mercoledì 23 maggio 2018

Mangiare e non distrarsi: il segreto per dimagrire




Mangiare e non distrarsi: il segreto per dimagrire

Alimentazione e Salute



Hai mai pensato che una sana e corretta alimentazione dipende non solo dalla qualità del cibo che consumiamo, ma anche dalla modalità con cui lo facciamo? Scorpiamo allora perché, se vogliamo rimetterci in forma, è importante spegnere la tv e il cellulare mentre mangiamo e rifuggire dal desk-eating

Claudio Lombardo - 23/05/2018

Le modalità con cui si consumano gli alimenti rappresentano fattori importanti quanto la loro scelta. Anche dal punto di vista sulla (larga) storia dell’uomo possiamo sostenere che è riduttivo confinare tutta la questione alimentare solo in cosa mangiavano i nostri antenati – componendo così quel puzzle alimentare che prevede quali tipi di cibi siano più propensi alla nostra genetica – senza tener presente come, tali cibi, venivano consumati dall’uomo primitivo.

Una certa ovvietà derivante dalla logica (e avvalora, oggi, da studi scientifici) ci suggerisce l’assenza di eccessive distrazioni della TV o del cellulare. Prediligere alcuni cibi allineati alla nostra genetica è importante quanto i comportamenti utilizzati nel loro consumo.

Le modalità del consumo alimentare

Il modo in cui si consuma il cibo è anch’essa pratica collaudata dal punto di vista evoluzionistico, ovvero di tutta la storia che ci ha preceduto come essere umani. Numerose sostanze circolanti influenzano l’assunzione di cibo attraverso azioni sull’ipotalamo (e viceversa); si tratta di veri e propri ormoni che sono prodotti nel cervello, dalle cellule del tessuto adiposo, dal sistema gastrointestinale e dal pancreas. Qualsiasi cambiamento del comportamento alimentare si traduce in un cambiamento del comportamento in generale.

Per fare un esempio, uno dei più potenti distrattori dell’azione alimentare mai costruiti dall’uomo è sicuramente la televisione. Una non recentissima meta-analisi ha definitivamente confermato l’associazione tra esposizione video e obesità nei bambini, già da tempo riportata anche nel nostro paese. Il desk-eating è un termine riferito all’abitudine all’assunzione di cibo mentre si gioca o si lavora, davanti al computer o sulla scrivania di lavoro o di studio. Così, gli interventi in questo campo (dimagrimento) risultano limitare comportamenti sedentari, indirizzando alla riduzione dell’utilizzo di TV, computer e videogiochi. Mangiare rimanendo alla tastiera, infatti, ci rende molto più propensi a cedere a uno spuntino in più durante la giornata.

Pubblicità ingannevoli e globalizzanti

La maggior parte degli spot accomuna il cibo con il piacere e l’induzione al consumo si manifesta principalmente mostrando dinamiche legate ai bisogni primari in contesti di svago e felicità. In alcuni casi l’alimento è addirittura proposto come soluzione a stati d’animo negativi. Inoltre, le abitudini dietetiche differiscono tra i vari Paesi, ma le tendenze temporali mostrano che queste differenze si stanno affievolendo. I Paesi mediterranei sono stati in passato caratterizzati da un elevato consumo di alimenti vegetali, oli vegetali e pesce, ma queste tradizioni stanno scomparendo, soprattutto tra i più giovani. Va considerato, anche in questo contesto, che la spinta commerciale all’acquisto e all’assunzione di alimenti attraverso la TV è notevole.

Sarebbe necessario a questo punto domandarci, come variano le nostre condizioni di “quiete” quando siamo seduti a tavola davanti alla televisione? Cosa avviene nel nostro cervello – e in tutto il resto del corpo – e quali mutamenti psicologici, endocrini e neuro-chimici avvengano nel momento in cui si intensificano i fattori di distrazione e aumentano gli ormoni dello stress in seguito all’esposizione a notizie catastrofiche? Ma, soprattutto, come questa modifica incide sulla percezione che abbiamo del cibo?

Dimmi quando mangi e ti dirò quanta TV guardi

Esiste una correlazione tra la quantità di cibo consumato e l’interferenza di alcuni apparati – come la TV o il computer – e, secondo uno studio di Harvey Anderson, un ricercatore dell’Università di Toronto (Canada), la spiegazione principale è che il segnale di sazietà che arriva al cervello viene bloccato dall’attenzione concentrata sui programmi televisivi. Un altro studio su Applied Cognitive Psychology afferma che: «può essere che la televisione renda più difficile la comprensione dei segnali d’intercettazione: più difficile da identificare la quantità di cibo ingerito, più difficile il consolidamento dei ricordi riguardanti l’assunzione del cibo» (Duane, Tiggemann, 2002).
In definitiva, la televisione, come il computer o il cellulare, ci distraggono da quei processi naturali che il nostro organismo ha bisogno per valutare, controllare e gestire il corretto introito calorico.  


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martedì 22 maggio 2018

Che cos'e' la Naturopatia?




Che cos'e' la Naturopatia?

Sentiamo spesso parlare di Naturopatia: ma sappiamo bene che cos'è la pratica naturopatica e quando ci può essere d'aiuto?
E come fare per trovare un bravo operatore? Ne parliamo con Alessandro Salomoni, naturopata ed erborista

Emanuele Cangini - 21/05/2018

Un biker ardito e audace, un esperto degustatore e amante di vini, un attento, sensibile e rigoroso naturopata. Colpiscono subito di lui l’innata affabilità e la spiccata genuinità, qualità queste che denotano senza ombra di dubbio un carattere aperto, sincero, diretto e schietto. Sì, schietto, proprio come quella terra di Romagna in cui abita e di cui sa rendersi fedele interprete: terra di ospitalità, storie e di Passator Cortese.
Ho il piacere d’intervistare Alessandro Salomoni, titolare di una nota erboristeria cesenate, che ci racconta la sua personale visione dell’universo naturopatico. Cinque domande per mettere a fuoco insieme ad Ale, così lo chiamano gli amici, quelle che sono le verità alla base di queste pratiche di medicina alternativa, nate negli Stati Uniti nel secolo XIX.

Se tu dovessi fornire, a un ipotetico interlocutore totalmente ignaro, una personale definizione di Naturopatia, quali parole utilizzeresti?

La naturopatia è quella scienza che tramite l’utilizzo di tecniche naturali, come fitoterapia, aromaterapia, tecniche di massaggio, tecniche di rilassamento, respirazione, per finire con consigli salutistici alimentari, aiuta la persona a trovare il giusto equilibro psico-fisico in maniera da affrontare i disagi della vita quotidiana con maggior energia e rinnovata consapevolezza.

Da quanto tempo ti occupi di Naturopatia? A cosa devi i tuoi esordi in questo campo?

Praticamente già dalla tenera età: so che può sembrare una battuta, ma sono nato in una famiglia che si occupa di fitoterapia. Mio padre è stato uno dei primi importatori e distributori di prodotti omeopatici e fitoterapici in Italia, quindi sono cresciuto sentendo tutti i giorni parlare di piante e rimedi naturali. Ho cominciato a consigliare personalmente i prodotti naturali dopo essermi diplomato come perito chimico e ho preso, nel 1995, il diploma in scienze erboristiche aprendo poi la mia attuale erboristeria (a Cesena) nel 1998. Ovviamente la formazione non è finita lì… nel 2002 ho conseguito il diploma in Naturopatia presso l’Istituto di medicina psicosomatica RIZA, con specializzazione in Iridologia e tecniche antistress, e ancora oggi questo percorso di crescita continua, poiché sono in procinto di laurearmi in Biologia della nutrizione.

Quali le differenze tra il tuo ruolo di esperto naturopata e quello di proprietario esercente di un’erboristeria? Quali le similitudini?

Le due cose sono strettamente collegate, tutti i giorni offro consulenze naturopatiche gratuite ai miei clienti, ed è grazie alla formazione e al continuo aggiornamento che i clienti sono sempre in aumento. Anche per quel che riguarda la scelta del personale ho puntato molto sulla preparazione, tant’è che le mie commesse sono tutte laureate in tecniche erboristiche.

Ho la sensazione che, da qualche decennio, la Naturopatia sia diventata un ingranaggio più o meno consapevole della macchina consumistica: paventabile il rischio di un suo smarrimento nei meandri della mercificazione? Se sì, come cercare di contenerne gli effetti e, semmai, invertirne il declino?

Questo, ahimè, sta succedendo realmente! Hanno aperto scuole di naturopatia in ogni dove con lo scopo unico di fare lucro, ma la formazione lascia molto a desiderare e questo poi si ripercuote sul cliente finale.
Da anni, per di più, si attende un riconoscimento da parte dello Stato della figura del naturopata che, se avvenisse, davvero lo agevolerebbe indiscutibilmente nell’esercizio delle sue funzioni, conferendogli paletti solidi grazie alla stesura di regole ben scritte. Alcuni dei miei colleghi non hanno ancora capito di non essere medici e il loro compito non è quello di curare o fare diagnosi ma, piuttosto, fornire supporto al cliente con le tecniche a loro conoscenza al fine di migliorargli lo stile di vita e permettergli, così, di affrontare i disagi quotidiani con maggiore efficacia.
Altra cosa da fare sarebbe quella di istituire un albo nazionale nel quale, solo i naturopati riconosciuti e con una certa qualificazione, siano legittimati a iscriversi, in maniera tale che il cliente possa essere in grado di sapere se il professionista al quale si sta rivolgendo è veramente formato o, al contrario, si è improvvisato naturopata da un giorno all’altro.

Il termine Naturopatia venne coniato nel 1895 da tal John Scheel: tradotto dall’inglese si legge secondo il sintagma “sentiero della Natura”. Faccio “l’avvocato del diavolo”: cosa potrebbe contestare a questa premessa un accanito oppositore?

Che il sentiero della natura, proprio in virtù delle cose asserite poco sopra, a causa della errata abitudine di talune figure di prestarsi a ruoli che non competono loro, rischia davvero di essere frainteso o, ancor peggio, compromesso irrimediabilmente proprio attraverso quella disciplina che, per coerenza e vocazione, dovrebbe al contrario maggiormente tutelarlo.
Un vero paradosso insomma.
Per questo caldeggio sempre i clienti e lettori ad informarsi correttamente ed esaustivamente in ordine al professionista con il quale si intende interagire.
L’interesse è sempre vicendevole: per il cliente, ottenere sicurezza , assistenza e qualità, per il professionista, perfezionare, riscattare e nobilitare l’immagine di una intera categoria.

Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.
È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere.
Accanito lettore, da sempre rivolge i propri interessi verso diverse discipline tra le quali, in primis, astronomia, astrofisica e astrologia.

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Filosofia, storia, discipline e professione - Nuova edizione riveduta e aggiornata
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lunedì 21 maggio 2018

Cosa accade nel corpo quando si ama?




Cosa accade nel corpo quando si ama?

Psicologia Quantistica
      


Chi ha avuto la gioia di conoscere l’amore, ricorda molto bene il cuore che accelera, il respiro affannoso, le pupille dilatate necessarie per segnalare interesse e attrazione, tutti sintomi scatenati dall’adrenalina... ma cosa accade al corpo quando il sentimento amoroso si stabilizza nel tempo? Scopriamo quali sono gli effetti di un amore duraturo sul nostro cervello

di Carmen Di Muro - 19/05/2018


Diceva Voltaire che “l’amore è di tutte le passioni la più forte perché attacca contemporaneamente la testa, il cuore e il corpo”.

Che cos’è l’amore? E soprattutto cosa accade nel nostro corpo quando si ama? L’amore è vibrazione, un organismo vivente e come tale va continuamente alimentato e nutrito, perché possa svilupparsi in maniera armonica, perché non si arresti e ristagni, dando luogo a veri e propri disturbi sia fisici che psichici. E come ogni organismo ha le sue tappe di sviluppo e le sue epoche, tutte necessarie e gratificanti se ben vissute. Per arrivare a vivere pienamente l’amore, occorre tempo, bisogna attendere che i meccanismi coinvolti si attivino e disattivino in modo equilibrato. Non si può pensare di amare veramente se il sentimento non è abbastanza radicato, se non siamo realmente centrati in questa sottile vibrazione facendoci accompagnare ad ogni passo della nostra vita. Il cammino dell’amore è segnato da tappe ben precise, in cui sono coinvolti sia i sistemi che regolano le emozioni primordiali, sia quelli connessi a funzioni superiori, che una volta attivate possono assisterci e guidarci alla fase successiva del percorso.

I "sintomi" dell'amore

Chi ha avuto la gioia di conoscere l’amore, ricorda molto bene il cuore che accelera, il respiro affannoso, le pupille dilatate necessarie per segnalare interesse e attrazione, tutti sintomi scatenati dall’adrenalina. Come dimenticare il sudore alle mani, la bocca secca per l’emozione provocata dalla noradrenalina e quel senso di benessere che si prova quando si è vicini alla persona che si ama (Fisher, 1998). Un benessere che emerge se l’ipofisi viene sollecitata a produrre endorfine, le molecole responsabili dell’effetto euforizzante dell’amore, che ci fa dimenticare di mangiare, ci toglie il sonno e non ci fa avvertire la fatica. L’amore a volte si manifesta anche attraverso la passione scatenata dall’eccesso di dopamina, che ordina al cervello di desiderare, ordine che si manifesta a livello cosciente sotto forma di comportamenti passionali scatenati da un eccesso di adrenalina, la molecola dell’agitazione prodotta dall’ipofisi, che scatena la bufera, che rischia di compromettere l’equilibrio psicologico, se non interviene la serotonina, il neurotrasmettitore che può contribuire a riequilibrare il tono dell’umore.

L’aspetto interessante di questa tempesta biochimica è che mentre la passione iniziale, coinvolge le aree cerebrali collegate alla gratificazione e agli istinti, i sentimenti sollecitati da un sentire duraturo e stabile attivano le aree del cervello che sono sede delle emozioni. Ciò ci fa comprendere perché i sentimenti connessi all’amore cambiano nel tempo per effetto dei processi neurobiologici.

Quindi, le emozioni sono funzioni biologiche del cervello che comprendono una sensazione fisica, cioè ciò che proviamo a livello corporeo, il cui fine è di segnalare il nostro stato emozionale e una componente psichica, che consiste nella consapevolezza di ciò che stiamo provando. Sono, quindi, questi oscuri persuasori, che ci inviano messaggi subliminali senza che possiamo averne coscienza immediata, che ci fanno comprendere di essere meravigliosamente e perdutamente innamorati.

Conoscere i meccanismi che regolano quelle misteriose entità, rinchiuse nell’impalpabile e profondo segreto del nostro animo, non significa rinunciare alla magia e al mistero di uno dei più importanti sentimenti, ma al contrario, vestirlo di quell’intelligenza capace di condividere emozioni.

Per info e contatti visita: carmendimuro.com


Per approfondire:

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


un estratto dal libro "Anima Quantica" di Carmen Di Muro

Quando l'amore chiama, tu corri e lascialo fluire...

Quando la forza vibrante dell'amore chiama, bisogna alzarsi e mettersi in cammino verso il sentiero principale: quello dell'Anima. Una voce sottile, un sentire velato dal chiacchiericcio dirompente della mente, quella parte preriflessiva nei suoi automatismi che dialoga costantemente, sganciandoci dal senso di realtà, quello che ci rende compartecipi e presenti nel mondo. L'anima, il principio assoluto che pulsa all'interno della parte più minuscola del nostro essere, laddove è contenuta quell'informazione che si sedimenta attraverso l'esperienza che viviamo quotidianamente e che parla il linguaggio degli stati affettivi, di quell'energia che ci muove nel mondo e che scandisce il nostro procedere.

Un cammino verso la luce e i suoi colori, anche quando il cielo appare nero ed uggioso, privo di speranza, di futuro e cambiamento.

È lì che la sua forza propulsiva si fa tenace, come voce che si agita in fondo al petto seguendo i battiti del cuore, che scandiscono a loro volta l'energia del nostro corpo. Un correlato fisiologico che reagisce perpetuamente ai suoi sussulti. È questo che ci tiene in vita e rende l'esistenza un dono prezioso, il regalo più bello che ad ogni essere umano viene concesso in vista della sua missione, di quel talento innato trascritto nel dna che colora la vita di una luce calda ed accogliente, abbagliando quel sentiero personale a cui ognuno è chiamato per manifestarsi pienamente.

La nostra anima anela verso quella vibrazione altissima che è gioia e felicità di essere "Vita".

Gioia nel ritrovarsi nella pienezza e nella consapevolezza delle cose.

Molto spesso cediamo all'incedere degli eventi, riparandoci sotto il manto spesso delle nostre paure e delle ansie giornaliere, incastrati in uno stato di sofferenza continuo. Il vento sottile del nostro spirito urla a gran voce, chiede di fermarsi, ma soprattutto di ascoltarsi. Chiede che gli vengano rivolte delle domande specifiche affinché possa essere colmata quella voragine di senso che ci ha assorbito, rendendoci schiavi delle polveri pesanti della nostra esperienza.

Ci siamo mai fermati per un solo attimo a pensare se la strada percorsa sin oggi sia quella giusta? Se le scelte maturate siano state funzionali al nostro reale benessere?

L'anima è vibrazione di amore purissimo, essa vibra al ritmo della gioia. S'innalza e s'intona su questa frequenza, e intesse nel nostro cuore, il giusto palpito affinché si possa godere pienamente della salute. Essere sani, nella pienezza psico-fisica significa essere in ascolto della voce dell'anima che mostra sempre la direzione giusta da seguire anche quando le prove e le pene della vita si fanno più dure.

È questo il principio assoluto, un flusso di amore che ci collega direttamente alla fonte della vita, organizzandoci in reti di coscienza strutturate che comunicano con il resto del reale, attraverso un campo di "Intelligenza Divina ". Una scintilla potentissima attraverso cui possiamo dar manifestazione concreta alle cose, ma soprattutto alla gioia di poter essere abili artefici del futuro. Questa la miccia, l'anelito vitale che ci spinge e che è in connessione profonda con tutte le parti del nostro essere.

Con la mente, informazione immateriale che ha sede ed origine nel cervello materiale, ed è composta da credenze strutturate sin dalla nascita che il più delle volte ostacolano il nostro pieno sentire. E dal corpo che risponde biologicamente, modificandosi nella sua carne, attraverso l'energia dei pensieri e dei nostri stati d'animo.

Tutto è in connessione, un legame profondo tra dentro e fuori, tra vita, agire e sentire. Uno scambio di vibrazioni tra le nostre tre componenti di base: anima, psiche e corpo, che dialogano costantemente a livello quantico, in uno scambio reciproco e perpetuo di informazioni.

La sfera mentale, però, il più delle volte rimane bloccata in circoli di pensiero viziosi che provengono dal contesto socio-culturale di appartenenza e che sono in antitesi con il sentire del cuore. Quando padroneggia la voce e il controllo della mente, il nostro agire si sgancia completamente dal sentire dell'anima e prendono piede i problemi più disparati. La realtà a cui si dà costruzione non corrisponde ai bisogni profondi, ma diventa specchio soltanto dei condizionanti esterni, generando dentro di noi un senso di insoddisfazione e di infelicità.

A chi non capita di sentirsi così, non comprendendo il perché e il come si sia generato quello stato di profonda inquietudine. Una scheggia sommersa pungente, per cui non riusciamo a gioire pienamente anche quando tutto sembra andar nel verso giusto.

Manca sempre qualcosa, quella fessura che possa far sì che la chiave venga girata nella serratura. Manca la collaborazione tra la sfera mentale e il nostro cuore, la sede dei sentimenti e delle emozioni che a loro volta generano, per risonanza, relativi pensieri pesanti che ci imbrigliano, tanto da bloccarci nella nostra tensione evolutiva costante.

Il corpo diventa emanazione della nostra insoddisfazione, il luogo in cui si esprimono i vissuti della mente e dell'anima. Una discarica a cielo aperto di sentimenti negativi, rifiuti e veleni tossici per l'intero organismo.

Se queste tre forze univoche, si svincolano, accade che ognuna nel proprio, diviene padrona assoluta di se stessa, disturbando la nostra piena espressione di vita. Dalla lesione energetica della sfera profonda che non viene assecondata, si arriva alla lesione organica, frutto delle intense reazioni che avvengono nel nostro microcosmo cellulare, guidate da stati d'animo negativi da cui non riusciamo a depurarci. Essi sono espressione di una felicità apparente, condizionata dagli eventi e dalle persone intorno a noi, ma non dai bisogni e dalle pulsioni della propria anima.

Quando l'anima si slega dalle dinamiche della mente, tra loro non c'è più armonia, l'energia dell'una non si adatta più alle frequenze dell'altra, che venendo forzata si ripercuote ad ampio raggio sul corpo, il quale diviene sede del disagio concreto, ammalandosi o affaticandosi. L'anima è quindi la matrice assoluta che sottende la materia e le sue dinamiche complesse. Solo la giusta armonia tra questa, la mente e il corpo può fare la differenza nei termini di malattia o guarigione.

"Quando l'anima si ammala", diceva Platone, "essa consuma il corpo". Ed è proprio questa la verità fondamentale, per muovere i primi passi, verso la scoperta di una realtà vibrante e sconosciuta. La parte più intima di noi che ci mostra sempre la strada giusta da seguire, quella che pur scontrandosi con il giudizio e la volontà altrui non ci fa sbagliare direzione, ma ci conduce verso quella meta assolata che è l'avere fiducia nella vita stessa. Essa opera assai diversamente dalla mente razionale e non può essere silenziata o messa da parte, perché quando ciò accade l'uomo è costretto a vivere senza il principio della vita stessa, senza il suo senso di sé, sotto il velo del malessere e nella cecità interiore.

Per riconoscere ed assaporare i luoghi dell'anima, dobbiamo, quindi, necessariamente compiere un salto vibrazionale spingendoci nell'impalpabile universo delle leggi dell'invisibile che ci animano e solcano la strada verso la luce vibrante del cuore.

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Carmen Di Muro