giovedì 16 novembre 2017

Campane tibetane e ipersensibilita' 1



Campane tibetane e ipersensibilita' elettromagnetica 1

- prima parte

Scritto da: Francesca Brocchetta | Medicina Non Convenzionale



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica - prima parte

Sono laureata in Studi linguistici e filologici e il mio percorso di studi mi ha insegnato che la filologia non dà frutti se non si è metodici. Ho anche imparato, però, a rinunciare con gioia alle certezze e a lasciarmi andare, grazie alla mia passione per la chitarra e il jazz. Ho capito nel tempo che se univo la musica al metodo e all’ordine, avrei trovato la condizione che mi consente di vivere in armonia, e di comunicare agli altri questa armonia. Il mio avvicinamento allo studio delle malattie ambientali, come operatrice olistica, è stato uno sbocco naturale. Ho sentito l’urgenza di studiare i disturbi provocati dagli elementi inquinanti dell'ambiente in cui viviamo, e le possibili cure attuabili per mezzo della musica, in particolare attraverso l’utilizzo delle campane tibetane, uno strumento che risale a ben 5000 anni fa utilizzate, pare da sempre, per scopi terapeutici.

Studiare gli effetti del massaggio sonoro vibrazionale sulle persone affette da Ipersensibilità Elettromagnetica

L’interessamento scientifico per questi disturbi è stato sollecitato anche da una profonda necessità personale. Ho infatti sperimentato su me stessa gli effetti della profonda ignoranza imperante in Italia sull’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), una patologia che conosco molto bene e purtroppo da vicino da un po’ di tempo.

Con Mauro Pedone – fondatore del Centro Studi la Voce del Carro e autore di numerosi libri, tra cui l’ultimo La danza dell’acqua e le campane tibetane (2017) – ho potuto comprovare una delle attuali pratiche terapeutiche integrate, che dimostra come campane tibetane, medicina cinese e fisica quantistica non siano poi così lontane. Grazie al contributo metodologico della Prof.ssa Laura Corradi (docente presso il Dipartimento di Sociologia dell'Università della Calabria) abbiamo sviluppato una ricerca per studiare gli effetti del massaggio sonoro vibrazionale sulle persone affette da Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), un progetto che è stato valutato dal Prof. Giuseppe Genovesi, endocrinologo-immunologo dell’Università degli Studi la Sapienza di Roma e vero punto di riferimento della comunità scientifica in fatto di ipersensibilità elettromagnetica.

L’EHS, detta anche Elettrosensibilità (ES), è una condizione che può manifestarsi con effetti saltuari o cronici e a volte divenire invalidante, provocata dalla reazione organica ai campi elettromagnetici presenti nella vita di tutti i giorni. Tra i sintomi si contano debolezza, disturbi del sistema nervoso (insonnia, perdita della memoria, di concentrazione e di apprendimento, depressione, mal di testa, nausea e vertigini), muscolari, cardiovascolari, respiratori, dell’apparato scheletrico, della sfera sessuale, del sistema visivo, acustico, olfattivo, nonché problemi gastrointestinali.

I risultati dei trattamenti effettuati sui pazienti affetti da Elettrosensibilità con le campane tibetane, testimoniano un buon miglioramento dei sintomi soggettivi. La ricerca ha dato segnali incoraggianti che, si spera, possano aprire la strada all'utilizzo di medicine non convenzionali nella cura dei disturbi da inquinamento ambientale. «I presupposti dell’efficacia delle campane sono reali» afferma il Prof. Genovesi «poiché le onde elettromagnetiche hanno una funzione importantissima per l’attività biologica. L’interazione tra frequenze può essere costruttiva o distruttiva. L’interazione con le onde elettromagnetiche di un Wi-Fi, ad esempio, sarà sicuramente interferente e inibente mentre quella con le vibrazioni di una campana tibetana può avere degli effetti molto benefici. In questa terapia il suono diventa uno strumento energetico che trova una sua rispondenza e risonanza vibrazionale all’interno della nostra struttura organica, energetica e nervosa.»

Un approccio diverso dalle pratiche di medicina ortodossa perché si basa su una visione olistica dell’essere umano, capaci di cogliere, su base empirica, quel ruolo centrale di governo dell'organismo esercitato dall'intreccio delle "influenze sottili" che sfugge all'occhio analitico dello scienziato classico, ma che può rivelarsi all'indagine guidata dai concetti della moderna fisica quantistica.

Che cos’è l’Ipersensibilità Elettromagnetica

L’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), o Elettrosensibilità (ES), è una reazione organica ai campi elettromagnetici (CEM), ovvero a quei fenomeni generati localmente da qualunque distribuzione di carica elettrica variabile nel tempo, che si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche. Queste onde, dette a radiazioni non ionizzanti, vengono suddivise in due gruppi di frequenze, in base ai differenti meccanismi biologici di interazione con gli organismi viventi e ai rischi per la salute:

esistono campi di bassa frequenza (0-300Hz), generati principalmente dagli elettrodomestici e dalle linee elettriche, che inducono correnti elettriche all’interno del corpo;
e campi ad alta frequenza (300Hz-300Ghz), generati soprattutto dai telefoni cellulari e dai ripetitori radiotelevisivi che cedono energia ai tessuti sotto forma di calore.

Oltre all’effetto termico, immediatamente rilevabile, l’inquinamento da onde ad alta frequenza ha fatto osservare sull'uomo anche i cosiddetti effetti non-termici, che avvengono senza un apprezzabile riscaldamento delle cellule, là dove la materia vivente reagisce non alla potenza del segnale ma al segnale stesso. Su questi effetti nocivi si è espresso nel 2011 anche lo IARC (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro), facente parte dell'OMS, classificando le radiofrequenze come “possibili cancerogene” per l’uomo. Tuttavia, a dispetto della classificazione dell'OMS, la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, ha deciso di promulgare i limiti di esposizione soltanto sulla base degli effetti a breve termine, ovvero termici, ritenendo non esaustive le evidenze degli studi sugli effetti non-termici a lungo termine fino ad ora condotti.

La sensibilità individuale ai CEM può variare anche di molto da un individuo all’altro. Si stima che il 3% della popolazione mondiale possa dimostrare risposte fisiche anche a livelli estremamente bassi di CEM prodotti dall’uomo: questi individui vengono definiti elettrosensibili. L'esposizione alle alte e basse frequenze di CEM può generare in essi effetti cronici, in grado di manifestarsi a seguito di un’esposizione modesta, ma prolungata nel tempo, anche dopo una lunga latenza. I sintomi possono essere suddivisi in: generali, del sistema nervoso, muscolari, cardiovascolari, respiratori, dell’apparato scheletrico, della sfera sessuale e del sistema visivo, acustico, olfattivo o digestivo.

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martedì 14 novembre 2017

Sensibilità Chimica Multipla (MCS)




Sensibilità Chimica Multipla (MCS): conosciamo meglio questa grave patologia ambientale

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Sensibilità Chimica Multipla (MCS): conosciamo meglio questa grave patologia ambientale
Non è facile descrivere la situazione di un ammalato di Sensibilità Chimica Multipla.

Pur essendo una malattia, studiata negli U.S.A. dal Dr. Theron G. Randolph già dal 1948, a conoscenza dell’U.E. la quale a più riprese ha emanato sul tema: Direttive-Comunicazioni-Decisioni-Raccomandazioni-Risoluzioni, essendo in Italia riconosciuta in Basilicata, Abruzzo e Veneto, a tutt’oggi un ammalato di Sensibilità Chimica Multipla si trova a combattere a volte da solo contro la malattia, a volte contro i propri cari e spesso contro buona parte della classe medica.

La patologia è molto dolorosa, debilitante e caratterizzata da un’estrema sensibilità a tutti i composti chimici.

In pratica l’ammalato presenta diversi sintomi se esposto a tali sostanze, anche se in piccolissime quantità, le quali normalmente sono del tutto innocue per la popolazione in generale.

Alcuni dati

-       Colpisce per circa l’85% le donne, dai 18/20 anni in su, anche in età avanzata, questo a causa dell’effetto “accumulo”.

-       È più comunemente conosciuta come M.C.S dall’acronimo delle parole Multiple Chemical Sensitivity.

-       Si sviluppa in seguito ad un’esposizione a sostanze tossiche.

-       È una malattia multisistemica, a oggi purtroppo progressiva e gravemente invalidante.

-       Vi sono molti studi scientifici, di scienziati Italiani e stranieri, pubblicati su riviste mediche.

Quali sostanze provocano la MCS

Le sostanze anche la cui sola inalazione o contatto, possono provocare disturbi talora gravi sono:

detergenti, disinfettanti, creme-balsami e tutta la gamma dei cosmetici, detersivi contenenti coloranti-conservanti-sbiancanti ottici-limonene e oli essenziali, i prodotti plastici (e qui la varietà è infinita), inchiostro, carta stampata, colle e prodotti catramosi, alcuni materiali usati in edilizia, il prodotto della combustione delle auto e dei camini, i farmaci, gli anestetici, la formaldeide (che viene usata in arredamenti di basso prezzo, ma non solo) poi i VOC, i pesticidi, e anche l’acqua, perché in Veneto, la nostra regione, ci sono inquinamenti molto importanti da composti perfluoroalchilici delle falde acquifere, nonché inquinamenti da mercurio nelle falde di alcuni comuni del trevigiano.

Si capisce, già da questo elenco, che il vivere quotidiano per chi ha questa patologia è quasi impossibile.

Credo sia doveroso capire che, anche per coloro che oggi stanno bene, l’inquinamento ambientale è estremamente rischioso.

I sintomi della MCS

La persona affetta da M.C.S. presenta quella che in termine medico si chiama iperosmia, e cioè uno sviluppo della capacità olfattiva centinaia di volte superiore a quello di una persona sana, ed è anche a causa di ciò che la più piccola traccia di composto chimico, avvertito dalla persona ammalata, le arreca disturbi fisici evidenti, poiché questi composti chimici arrivano direttamente al cervello e avvelenano, letteralmente avvelenano queste persone.

La patologia inizia dapprima con fastidio alla gola, difficoltà di respiro o “fame d’aria” (qui le prime diagnosi errate che riferiscono di problemi respiratori, quale l’asma) poi con gonfiore della lingua, colpisce gli occhi, le prime vie aeree, sono in seguito interessati: il tubo digerente, bronchi, polmoni, reni, fegato arrivando a causaremolti e seri problemi digestivi, neurologici, muscolari, sensoriali, che vanno a interessare il Sistema Nervoso Centrale, oltre a intolleranze alimentari.

In molti casi la persona ammalata sviluppa anche la Fibromialgia ed Elettrosensibilità.

Anche la vita lavorativa di queste persone ne risente, perché sono comunque costrette, tranne rarissimi casi, ad abbandonare il luogo di lavoro, i colleghi, il loro posto nella società.

Si dice che la malattia è di difficile diagnosi perché le ammalate hanno sintomi e disturbi non sempre equiparabili e distinguibili tra loro, ma non è così, perché disturbi e sintomi, seppur variando in intensità da persona a persona, sono comunque gli stessi.

Cure e riconoscimento della malattia
Le sole cure, terapie o stile di vita che si vogliano chiamare, da seguire per avere un minimo di beneficio al momento sono:

l’evitamento,
l’alimentazione esente da prodotti chimici,
l’aiuto con integratori non di sintesi.

A oggi la Sensibilità Chimica Multipla è riconosciuta solo in tre regioni italiane, mentre in Europa è riconosciuta da Austria, Germania, Spagna, Danimarca e Finlandia. Anche il Giappone, come paese extra U.E. ha riconosciuto la patologia e come gli altri paesi l’ha inserita nei loro ICD (International Classification Disease), seppur non assegnandole un codice specifico. Di conseguenza anche il fatto che l’M.C.S. non abbia un codice nosologico specifico, e che non sia riconosciuta dall’O.M.S. non significa assolutamente nulla, perché questi paesi hanno accorpato la patologia nei loro I.C.D. inserendola con altre malattie aventi caratteristiche simili quali allergie non altrimenti specificate, avvelenamenti, intossicazione.

Come Comitato abbiamo interessato e coinvolto i Consiglieri Comunali e i Sindaci del Veneto e dell’Emilia Romagna perché prendano coscienza del problema. Abbiamo diverse decine di medici, di varie branche della medicina che collaborano con noi. Fortunatamente la Regione Veneto, con Delibera Regionale, ha individuato il centro di riferimento Regionale per la terapia e cura dell’MCS, presso l’Ospedale di Padova, dove si stanno approntando stanze bonificate e dove i medici visitano anche il sabato e la domenica le pazienti più gravi.
Questi sono i giorni di minor afflusso veicolare e pedonale all’interno di una struttura molto complessa, che conta migliaia di dipendenti.

Grazie dell’attenzione resto a disposizione qualora abbiate piacere di ulteriori informazioni.

Claudio Fiori

Mob. 3498332276
Skype Claudio Fiori Treviso
FB Comitato Veneto Sensibilità Chimica

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mercoledì 8 novembre 2017

Campo elettromagnetico cuore influenza cellule




Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Gran parte delle tradizioni culturali di tutto il mondo ha sempre considerato il cuore la sede dell’anima, fonte di coraggio e saggezza, fino a quando l’avvento delle moderne neuroscienze, attraverso dispositivi di neuroimaging sempre più sofisticati, ha fatto sì che si rinunciasse a questa importante consapevolezza, inchiodando il nostro mondo interiore al cervello e al suo ruolo autoritario di autore del comportamento, delle emozioni e dei pensieri. Ma il cervello pur svolgendo l’insostituibile compito di dirigere il funzionamento del corpo umano, elaborando tutte le informazioni provenienti dalle cellule e dall’ambiente esterno, è sì il coordinatore, ma non è il solo, non è l’unico. C’è molto, ma molto di più. È il cuore a comandare, è il cuore a determinare il primo input dal quale muoverci. Il cuore ha memoria di tutto ciò che accade: in esso si sedimentano le tracce più profonde della nostra esperienza di vita. In esso è contenuta luce ed informazione pura, di ampiezza e frequenza elevatissima che si accorda in virtù del suo moto costante con lo stesso tipo di energia presente all’esterno.

E questo a dircelo è la scienza stessa con le ricerche portate avanti dal team specialistico dell’Institute of HeartMath in California che da tempo esplorano scientificamente i meccanismi fisiologici con cui il cuore comunica con il cervello, dimostrando che il cuore è molto di più di quello che crediamo, ovvero un centro complesso, auto-organizzato, di elaborazione dati, con una propria mente che scandisce i cambiamenti della frequenza cardiaca (HRV), della pressione sanguinea e dell'informazione chimica/ormonale in base alla sperimentazione di differenti emozioni. Dal 1991, infatti, quando Doc Childre fondò il no-profit HeartMath Institute - Istituto di Matematica del Cuore - team di importanti scienziati da tutto il mondo ricercano e sviluppano strumenti e metodologie scientifiche per aiutare le persone a stimolare il collegamento tra mente e cuore, fino ad arrivare una connessione armonica con il cuore degli altri. Ciò consente di ridurre notevolmente lo stress e di sbloccare la “guida intuitiva interiore” per fare scelte migliori, attraverso l’autoregolazione del flusso emotivo. La parola “Heart” significa cuore ma non riguarda solo il cuore come organo fisico, ma le qualità che vengono associate ad esso come amore, compassione, coraggio e apprezzamento. La parola “Math” invece si riferisce alle equazioni fisiologiche e psicologiche per accedere e sviluppare l’incredibile potenziale del muscolo cardiaco.

Infatti l'HMI è un centro riconosciuto a livello mondiale specializzato in fisiologia emozionale, studio della resilienza e gestione dello stress, che svolge avveniristiche attività di ricerca in psicofisiologia, neurocardiologia e biofisica.

Questi studi hanno permesso di validare scientificamente moltissimi meccanismi sottili che avvengono dentro e fuori di noi, dimostrando la forte relazione esistente fra lo stato emotivo e lo spettro di frequenza dei segnali elettrici provenienti dal cuore e vedendo come i sentimenti di amore, affetto e compassione o di frustrazione e rabbia, influenzano i segnali energetici prodotti. Questi segnali vengono condotti a ogni singola cellula somatica e irradiati nello spazio che circonda il corpo. Tale flusso di energia che ci pervade e il campo energetico che esso genera, s’irradia intorno a noi entrando in risonanza e scambio reciproco con il campo del cuore degli altri. Ed una volta che la frequenza prodotta inizia il suo moto essa si propaga ad ampio raggio investendo tutto ciò a cui è rivolta.

L’impegno dell’HMI è la prova che l’umanità può sviluppare quell’apertura profonda del cuore per generare un campo di coscienza vibrazionale più ampliato. Aprire il cuore nella concretezza significa dare spazio alla voce della propria anima, a quel richiamo di base che permette di muoverci con sensibilità e profonda coscienza nei confronti di tutto ciò che abbiamo modo di sperimentare nella nostra vita, affinché tutta la realtà che ci circonda possa essere influenzata e modellata in meglio.

Per approfondire il tema leggi Anima Quantica. Nuovi orizzonti della Psiche e della Guarigione.

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

martedì 7 novembre 2017

L'effetto Sagnac nega la relativita' di Einstein?




L'effetto Sagnac nega la relativita' di Einstein? Cosa sarà mai?

di Antonella Ravizza

Scienza e Fisica Quantistica


L’effetto Sagnac nega la relatività di Einstein? Cosa sarà mai?

L’effetto Sagnac è un fenomeno molto particolare scoperto circa un secolo fa, precisamente nel 1913 dal fisico francese Georges Sagnac, eppure ancora ai giorni nostri è al centro di un acceso dibattito.

Che cos'è l'effetto Sagnac e come si manifesta

Consideriamo un osservatore fermo in una posizione sulla terra. Se il nostro osservatore potesse inviare due segnali luminosi intorno alla terra stessa, facendo compiere ai due raggi un giro completo lungo un parallelo di riferimento, muovendosi in due direzioni opposte, uno verso est e uno verso ovest, per l’effetto Sagnac l’osservatore vedrebbe ritornare i segnali nella sua posizione in due momenti diversi. È un’asimmetria della velocità della luce, incontrata quando i segnali luminosi percorrono la circonferenza di un disco in rotazione in verso contrario. Una probabile spiegazione sarebbe che i segnali si siano mossi a velocità diverse, percorrendo lo stesso spazio in tempi differenti.

Si manifesta in un apparato chiamato interferometro ad anello. Dividendo un singolo raggio di luce in due raggi identici ed indirizzandoli sulle due traiettorie opposte lungo l’anello, attraverso l’utilizzo di alcuni specchi o di fibre ottiche per guidare la luce, è possibile far muovere un segnale in senso concorde o discorde al verso di rotazione dell’anello e si nota che i due raggi ritornano sfasati l’uno rispetto all’altro. Ad un ritardo temporale corrisponde un ritardo di fase rilevato da un interferometro montato sulla piattaforma; il ritardo mette in evidenza i caratteri contradditori dell’effetto, perché il fenomeno sembrerebbe discordarsi dalla relatività ristretta. Per spiegare quello che appare è necessario ridefinire il tempo sulla piattaforma per salvaguardare la costanza della velocità della luce su di essa.

L'etere esiste?

In realtà l’effetto Sagnac non si manifesta solo quando in un fenomeno stiamo parlando di rotazione, ma è molto più generale. Esistono due dispositivi che sfruttano l’effetto Sagnac: il girolaser (utilizzato dagli aerei per determinare eventuali spostamenti dell’assetto della navigazione) e il GPS (utilizzato per la localizzazione topografica). Stranamente i teorici si occuparono molto poco di questo effetto, come se non ponesse grandi problemi concettuali; per esempio Einstein non ne volle mai parlare.  Il fisico Langevin nel 1921 ne parlò dicendo: “Mostrerò come la teoria della relatività generale spieghi in modo quantitativo i risultati dell'esperimento di Sagnac”, e in effetti mostrò che un’applicazione della meccanica galileiana spiega le affermazioni di Sagnac. Sagnac interpretò lo spostamento delle frange a seguito della rotazione della piattaforma come una diretta manifestazione dell’etere luminifero e concluse che la piattaforma fosse soggetta ad un “vento d’etere”, diretto sempre in verso opposto a quello di rotazione, che ritarda i segnali inviati nello stesso verso di rotazione, e che anticipa i segnali inviati in verso opposto. Dai calcoli svolti ci rendiamo conto che nel sistema accelerato la luce sembra non propagarsi a velocità costante, ma a velocità diverse a seconda che si propaghi nello stesso verso o in senso opposto a quello di rotazione della piattaforma, infatti percorre distanze uguali in tempi diversi.

Questo sembrerebbe contraddire anche il secondo postulato della relatività ristretta. Se considerassimo la velocità della luce “di andata e ritorno”, allora troveremmo che in effetti la velocità della luce è costante in tutti i sistemi di riferimento inerziali (come affermato nel principio di relativita di Einstein). In particolare, l’esperimento di Sagnac produce quest’effetto perchè consideriamo raggi che si propagano lungo un percorso senza tornare indietro; in caso contrario i due ritardi accumulati si eliminerebbero a vicenda. Secondo Sagnac un’ipotesi plausibile potrebbe essere che l’etere effettivamente esista, anche se con il termine etere non intendiamo lo storico etere luminifero, ipotetico mezzo che permea tutto lo spazio in maniera omogenea ed isotropa, e che costituisce il supporto meccanico alla propagazione delle onde elettromagnetiche, ma intendiamo, per estensione, la geometria stessa dello spazio.


Un’altra doverosa osservazione è che cambiando il sistema di riferimento, prendendo cioè un sistema di riferimento inerziale esterno al sistema rotante, i due raggi di luce si muovono alla stessa velocità e nello stesso tempo, quindi non ci sono stranezze di comportamento. Si nota come il cambiamento del sistema di riferimento può portare a risultati diversi. Effettivamente sono necessari altri studi sul fenomeno: tuttora sono pubblicati articoli di ricerca scientifica sull’argomento.

venerdì 3 novembre 2017

Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson




Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson

Scritto da: Kathryn Alexander

Cancro: le cure alternative



Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson

Tratto dal libro Il medoto Gerson

La filosofia incarnata dall’opera del dottor Gerson nel quadro dei successi e delle pratiche della medicina del suo tempo ci offre un punto d’appoggio per proseguire il suo cammino. È edificante vedere come la tecnologia moderna sia in grado di appoggiare e corroborare gran parte dei suoi studi. La filosofia alla base del suo approccio si appoggiava su quattro elementi.

• Ristabilire il metabolismo ossidativo. Il passo fondamentale consisteva nel riportare il potassio (K+) all’interno delle cellule, a scapito della presenza di sodio (Na+) in esse. Gerson riconobbe che era il potassio a giocare il ruolo cruciale nella gestione dell’ossidazione, della produzione di energia (ATP) e di conseguenza nel metabolismo di tutta la cellula. Lo stato del potassio influenza ogni singola cellula di ogni sistema dell’organismo, sistema immunitario compreso. Dato che ristabilire il metabolismo era uno dei passi principali verso la guarigione, questo aspetto divenne uno dei principali obiettivi della terapia.

• Avviare e sostenere l’infiammazione terapeutica. Il meccanismo assicurava la digestione parenterale del tessuto neoplastico. Si tratta di un importantissimo fattore per valutare i progressi ottenuti che, una volta avviato, indica la crescita della resistenza dell’organismo e il calo della resistenza (del tumore).

• Attivare il fegato per eliminare il tessuto neoplastico e le tossine in circolo. Di importanza cruciale era la capacit. del fegato di disintossicare l’organismo. Il dottor Gerson stabil. che, se la velocità con cui le cellule espellono le tossine supera quella con cui il fegato riesce a eliminarle dall’organismo, allora il paziente può andare incontro a un peggioramento delle sue condizioni e di quelle del fegato. Diventa allora un punto fondamentale della terapia riuscire a valutare la capacità del fegato di smaltire le tossine, in modo da assicurarsi un’eliminazione senza rischi e alla velocit. richiesta dalla malattia cronica.

• Rigenerare i tessuti (struttura e funzione). Gerson constatò che, per completare la cura, era essenziale dedicare un periodo alla rigenerazione dei tessuti. Aveva osservato infatti che anche quando l’organismo si è liberato di tutte le masse tumorali e il paziente si sente “pulito”, senza un adeguato periodo dedicato alla rigenerazione i rischi di recidiva sono molto alti.

Scopri il libro di Kathryn Alexander sul Metodo Gerson

Il Metodo Gerson: la Nutrizione per Guarire - Libro
Manuale per la cura del paziente con protocolli terapeutici
Kathryn Alexander


giovedì 2 novembre 2017

Si possono davvero sentire i pensieri degli altri?




Si possono davvero sentire i pensieri degli altri?

Trasmettere il pensiero: lo spiega la fisica quantistica

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Si possono davvero sentire i pensieri degli altri? Trasmettere il pensiero: lo spiega la fisica quantistica

Gentile dottoressa Di Muro, da tempo attendevo una rubrica che chiarisse alcune mie curiosità circa la natura energetica delle cose e che non si occupasse esclusivamente di spiegare i vari malesseri psicologici. Finalmente sono nel luogo giusto e questa sezione di psicologia quantistica mi rende davvero felice. A questo scopo le chiedo: si possono davvero sentire i pensieri degli altri? Possiamo cogliere il mondo attraverso i soli apparati sensoriali o in noi c’è un potere molto più grande di cui siamo completamente ignari?
Aspettando una sua risposta, la ringrazio di cuore.
A.N.

Gent.ma A.,

molto spesso crediamo che le dinamiche insite nel pensiero umano possano essere spiegate esclusivamente dalle varie discipline specialistiche che si dedicano all’analisi e alla conoscenza dei suoi processi e delle sue attività specifiche. Ma seppure le attuali scienze cognitive hanno fatto passi da gigante, ancora molto buio regna in merito all’enorme potenziale, trasformativo ed agente, racchiuso all’interno di ogni individualità. Il più delle volte, non siamo consapevoli degli scambi energetici che avvengono tra noi e il mondo esterno. La nostra attenzione rivolta alla concretezza delle cose rischia, infatti, di farci perdere di vista l’esistenza di altre informazioni. Eppure tutto è contenuto in noi e noi non siamo separati dal mondo fisico che ci circonda, ma siamo inseriti in un’unità spazio-temporale, in un campo energetico organizzato che “inventa” la materia. Nella profondità delle nostra carne noi siamo “quanti di energia” che in un movimento armonioso si legano con le frequenze informate presenti nel campo gravitazionale di cui siamo parte.

I nostri apparati sensoriali sono specializzati nella captazione di determinate frequenze esterne e trasformano in impulsi neurali le sole frequenze vibratorie che riescono a cogliere. Ecco perché molto ancora ci sfugge. Ma ciò che non vediamo non è detto che non esista. Non a caso molte manifestazioni della coscienza ancora inspiegabili vengono etichettate come “fenomeni PSI” e relegate nell’ambito di quelle discipline che non trovano dimostrazione a livello empirico.

Infatti oggigiorno lo studio del pensiero procede sulla base di dati oggettivi e misurabili. La maggior parte degli studiosi conviene sulla considerazione che i nostri processi intellettivi siano da attribuire all’attivazione di ampie aree neurali e di unità di elaborazione specializzate del nostro cervello e che il pensiero sia definibile semplicemente come un’estensione della percezione e della memoria. Tuttavia questa definizione, seppure accettata e condivisa dalla comunità scientifica, non rende merito al pensiero e alla sua complessità, ma soprattutto appare difettiva nella spiegazione di quei fenomeni che ognuno di noi sperimenta nel corso della propria esperienza quotidiana.

Quante volte ci capita di pensare ad una persona e dopo un pò vederla comparire dinanzi ai nostri occhi?
Pensare ad un amico e ricevere una sua telefonata?
Pensare ad un evento o una situazione e vederla realizzata concretamente?
Quante volte ci capitano queste assurde e sconosciute dinamiche?

La trasmissione del pensiero, ciò che la Parapsicologia annovera sotto il nome di Telepatia è parte di ogni essere umano, è parte e fondamento della nostra sensibilità e del potere immenso che risiede nella nostra unicità. Pensiamo per esempio a due gocce di pioggia: esse, essendo composte dallo stesso elemento ovvero l’acqua, si legheranno immediatamente dando vita alla formazione di una goccia più grande. Ciò non capita, quando, al contrario, troviamo due elementi che differiscono per composizione, come una goccia di olio ed una di acqua. Essi non si legheranno immediatamente, in quanto la propria composizione negherà il legame o lo permetterà in modo del tutto diverso.

Stessa dinamica vale per i pensieri. Quando posseggono in sé la stessa intensità vibratoria si legheranno immediatamente, al contrario quando questi avranno vibrazioni differenti, l’accordo invece diventerà difficoltoso. Nel momento in cui noi siamo centrati su pensieri che sono polarizzati sul versante positivo o negativo entreremo in risonanza con persone che producono in misura uguale alla nostra, pensieri della stessa qualità ed intensità vibrazionale. Ci accorderemo ad altre volontà pensanti, a prescindere dal luogo, poiché il nostro pensiero in movimento si propaga velocemente nell’intero campo vibrazionale andando a sintonizzarsi con onde della stessa polarità. Stesso vale per le situazioni e gli eventi che ci accadono. Tra le infinite possibilità insite nel Campo Unificato che tutto informa, quella che risulterà in maggiore risonanza con noi, collasserà nel materico, assumendo con il tempo manifestazione concreta.

Il fenomeno della telepatia, della cosiddetta trasmissione del pensiero, è un processo naturale, perché nel momento in cui la nostra energia profonda è centrata su una vibrazione piuttosto che su un'altra, richiamerà a sé vibrazioni simili che entreranno subito in risonanza con quest’ultima. Ed ecco che a livello manifesto penseremo a una persona e questa ci chiamerà, la incontreremo per caso dopo averla pensata o vivremo situazioni che avevamo già sperimentato a livello ideatorio ed immaginativo.

Approfondisci questi temi nel libro Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia.

Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro


lunedì 30 ottobre 2017

Le prove sperimentali del Big Bang




Le prove sperimentali del Big Bang

Scritto da: Michio Kaku

Scienza e Fisica Quantistica



Le prove sperimentali del Big Beng

Tratto dal libro Iperspazio

Ogni anno troviamo ulteriori prove scientifiche che ci dimostrano come il Big Bang  abbia avuto luogo circa 15-20 miliardi di anni fa. Esaminiamo alcuni di questi dati.

Per prima cosa, il fatto stesso che le stelle si stiano allontanando da noi a una velocità fantastica è stato verificato più volte misurando la distorsione della loro luce. Si tratta del cosiddetto red shift : la luce di una stella che si allontana dal nostro sistema solare è caratterizzata da uno spostamento verso le lunghezze d’onda superiori, ovvero verso la parte terminale rossa dello spettro, proprio come accade con il fischio del treno, che ha un suono più alto del normale se il treno si sta avvicinando, e più basso se si sta allontanando. Tale fenomeno prende il nome di “effetto Doppler”. Abbiamo inoltre la “legge di Hubble”, secondo la quale più una stella o una galassia è lontana da noi, più rapidamente si sta allontanando. Tale dato venne annunciato per la prima volta nel 1929 dall’astronomo Edwin Hubble, ed è stato ampiamente verificato durante gli ultimi cinquant’anni. Nelle galassie più distanti non è mai stato registrato alcuno spostamento verso il blu (blue shift ), e ciò significa che l’universo non sta collassando.

Secondariamente, sappiamo che l’esatta distribuzione degli elementi chimici all’interno della nostra galassia concorda quasi perfettamente con la stima della produzione di elementi pesanti sia nel Big Bang sia nelle stelle. Nel Big Bang  originale, a causa dell’enorme calore, i nuclei d’idrogeno elementare urtarono violentemente gli uni contro gli altri ad una velocità tale da provocarne la fusione, formando un nuovo elemento: l’elio. La teoria del Big Bang  sostiene che l’elio e l’idrogeno dovrebbero essere presenti nell’universo in una proporzione del 25% d’elio e del 75% dell’idrogeno. Ciò concorda con i risultati ottenuti in seguito a ricerche volte a determinare la quantità d’elio presente nell’universo.

Terzo, i più vecchi oggetti dell’universo possono essere fatti risalire a 10-15 miliardi di anni fa, e ciò tenderebbe a suffragare il calcolo citato all’inizio del paragrafo. Non ci sono prove dell’esistenza di oggetti più vecchi dello stesso Big Bang . Giacché il materiale radioattivo decade (per esempio, attraverso le interazioni deboli) con un ritmo conosciuto e definito, possiamo determinare l’età di un qualsiasi oggetto calcolando l’abbondanza relativa di un certo materiale radioattivo. Per esempio, la metà di una sostanza radioattiva chiamata carbonio-14 decade ogni 5.730 anni, e ciò ci permette di determinare l’età di certi manufatti archeologici contenenti l’elemento carbonio.
Altri elementi radioattivi (come l’uranio-238, con un tempo di dimezzamento di più di 4 miliardi di anni) ci permettonodi determinare l’età delle rocce lunari (recuperate durante la missione Apollo). Le rocce e le meteore più vecchie mai trovate sulla Terra possono essere fatte risalire a 4-5 miliardi di anni, ovvero la presunta data di nascita del sistema solare. Calcolando la massa di certe stelle, la cui evoluzione è nota, possiamo dimostrare che le più antiche stelle della nostra galassia hanno al massimo 10 miliardi di anni.

Quarto e ultimo punto, di certo il più rilevante, il Big Bang produsse un’eco cosmica, il cui riverbero si propagò in tutto l’universo, e i cui effetti avrebbero ben dovuto essere misurabili anche a livello del nostro pianeta. In effetti, Arno Penzias e Robert Wilson, della Bell Telephone Laboratories, nel 1978 si meritarono il premio Nobel per essere riusciti a individuare quell’eco, che ha la forma di una microonda, irradiata uniformemente in tutto l’universo conosciuto. Il fatto stesso che l’eco del Big Bang  dovesse circolare per l’universo miliardi di anni dopo quell’evento era stato previsto da George Gamow e dai suoi studenti Ralph Alpher e Robert Herman, ma nessuno li aveva presi sul serio. In effetti, allorché, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, proposero di tentare una misurazione di quel “rumore” proveniente dall’istante della creazione, sembrò proprio si trattasse di una gran stupidaggine.


Esistono gli universi paralleli?

Possiamo raggiungere queste nuove dimensioni?

La scienza ufficiale per molto tempo non si è occupata di queste ipotesi; oggi invece, nuove teorie come quella dell'Iperspazio, sono il fulcro dell’attività scientifica e sostengono che dimensioni inesplorate potrebbero essere incredibilmente vicine. Capaci di circondare completamente la nostra realtà e di attraversare lo spazio in cui ci muoviamo, esse sarebbero tuttavia al di fuori della portata dei nostri sensi.

Se davvero dovessero esserci altre dimensioni parallele a quella che abitiamo, non è affatto improbabile che esistano anche punti di contatto, passaggi tra una dimensione e l’altra.

Con questo libro, Michio Kaku si rivolge a quei lettori che vogliono comprendere meglio l'universo, portandoli a conoscenza delle moderne ricerche scientifiche al riguardo.

In questo modo viene finalmente resa disponibile anche al grande pubblico la teoria dell’Iperspazio, presentata dall'autore con rigore scientifico ma con un linguaggio comprensibile. Essa potrebbe rappresentare ciò che Einstein inseguì invano: una teoria capace di spiegare e includere tutte le leggi della natura, dalla più piccola particella atomica alla più vasta galassia.

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Iperspazio - Hyperspace
Un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli, le distorsioni del tempo e la decima dimensione.
Michio Kaku

Michio Kaku (San José, 24 gennaio 1947) è un fisico statunitense, figlio di immigrati giapponesi.

Noto per la sua intensa attività di divulgatore, Michio Kaku è un fisico teorico impegnato da anni nello studio della teoria delle stringhe, di cui è stato il primo a dare una formulazione in termini di teoria di campo. In particolare con il collega Keiji Kikkawa si è dedicato allo studio delle interazioni delle stringhe di tipo I, catalogandole e stabilendo che per le stringhe aperte sussistevano cinque interazioni possibili, mentre per quelle chiuse una era sufficiente.