostica
Ancora oggi è possibile trovare medici che non sono propensi a farvi correre avanti e indietro dai laboratori, ma a spendere qualche minuto in più per chiacchierare con voi o visitarvi ascoltando le vostre spiegazioni. Se il vostro medico vi prescrive un numero incommensurabile di esami clinici a ogni minimo sintomo e senza nemmeno guardarvi in faccia, pensateci. Il risultato potrebbe essere non proprio provvidenziale per il vostro organismo.

Punto n. 3 – La prescrizione dei farmaci
La stessa cosa si può dire dei medicinali. Se la tendenza del terapeuta che vi ha in cura è quella di caricarvi di ogni tipo di farmaco a ogni piè sospinto, mettetelo in stand by e guardatevi attorno. Come ormai si sa da parecchio tempo, i farmaci hanno molti effetti collaterali e un loro abuso o uso improprio non può certo fare bene. [...]

Punto n. 4 – Le prescrizioni ripetute nel tempo
Quando ogni volta che tornate dal medico con lo stesso disturbo egli vi propina la stessa inefficace minestra iniziate a ragionare. In questo caso la capacità del medico stesso di arguire o proseguire per strade diverse è palesemente inesistente. Inutile perdere tempo, è molto meglio provare altre menti più immaginative e altri percorsi terapeutici.

Punto n. 5 – Il grado di aggiornamento
Questo aspetto si lega direttamente al punto precedente. Molti medici continuano a studiare per passione e voglia di essere utili per molti anni ancora dopo la laurea. Ma molti del resto si impigriscono e demotivano nella routine della prescrizione burocratica e abbandonano ogni velleità di eroismo terapeutico. Se dovete scegliere, molto meglio optare per chi ancora è in moto. [...]

Punto n. 6 – Il grado di disponibilità a seguire il paziente sino alla completa guarigione
[...] La disponibilità del terapeuta a farsi carico anche dei propri fallimenti o dei problemi che possono manifestarsi nel corso dei trattamenti dei propri pazienti sarebbe del pari una buona qualità cui affidarsi. L’umiltà presuppone un basso ego e da quello del medico il paziente non può che trarre giovamento dato che in una situazione di questo tipo può esprimere anch’egli al meglio il proprio punto di vista e partecipare alla pari con responsabilità nel delineamento delle terapie adatte.

Punto n. 7 – Disponibilità rispetto ad altri paradigmi
[...] Se il vostro medico dimostra curiosità, interesse o perlomeno tolleranza rispetto all’utilizzo di altre medicine che non siano quelle convenzionali, oppure se egli è disponibile all’uso integrato delle stesse con quelle allopatiche è una gran bella cosa. La cosa migliore sarebbe l’inverso, ossia trovare un medico praticante di medicine alternative ma che non sia chiuso su quelle convenzionali e lavorare così sbilanciati in quel senso, senza mai integralismo nell’una o nell’altra direzione ma semplicemente seguendo ciò che serve caso per caso. [...]

Punto n. 8 – Assenza o presenza di consigli alimentari
[...] Se state per scegliere un nuovo medico o state semplicemente valutando quello che avete, domandatevi se egli è in grado di fornirvi consigli di tipo dietetico oppure no. Questo fa davvero una grande differenza.

Punto n. 9 – Attenzione e conoscenza rispetto ai meccanismi della psiche
Il ruolo della psiche (emotività, stress mentali ecc.) nella salute psicofisica è cospicuo e riconosciuto ma purtroppo poco considerato o banalizzato (“lei è molto nervoso/a”) quando si entra in uno studio medico. Se il medico cui vi appoggiate per le consulenze è invece un buon conoscitore delle dinamiche psicosomatiche o addirittura psicobiologiche e spirituali allora viaggiate sul sicuro. [...]

Punto n. 10 – La raccolta delle informazioni
Capire e sapere chi vi sta di fronte e si propone come vostro faro illuminante per la salute è un lavoro impegnativo. Tuttavia credo che ne valga la pena. Oggigiorno le informazioni possono essere raccolte in vario modo, sia direttamente tra i pazienti del terapeuta in questione, sia tra i suoi colleghi oppure anche su fonti indirette come Internet, le pagine Facebook che lo riguardano, la sala d’attesa degli studi in cui lavora, i giornali, i forum su web o il suo sito Internet personale. [...]

Tratto dal libro L'ABC della salute naturale

Un piccolo grande tascabile che raccoglie preziose informazioni e consigli su:

importanza della respirazione
vitamina D e vita a contatto con la natura
alimentazione e salute
esercizio fisico
relazioni
sonno
stile di vita
terapie alternative

L'ABC della Salute Naturale - Libro
Consigli pratici per autogestire il tuo benessere
Valerio Pignatta

mercoledì 6 settembre 2017

Tecnologia e sviluppo del bambino




Tecnologia e sviluppo del bambino: quali conseguenze negative per il cervello e l'apprendimento?

Scritto da: Marianna Gualazzi

Neuroscienze e Cervello



Tecnologia e sviluppo del bambino: quali conseguenze negative per il cervello e l'apprendimento?

Il nostro rapporto con la tecnologia è diventato più complesso e problematico da quando siamo diventati tutti proprietari di un dispositivo mobile che ci permette una connessione h24 con la rete: l'amato e odiato smartphone ha conquistato tutte le generazioni e sempre più spesso lo vediamo tra le mani di bimbi piccoli, che non sanno ancora camminare o parlare.
Come è cambiata la nostra vita da quando abbiamo la possibilità di essere sempre connessi? Come sono cambiate le nostre relazioni al tempo dei social e dello smartphone? E la nostra vita familiare?
Come mamma mi pongo tante domande sul rapporto tra tecnologia e bambini e mi chiedo come la precoce e prolungata esposizione ai dispositivi possa modificare il loro sviluppo cerebrale: per risolvere dubbi e trovare consigli sto leggendo un libro molto interessante. Si tratta di Disconnessi. Come proteggere i nostri figli e le relazioni familiari nell'era digitale un libro scritto da Catherine Steiner-Adair e Teresa H. Barker ed edita da Gruppo Macro.

"Quando il vostro bimbo fissa lo sguardo su di voi o su una macchia sul muro, quando vi sorride o si afferra le dita per la prima volta, quando si spaventa per un rumore o zampetta sulle sue gambette, o quando squittisce di gioia nel giocare al cucù, voi siete testimoni del miracolo dello sviluppo. Queste sono espressioni visibili delle sequenze più precoci nello schema di sviluppo neurale e delle reti di ciò che noi chiamiamo “il sensorio”, cioè l’insieme delle capacità del cervello di ricevere, elaborare e interpretare le informazioni sensorie. Ogni cosa che il vostro bambino vede, sente, assaggia e tocca, ogni movimento o suono che fa, ogni sensazione ed emozione che sperimenta (e tutte le vostre interazioni con lui) contribuiscono al solido sviluppo del sensorio.

Come si sviluppa il cervello del bambino

Nei primi due anni di vita si verifica un’enorme crescita cerebrale (maggiore che in altre età) tanto che la dimensione complessiva del cervello raddoppia nel primo anno, raggiungendo circa il 70% della dimensione del cervello adulto; e raggiunge l’85% ai 2 anni.
Durante questo periodo il cervello del bambino è impegnato a costruire collegamenti strutturali e funzionali, a creare la neuro-architettura essenziale per sostenere la vita e l’apprendimento. Troppa tecnologia a qualsiasi età, ma soprattutto introdotta troppo precocemente (prima dei 2 anni) penalizza molto il bambino e l’insieme di esperienze di cui il sensorio ha bisogno per uno sviluppo completo. Dal punto di vista neurologico e psicologico, l’effetto della tecnologia diviene un jolly nello sviluppo del vostro bambino.
«Il cervello è stato programmato per svilupparsi in tutte le aree mediante interazioni umane naturali e il gioco; piazzando i bambini davanti agli schermi modifichiamo il loro cervello», spiega la psicologa comportamentale JoAnn Deak.
Durante i suoi incontri per genitori che sono una sorta di “campo di addestramento sul cervello infantile”, la Deak si esprime chiaramente sul valore di un’infanzia e di una fanciullezza prive di tecnologia:
«Il lavoro che si fa nella prima infanzia e la vita familiare servono ad assicurare ad ogni settore del sensorio la possibilità di svilupparsi pienamente, ad ogni ambito di diventare sufficientemente solido per svolgere il proprio compito. Se i vari settori non arrivano a sviluppare il loro pieno potenziale, allora il deficit diviene duraturo».

Come la tecnologia incide sullo sviluppo del cervello

Se lasciate che il cervello faccia solo le cose che gli piacciono (per esempio, un gioco ripetitivo su uno schermo touch) allora quello squilibrio può penalizzare il cervello stesso anche per tutta la vita. «È tutta una questione di ciò che quegli schermi si portano via e distruggono», dice la Deak. «Per ogni ora trascorsa al computer davanti ai videogiochi o guardando un programma che qualcun altro ha preparato per loro, i bambini perdono l’opportunità di fare tutto ciò in autonomia».
Lo sviluppo del linguaggio e le basi neurologiche per la successiva lettura costituiscono gli importanti filamenti dei “circuiti ricamati” del sensorio a quell’età.
A differenza dello sviluppo della parola e del linguaggio, per cui il cervello è attrezzato già dal primo giorno, non ci sono reti cerebrali pronte per la lettura. Queste reti e percorsi neurali impiegano anni a svilupparsi, anni di apprendimento stratificato per creare un circuito che passi dall’essere “una macchina di decodifica” (termine che Maryanne Wolf usa per spiegare quello che i bambini fanno nelle prime fasi della lettura) a un circuito cablato per la comprensione, ciò che lei chiama «un luogo dove possono prendere forma i pensieri più profondi e dove possono sorgere intuizioni ed epifanie».
Il tempo che passate parlando e leggendo al bambino agisce su più livelli per rafforzare quegli schemi neurali. La tecnologia può interrompere o indebolire quella connessione".

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Disconnessi - Siamo sempre più isolati - Libro
Come proteggere i nostri figli e le relazioni familiari nell'era digitale
Catherine Steiner-Adair, Teresa H. Barker


martedì 5 settembre 2017

Comunicazione empatica e placebo




Comunicazione empatica e placebo: fondamentali per favorire i processi di cura

Scritto da: Gioacchino Pagliaro

Medicina Non Convenzionale



Comunicazione empatica e placebo: fondamentali per favorire i processi di cura

Dalla fine degli anni ’70, la letteratura scientifica ha evidenziato la necessità di introdurre in medicina una diversa definizione della cura e un’attenzione particolare alla relazione medico paziente.

Un’interessante ricerca pubblicata nel 1984 da L. Egbert nel “New England Journal of Medicine”, riprendendo altri studi simili pubblicati da H. Benson (uno dei fondatori della Medicina Mente-Corpo e Direttore alla Harvard Medical School del Mind Body Institute), dimostrava come il modo di comunicare produceva effettti misurabili nell’azione di cura. Un gruppo di pazienti in attesa del medesimo intervento venne diviso in due sottogruppi. Il primo sottogruppo incontrò gli anestesisti che si dimostarono particolarmente attenti alla relazione, allegri e disponibili a dare informazioni. Il secondo sottogruppo incontrò gli stessi anestesisti che simularono un atteggiamento frettoloso, disattento verso il paziente e piuttosto burbero. L’esito della ricerca evidenziò che il primo sottogruppo usò la metà degli antidolorifici e venne dimesso 2,6 giorni prima.

In un‘altra ricerca pubblicata nella medesima rivista nel 2011 da M. Wechsler, riprendendo altri studi sul beneficio del placebo nelle cure, dimostrava come il modo convincente e rassicurante da parte del medico di presentare l’effetto benefico della terapia agiva in modo importante sull’esito.

Un gruppo di pazienti asmatici venne diviso in quattro sottogruppi. Il primo venne trattato con un farmaco usato per questa patologia (albuterolo). Il secondo gruppo ricevette a sua insaputa un inalatore placebo presentato come un prodotto efficace. Il terzo gruppo fece un trattamento di agopuntura (presentato, anche in questo caso, come un trattamento molto promettente). Il quarto gruppo seguì il trattamento ordinario previsto dal protocollo. Anche in questa ricerca l’esito stupì molto. Nei primi tre gruppi si rilevò un miglioramento nel 50% dei casi e nel quarto gruppo un miglioramento nel 21% dei casi.

La letteratura scientifica presenta ormai talmente tante evidenze sul ruolo giocato dalla comunicazione empatica e dal placebo nel buon esito della cura, che ormai molti professionisti sanitari, in numerose strutture ospedaliere, li usano per ottenere un miglior risultato.

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lunedì 4 settembre 2017

Cosa significa perdere la centratura energetica




Cosa significa perdere la propria centratura energetica?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Cosa significa perdere la propria centratura energetica?

Perdere la centratura, a livello concreto, significa discostarsi da ciò che meglio rispecchia le caratteristiche e i bisogni profondi del nostro essere, dell’Anima, mentre a livello energetico siamo permeati da uno stato vibratorio “confusionale”, un marasma di sensazioni non definibili e difficilmente identificabili. Il maremoto interiore è ciò che orienta i nostri passi, e come un fiume in piena fa crollare gli argini che nel tempo avevamo fissato  come punti fermi, definendo uno spazio all’interno del quale trovare stabilità personale e vibratoria. Ma da cosa è generata questa confusione che ostacola l’accesso equilibrato al mondo?

Eventi, situazioni, cambiamenti nell’accadere della vita sono responsabili dei moti del ciclo energetico che si crea nella profondità del nostro mondo interiore. Le frequenze personali, centrate su un determinato stato vibratorio, vengono toccate da altre frequenze di intensità (positive o negative) diversa, che vanno a turbare lo stato di quiete raggiunto fino a quel momento. Nell’attimo in cui ci troviamo in situazioni nuove, non familiari a livello vibratorio, le nostre frequenze interne necessitano di un grande sforzo di rimodellamento affinché si possano adattare al meglio con quelle in entrata che ci stanno toccando.

Essere in preda di questo turbine emotivo, compiutamente, corrisponde al mancato accordo tra le nostre componenti essenziali, ovvero psiche, anima e corpo, le quali invece di funzionare in modo sinergico si svincolano. La nostra anima viene bloccata dall’energia in entrata in eccesso. Essa non riesce a rimanere su frequenze di sentire positivo, e di conseguenza, a comunicare in modo fluido con la mente, che darà origine alla produzione di pensieri disturbanti e caotici che avveleneranno il corpo fisico, il quale assorbirà l’energia con cui siamo entrati in contatto, entrando nel loop di automatismi mentali generatori dello stesso tipo di frequenza. Trovarsi, quindi, in uno stato di inquietudine interna, sommersi dai pensieri e da sentimenti che si generano a causa della presenza di queste nuove energie gravitazionali, diventa inevitabile. La nostra focalizzazione sulle cose cambia, dando un’enfasi maggiore al mondo o un’enfasi maggiore al nostro corpo, così da ritrovare un punto di referenza attraverso il quale sentirsi nuovamente centrati emotivamente. A partire da questa diversa enfasi, che caratterizza l’essere di ognuno di noi, si può avere una maggiore focalizzazione sul mondo o su di sé partendo dai segnali somatici.

La vita è come andare in bicicletta.
Per mantenere l’equilibrio devi muoverti.
Albert Einstein

Ma nel gioco dell’energia danzante della vita, in base alle cose che accadono, si possono avere delle radicalizzazioni su un versante piuttosto che sull’altro. Essere all’estremità corrisponde al trovarsi nella condizione di patologia, poiché non vige più l’equilibrio tra i due poli, perdendo la centratura energetica e sentendo il terreno cedere sotto i piedi. La patologia è il campo degli automatismi di pensiero, delle credenze stabili ed autosabotanti, che ci tolgono la storia, chi siamo realmente. Sentire cedere il terreno sotto i piedi e sentirsi destabilizzati è qualcosa che tocca l’esperienza e i vissuti di tutti. Ma perché ci sia un riposizionamento capace di non trasformare il disorientamento energetico in patologia, ma in opportunità per ampliare lo sguardo sul senso delle cose, è necessario aprirsi e percorre la vita con immensa fiducia, sapendo che tutto avviene per farci evolvere e crescere, saltando su un nuovo piano esistenziale molto più evoluto e ricco.

Tratto da

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


venerdì 1 settembre 2017

Fisica e meccanica quantistica: vita e coscienza




Fisica e meccanica quantistica: ci dicono qualcosa sulla vita e la coscienza?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Scienza e Fisica Quantistica



Fisica e meccanica quantistica: ci dicono qualcosa sulla vita e la coscienza?

Questo articolo è tratto dal libro L'Enigma Quantico.

La meccanica quantistica è incredibilmente apprezzata. Nessuna previsione elaborata dalla teoria si è mai dimostrata errata. Un terzo della nostra economia dipende da prodotti che si basano su di essa. Tuttavia, la concezione del mondo che deriva dalla teoria quantistica non è solo molto più strana di quanto immaginiamo, è addirittura più strana di quanto siamo in grado di supporre. Scopriamo perché.

Molti di noi condividono le seguenti intuizioni basate sul buonsenso: un singolo oggetto non può trovarsi in due luoghi distanti contemporaneamente; e, chiaramente, quello che una persona decide di fare non può immediatamente influenzare ciò che succede in un luogo lontano. E non diamo forse per scontato che “là fuori” esista un mondo reale, sia che lo si osservi o meno? La meccanica quantistica mette in dubbio ognuna di queste intuizioni. J.M. Jauch afferma che «per molti fisici ponderati, [il significato profondo della meccanica quantistica; N.d.A.] è sempre rimasto una specie di scheletro nell’armadio».

Abbiamo iniziato il discorso parlando dei fastidiosi dubbi sulla teoria dei quanti che crucciavano Einstein. Ma cos’è la teoria quantistica? La teoria quantistica è stata sviluppata all’inizio del XX secolo per spiegare le meccaniche, ossia i meccanismi, che governano il comportamento degli atomi. In precedenza si era scoperto che l’energia di un oggetto poteva variare solo in modo discontinuo e per intervalli molto piccoli detti quanti (singolare quanto), ed è da ciò che deriva il nome “meccanica quantistica”. La “meccanica quantistica” comprende sia le osservazioni sperimentali che la teoria quantistica che le spiega.

La teoria quantistica è alla base di ogni scienza naturale, dalla chimica alla cosmologia. Ci serve per capire perché il sole splende, in che modo la televisione produce immagini, perché l’erba è verde e come l’universo si è espanso a partire dal Big Bang. La tecnologia moderna si basa su strumenti progettati con la teoria quantistica.

La fisica pre-quantistica, chiamata anche “meccanica classica”, “fisica classica” o, meno di frequente, “fisica newtoniana”, costituisce solitamente un’eccellente approssimazione per spiegare il comportamento dei corpi molto più grandi delle molecole, ed è in linea di massima molto più facile da applicare rispetto alla teoria dei quanti. Si tratta, tuttavia, di un’approssimazione. Non funziona assolutamente per descrivere gli atomi di cui ogni cosa si compone. Nonostante ciò, la fisica classica è fondamentale per il nostro buonsenso comune, per la nostra concezione newtoniana della realtà. Ma ora sappiamo che la concezione classica della realtà è fondamentalmente viziata.

Fin dall’antichità, i filosofi hanno elaborato speculazioni esoteriche sulla natura della realtà fisica. Prima della meccanica quantistica, chiunque aveva a disposizione l’opzione logica di rifiutare tali elucubrazioni e aderire a una visione del mondo basata su concretezza e buonsenso. Oggi, gli esperimenti quantistici negano l’esistenza di una realtà fisica basata sul senso comune. Il rifiuto non è più un’opzione logica.

Una concezione del mondo suggerita dalla meccanica quantistica può risultare rilevante anche al di fuori della scienza? Pensiamo a scoperte precedenti che hanno avuto un impatto analogo, come per esempio l’intuizione di Copernico che la Terra non fosse al centro del cosmo o la teoria di Darwin sull’evoluzione. L’importanza della meccanica quantistica è, in un certo senso, più immediata rispetto alle idee copernicane o darwiniste, che si occupano di cose molto lontane o molto antiche. La teoria dei quanti parla del qui e ora. Arriva addirittura a incontrare l’essenza dell’umanità, la nostra coscienza.

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L'Enigma Quantico - Libro
Quando la fisica incontra la coscienza
Bruce Rosenblum, Fred Kuttner


giovedì 31 agosto 2017

Intolleranze alimentari: salute del microbioma




Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Scritto da: Anne Katharina Zschocke

Medicina Non Convenzionale



Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Tratto dal libro I Batteri Intestinali: la chiave per guarire e vivere in salute

Un’epidemia moderna che flagella i popoli è l’intolleranza alimentare in tutte le sue manifestazioni. Accanto al già menzionato 25,5% della popolazione per il quale, attraverso test sierologici, si sono rilevate reazioni contro alcuni alimenti, come è stato comunicato nel 2013 dal ministero federale della Salute (l’autrice parla di uno studio realizzato nel 2013 dal Robert Koch Institut di Berlino, Ndr), esistono schiere di persone, di cui non si hanno rilevazioni ufficiali, che soffrono a causa del cibo. Flatulenza e diarrea, eritemi cutanei e nausea, tosse e occhi che lacrimano… E poi prurito, bruciore e infiammazione, il cuore palpita, la gola si chiude… Nei casi peggiori si arriva a situazioni tali da mettere a rischio la vita. E spesso i malcapitati si sentono dire che tutto dipende dalla psiche e non ha nulla a che vedere col cibo.

Intolleranze a fruttosio, lattosio e glutine, a frutti come fragole o kiwi ma anche a soia o noci sono tra quelle da noi più diffuse. In linea di principio potrebbe comunque trattarsi di qualsiasi altra cosa. Legumi, cipolle e alcune varietà di cavolo vengono mal tollerati da molte persone e a questo gruppo appartengono addirittura anche caffè, cetrioli e uova sode. La vita delle persone interessate è forgiata dalla paura continua di mangiare per errore qualcosa di “sbagliato” ed esse sono costantemente limitate nell’acquisto degli alimenti. Niente è semplice da preparare a casa, ogni invito a cena diventa una camminata culinaria sul filo. Gli amici sono così carini da preparare apposta per il compleanno una torta priva di glutine, in modo tale che non si sia costretti a stare in mezzo agli altri con il piatto vuoto. In altri casi, con un po’ di vergogna, si tirano fuori dalla borsa i wafer di riso senza glutine che per sicurezza si portano sempre con sé per placare i morsi dello stomaco. I pranzi e le cene festive in occasioni lavorative oppure la ristorazione offerta nei viaggi di gruppo diventano poi un martirio. Non a tutti fa piacere essere esposti alle domande che inevitabilmente seguono quando si fa “outing” e si dichiara di soffrire di un’intolleranza. Inoltre al tema viene sempre attribuita un’ipersensibilità psichica.

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martedì 29 agosto 2017

Qual e' l'origine ultima delle leggi della fisica?




Qual e' l'origine ultima delle leggi della fisica?

Scritto da: Luigi Maxmilian Caligiuri

Fisica dell'incredibile



Qual è l'origine ultima delle leggi della fisica?

Perché esiste tutto ciò che esiste? Perché esiste un universo fatto di atomi, pianeti, stelle, galassie, esseri viventi e dotato di tutte quelle specifiche caratteristiche direttamente o indirettamente sperimentabili? Perché questo universo risulta nel complesso stabile e ordinato? Ciò che esiste è emerso dal nulla senza una particolare ragione o è, al contrario, il risultato della creazione attuata da un’entità superiore, sia essa un Dio o più in generale un Principio primo di natura impersonale? E in questo caso, potrebbe essere Dio la causa e la spiegazione della sua stessa esistenza? E se Dio avesse in sé stesso gli attributi e le caratteristiche della ragione della sua stessa esistenza non potrebbe essere così per l’universo stesso nella sua interezza, ossia potrebbe il cosmo contenere in se stesso la giustificazione della sua esistenza ed essere quindi auto-generato in modo completamente necessario e inevitabile secondo quanto prescritto da un dato insieme di leggi della fisica? Oppure l’universo esiste senza una particolare ragione e da un tempo infinito?

Queste sono le domande fondamentali alle quali l’Uomo, attraverso la Filosofia, la Religione e, soprattutto, la Scienza, cerca da sempre di dare una risposta. È indubbio che una possibile riposta a tali quesiti presuppone una specifica visione della realtà nella sua interezza e, in particolare, di ciò che chiamiamo “Universo”.

Fino a non molto tempo fa si pensava che l’universo coincidesse con il cosmo osservabile (tecnicamente quello contenuto entro il nostro “orizzonte” ovvero la porzione a noi accessibile tramite le osservazioni) ma le teorie cosmologiche basate sulla meccanica quantistica hanno rivoluzionato tale paradigma permettendo l’introduzione del concetto di “Multiverso”, ossia di un modello in cui la totalità di ciò che esiste sarebbe costituita da un insieme, contenente un numero potenzialmente infinito di elementi, composto da ragioni di spazio-tempo immense, ognuna delle quali corrispondente ad uno specifico “universo”. Oppure, come altri hanno proposto, sia noi osservatori coscienti, sia tutta la realtà in cui siamo “immersi”, saremmo “semplicemente” il risultato di uno schema di attività (o, in altre parole, di un insieme di algoritmi) eseguito da un ipercomputer (quantistico) che “simulerebbe” l’esistente. O, ancora, dovremmo preferire una rappresentazione dell’universo, simile a quella propria da molte religioni, secondo la quale questo sarebbe una “struttura” o uno “schema” creato da una divinità infinita e onnipotente?

Probabilmente, il concetto di una realtà che si auto-giustifica e si auto-genera è quello a prim’acchito più difficile da comprendere ma che appare, per molti versi, più vicino all’impostazione suggerita da diversi modelli cosmologici.

Ciò è dovuto alla naturale e logica tendenza nello spiegare un concetto o un fatto, ricorrendo a un altro concetto o fatto e così via, conducendo così all’impossibilità di giungere a un punto finale della catena logica, in cui il passaggio precedente sia il nulla assoluto. Ma le cose stanno proprio così o si può ammettere che la realtà possa effettivamente autogenerarsi dal nulla assoluto, ossia dall’assenza non solo di ciò che esiste ma anche di qualsiasi realtà possibile? Tale conclusione appare, come vedremo, ragionevolmente non sostenibile.

Dobbiamo rilevare, a questo punto, che qualsiasi considerazione sull’origine di ciò che esiste non può non tenere conto della differenza tra ciò che possiamo considerare puramente reale e ciò che invece si manifesta effettivamente nella realtà. Ad esempio la definizione dell’operazione aritmetica 2+2=4 può essere senza dubbio considerata come reale ma ciò è sufficiente a concludere che essa esista nella realtà? Tale questione, in verità estremamente profonda, si riferisce alla differenza tra ciò che è logicamente possibile e ciò che, essendo logicamente possibile e non contraddittorio, si manifesta effettivamente sotto forma di oggetti e/o fenomeni reali sperimentabili nell’universo. In virtù di tale differenza, sembrerebbe possibile assumere che non tutto ciò che possiamo considerare reale dipenda o si basi o implichi l’esistenza di entità reali, escludendo, in tal modo, la sussistenza di una manifestazione dell’esistente basata su un principio di necessità a partire da entità logicamente reali. Ciò potrebbe implicare, in particolare, che la domanda da cui siamo partiti - “perché esiste ciò che esiste ?” – non abbia necessariamente una risposta definita, ammettendo così la possibilità che l’universo esista senza una ragione specifica. D’altra parte, da un punto di vista prettamente logico, appare ovvio che uno scenario caratterizzato dalla presenza di entità reali risulti più probabile del nulla assoluto, per il semplice fatto che il primo può manifestarsi in una moltitudine di modi, in contrasto con il secondo. Tuttavia tale argomentazione logico-formale non è ovviamente sufficiente a fornire, di per sé, una risposta esauriente ai nostri interrogativi di partenze e, soprattutto, a spiegare la complessità, varietà, ordine e armonia dell’universo. Per tentare di dare riposta a tale profondi interrogativi è necessario allora entrare nel dominio della Fisica fondamentale e della Cosmologia analizzando, alcune tra le più significative teorie sinora elaborate.

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lunedì 28 agosto 2017

Denti sani e belli? Dipende dalla alimentazione



Denti sani e belli? Dipende dalla tua alimentazione

Scritto da: Nadine Artemis

Medicina Non Convenzionale



Denti sani e belli? Dipende dalla tua alimentazione

Per prenderci efficacemente cura dei nostri denti, non bastano lo spazzolino e il filo interdentale. I denti sono vivi e, nell’ambiente giusto, sono in grado di rigenerarsi. Per questo i fattori nutritivi interni sono così importanti.
Mangiare cibo vero, mantenere un buon equilibrio ormonale, assimilare quantità adeguate di minerali e consentire lo scambio di fluidi tra interno ed esterno del dente sono i punti cruciali di una corretta igiene orale. Igiene orale e vitalità sono direttamente collegate a ciò che mangiamo: alimentandoci con cibi di elevato valore nutrizionale e acqua pura sosteniamo dall’interno la salute dei denti e di tutta la bocca.
L’attuale mania delle diete a basso tenore di grassi e ad alto tenore di carboidrati è esattamente il contrario di ciò che ha funzionato per i nostri progenitori. La loro alimentazione, infatti, comprendeva una combinazione di carni di animali allevati al pascolo, di latte e burro crudi, di pesce, di uova prodotte da galline allevate all’aperto, di olio di fegato di merluzzo, cibi fermentati, semi oleosi lasciati in ammollo e cereali in chicchi appena macinati, insieme con una varietà di frutta e verdura fresca. Questa dieta forniva i nutrienti, le vitamine e i minerali necessari al nostro organismo per nutrire le ossa e per consentire ai bambini e ai neonati di crescere e svilupparsi correttamente.

Ecco alcune indicazioni nutrizionali fondamentali:

Tutti i cereali in chicchi e i semi oleosi vanno messi in ammollo e lasciati fermentare per eliminare e trasformare il loro contenuto di acido fitico.
Eliminate il frumento.
Nutritevi di cibi freschi e integrali.
Evitate completamente i cibi industriali.
Scegliete frutta e verdura provenienti da agricoltura biologica, coltivate in suoli ricchi di minerali.
Nei frullati e negli infusi inserite piante ricche di minerali come ortica ed equiseto.
Esponetevi alla luce del sole per un tempo sufficiente o assumete integratori di vitamina D.
Utilizzate solo pesce selvaggio, non da allevamento.
Consumate interiora di vario tipo: sono carni ricche di vitamine e minerali. Se non vi piacciono, potete utilizzare integratori di ghiandole essiccate, purché siano di ottima qualità.
Per cucinare, usate solo vero olio di oliva, oppure olio di noce di cocco o ghee, un burro chiarificato prodotto con il latte di vacche allevate al pascolo.
Evitate tutti i grassi vegetali, compresi gli oli di mais e di soia, e i loro acidi grassi polinsaturi. Condite le insalate con olio biologico crudo di semi di chia, di zucca e di canapa.
Se siete vegani o vegetariani, assicuratevi di assumere una quantità sufficiente di vitamine liposolubili K2, D3 e A.
Per curare le carie, integrate la vostra dieta con olio di fegato di merluzzo fermentato.
Usate ghee o burro non pastorizzati, da animali alimentati con erba, oppure assumete integrazioni di vitamina K2.
Scegliete di preferenza carne e pesci selvaggi o da allevamenti biologici, e latticini (meglio da latte crudo) derivati da animali cresciuti in allevamenti biologici in cui essi siano alimentati esclusivamente a erba.
Bevete molta acqua pura.

Questo articolo è tratto dal libro:

Cura i Tuoi Denti in Modo Naturale - Libro
Guida completa alla salute di denti e gengive: l'igiene orale in 8 mosse, la verità su dentifrici, spazzolini e collutori, gli alimenti che nutrono e rinforzano i denti
Nadine Artemis